Minusvalenze: Cosa Sono, Significato, Come Recuperarle

L’obiettivo di ogni investitore è ovviamente quello di generare profitto, il capital gain che deriva dalla plusvalenza. Ma cosa succede quando si vende in perdita, ovvero a un valore inferiore al prezzo d’acquisto? Si ha una minusvalenza, che può essere ricuperata sotto forma di credito fiscale. Vediamo quindi di cosa si tratta, come e quando recuperarla e come il fisco italiano affronta l’argomento.

Cosa Sono le Minusvalenze: Definizione e Significato

Con minusvalenza si intende la perdita generata dalla vendita di un prodotto finanziario che si era acquistato a un valore maggiore. Gli investimenti che possono generare minusvalenze sono: azioni, obbligazioni, derivati, futures ecc. Ciò che viene perso, si recupera eventualmente con altre plusvalenze che vanno a compensare e finanche azzerare la plusvalenza, per mezzo di un credito fiscale, nei quattro anni successivi: se entro questo tempo non vengono riscattate, le minusvalenze che scadono andranno perse.

Il Meccanismo di Compensazione

Ma come funziona il meccanismo di compensazione? Innanzitutto dobbiamo considerare il regime fiscale che decidiamo di adottare. Quando decidiamo di investire con degli intermediari, le banche o le SIM (Società di Intermediazione), questi si assumono l’onere di diventare sostituti di imposta, aprendo un dossier titoli, in un regime che si definisce amministrato. In questo modo, non ci sarà bisogno di inserire nella dichiarazione dei redditi i guadagni o le perdite derivanti da tutte le operazioni compiute nell’anno fiscale, perché sarà il broker a trattenere le imposte dovute e a versarle alla fonte. 

Il discorso cambia se si fa trading autonomamente, per esempio online o con le criptovalute. In questo caso, non essendoci un sostituto di imposta che si occupa della nostra gestione titoli, sarà necessario compilare la dichiarazione dei redditi inserendo plusvalenze, minusvalenze e le informazioni relative ai prodotti finanziari che si possiedono. Il regime fiscale adottato in questo caso si definisce dichiarativo, di conseguenza le imposte verranno applicate successivamente alla presentazione della dichiarazione dei redditi, diversamente dal regime amministrato che preleva il dovuto non appena l’investimento viene effettuato. 

In caso di regime amministrato, avremo la possibilità di recuperare le minusvalenze all’interno di un unico conto compensando perdite e guadagni, mentre col dichiarativo potremo sommarli da più conti. Va da sé che se abbiamo più posizioni aperte in regime amministrato, ognuna di esse vedrà questo meccanismo compiersi per ognuna di esse. 

Tassazione: un Esempio Pratico

La tassazione del capital gain, ovvero delle plusvalenze è al 26% per tutti gli investimenti tranne che per i titoli di Stato e gli organismi sovranazionali che sono al 12,5%. Se vogliamo fare un esempio pratico di come si compensano plus e minusvalenze, supponiamo che per un acquisto di titoli io spenda 1000 euro e li rivenda a 800: ho perso 200 euro. In un altro investimento invece spendo 3000 euro per l’acquisto e dalla vendita ne ricavo 3500: il mio guadagno è di 500 euro. Quindi le tasse le pagherò su 500-200=300 euro, su cui verrà applicata la percentuale dovuta. Questa è la compensazione immediata che ottengo sotto regime amministrato e posticipata sotto regime dichiarativo. 

Minusvalenze
Minusvalenze: Cosa Sono, Significato, Come Recuperarle

Gli Strumenti Finanziari per Recuperare le Minusvalenze

Le minusvalenze possono essere recuperate soltanto da prodotti finanziari che generino un reddito diverso di natura finanziaria, ovvero il profitto che si ottiene da una compravendita, quando riusciamo a vendere a un prezzo maggiore di quanto l’abbiamo comprato. Stiamo quindi parlando di titoli azionari, derivati, futures. Diverso è il discorso per gli ETF e i fondi di investimento, perché questi sono considerati redditi da capitale, in quanto generano interessi e dividendi. Se accade che una minusvalenza venga generata da un ETF per esempio, per poterla recuperare i guadagni dovranno necessariamente derivare da titoli azionari o obbligazionari.

Come Recuperare le Minusvalenze da Titoli e Fondi in Scadenza

Abbiamo detto che le minusvalenze possono essere recuperate in quattro anni. Quando generiamo delle plusvalenze, in un regime amministrato queste vengono immediatamente tassate. Quando invece siamo in perdita, le minusvalenze vengono accantonate in una sorta di borsellino fiscale che può essere azzerato entro l’anno o nei quattro successivi. In un regime autogestito, dovremo registrare e tener conto di qual è il nostro bilancio, perché sarà poi difficile gestirlo alla fine dell’anno. 

Se ci troviamo con titoli e fondi in scadenza, l’unico modo per compensarli è vendere i prodotti che stanno generando una plusvalenza, ricordandoci che in caso di perdita da fondi, non potremo utilizzare lo stesso strumento, ma dovremo sempre affidarci a strumenti che generino redditi diversi e non da capitale. Oppure ci sono i maxi coupon, che sono titoli creati apposta per questa problematica, in quanto al momento dell’acquisto viene staccata una cedola che comprende anche i profitti potenziali. Trattandosi però di uno strumento che si basa su previsioni, non tutti gli intermediari consentono di applicare la compensazione. 

Cosa Fare con le Minusvalenze in Scadenza

Possiamo vendere i titoli che generano profitto o acquistare i certificati maxi coupon: ecco perché è importante diversificare il proprio portafoglio, affinché ci sia un ventaglio di possibilità di sfruttare per poter recuperare le perdite. Con pochi titoli la possibilità di avere situazioni in attivo si riducono e sarà più difficile otteere una compensazione.

Le Minusvalenze e il Fisco Italiano

In Italia la differenziazione fra redditi da capitale e redditi diversi genera qualche problema ai risparmiatori che abbiano investito esclusivamente in fondi e ETF: si tratta fra l’altro di strumenti molto sfruttati ultimamente perché non prevedono necessariamente grossi investimenti. È comunque al vaglio una revisione delle aliquote che dovrebbero essere adeguate in base a un criterio di proporzionalità, ma questo significherebbe un minor gettito per lo Stato, di conseguenza la discussione è ancora in alto mare. 

Ricordiamo anche che in Italia coloro che abbiano la gestione di prodotti finanziari all’estero, tutti gli anni dovranno pagare l’IVAFE, Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie all’Estero. L’importo è modulato sul 2 per mille del valore complessivo degli investimenti. Alle criptovalute invece è dedicata una sezione speciale, da compilare sul proprio modello unico.

Clicca per votare questo articolo!
[Voti: 1 Media: 5]

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here