Diesel alle stelle, l’ultimatum di Trump: cosa cambia per le famiglie

Washington ha chiesto all'Unione europea 120 milioni di barili di gasolio entro sei mesi, minacciando in alternativa il blocco delle esportazioni americane. Donald Trump ha lasciato la porta aperta il 1° ottobre con tre parole: «Ci sto pensando». Sembra una partita diplomatica, ma il diesel è il carburante che muove oltre il 75% delle merci su gomma in Europa e il suo prezzo finisce nel costo di quasi tutto ciò che compriamo.

Il gasolio muove i camion, poi arriva sullo scontrino

Il diesel non alimenta solo le auto private: fa girare i tir della logistica, i trattori in campagna, i pescherecci e i treni merci. Per questo un suo rincaro si trasferisce sui costi di produzione e sui prezzi al consumo di cibo ed energia.

I numeri dicono già quanto pesa. La settimana scorsa il prezzo medio del diesel nell'UE ha toccato il record di 2,23 euro al litro, con punte di 2,40 euro in Francia. In Italia il gasolio è rincarato di oltre il 40% nell'ultimo anno e i future sul diesel europeo viaggiano al +110% rispetto a un anno fa. Negli Stati Uniti il gasolio ha raggiunto 6,5276 dollari al gallone.

Se Trump blocca l'export, quanto arriverebbe alla pompa

Un report di Goldman Sachs del 26 settembre stima che un divieto americano ridurrebbe i prezzi negli USA di 25 centesimi al gallone a settimana (circa il 4%), ma aumenterebbe i prezzi all'ingrosso in Europa di 3 dollari al barile, pari a circa il 2%: un rilascio delle riserve strategiche europee potrebbe compensare solo in parte.

Il punto è la dipendenza costruita in pochi anni. Dopo il bando ai prodotti raffinati russi, gli Stati Uniti coprono oggi il 32% delle importazioni di diesel dell'UE e il 57% nell'Europa nord-occidentale. La Francia importa dagli USA il 36% del proprio gasolio, il Regno Unito il 26%, la Spagna il 19%, mentre l'Italia si ferma a circa il 4%. Le testate riportano quote diverse — 21% nel 2025, 45% tra aprile e maggio, oltre il 50% ad agosto — perché misurano basi differenti, importazioni lorde o barili al giorno. Reuters ha rivelato l'ultimatum: se Parigi e Berlino non attingono alle scorte, gli USA valuteranno lo stop.

Trump minaccia blocco export diesel verso Europa
Guardia di sicurezza in pattugliamento presso una stazione di distribuzione carburanti. Foto di Deane Bayas su Pexels

Le riserve UE: i 120 milioni di barili valgono oltre il 40% delle scorte

A maggio 2025 l'Unione deteneva circa 39 milioni di tonnellate di gasolio in riserva d'emergenza. I 120 milioni di barili richiesti da Washington — 660.000 barili al giorno per sei mesi — equivalgono a oltre il 40% di quel totale. Francia (8,2 milioni di tonnellate) e Germania (5,6) insieme custodiscono il 35% delle scorte UE di diesel: sono loro i veri bersagli della pressione americana.

L'Italia è meno esposta: meno del 9% delle nostre riserve è gasolio, il resto è greggio da raffinare. Il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha riferito che il segretario all'Energia Chris Wright gli ha detto che «Voi in Europa ed essenzialmente Italia, Germania e Francia dovreste fare un po' lo stesso gioco».

Cosa può controllare il lavoratore, da subito

Tre cose concrete, tutte verificabili:

  • I tetti di prezzo dei marchi: come abbiamo riportato, Eni, IP, Q8 e Tamoil hanno introdotto price cap temporanei su benzina e gasolio, utili nei giorni di volatilità.
  • La riunione dell'Agenzia internazionale dell'energia, che valuta un rilascio coordinato: da lì passa la decisione europea.
  • La videoconferenza del G7 convocata da Macron e la riunione tra Commissione, Germania, Francia, Italia, Regno Unito e Irlanda, chiusa il 1° ottobre senza decisioni.

La Commissione europea sostiene che al momento non c'è carenza di diesel nell'UE, e il commissario Jørgensen ha raccomandato ai 27 Stati membri di ridurre i consumi di gas ed elettricità.

Il conto che nessuno ha ancora fatto

Il flusso aggiuntivo chiesto da Washington — 660.000 barili al giorno — equivale a circa 3,7 volte i 180.000 barili al giorno che secondo Kpler gli USA forniscono oggi all'UE. Significa che Bruxelles dovrebbe mettere sul mercato una quantità di gasolio quasi quadrupla rispetto a quella che riceve: le scorte bastano, ma svuotarle oggi lascerebbe il continente scoperto se l'inverno o la guerra in Medio Oriente si allungassero. E l'Italia, pur importando poco diesel americano, paga il prezzo all'ingrosso fissato sul mercato europeo: il vantaggio è logistico, non sul portafoglio.

Per chi guida, fa la spesa o lavora nel trasporto, la variabile da monitorare non è il tweet di Trump ma il calendario delle scorte: ogni barile tirato fuori adesso è un barile che mancherà tra due mesi, quando la domanda invernale si sommerà ai consumi industriali.

Fonti

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