Il secondo rialzo dei tassi del 2026 entra in vigore oggi, 16 settembre, e per chi ha un mutuo a tasso variabile significa una rata più alta già dalla prossima revisione. La stretta porta il tasso sui depositi al 2,50%, ma l'effetto per le famiglie non arriva da Bruxelles: arriva dall'Euribor, che la BCE non fissa direttamente e che il mercato muove in anticipo. Il punto vero, per un lavoratore con un mutuo in corso, è un altro: la distanza tra rata variabile e rata fissa si è ridotta a 25 euro, e la scelta tra le due non è più scontata.
Cosa ha deciso la BCE e da quando
Il Consiglio direttivo ha alzato i tre tassi di riferimento di 25 punti base. Oltre al tasso sui depositi, salgono quello sulle operazioni di rifinanziamento principali (2,65%) e quello sui prestiti marginali (2,90%), con effetto dal 16 settembre 2026. È il secondo aumento dell'anno dopo quello di giugno. La motivazione è l'inflazione: ad agosto i prezzi al consumo nell'area euro sono cresciuti del 3,3% su base annua, il valore più alto da settembre 2023, spinti dai rincari energetici.
Chi paga il conto: la rata passa da 614 a 631 euro
La rata di un finanziamento standard da 126.000 euro in 25 anni sale da 614 a circa 631 euro, secondo la stima di Facile.it. A gennaio era di 578 euro: l'aumento accumulato nel 2026 è di 53 euro al mese, circa 636 euro in un anno. Su un mutuo da 120.000 euro in 20 anni il TAN medio del variabile sale al 3,05%, mentre il fisso si attesta al 3,46%.
I tempi di aggiornamento dipendono dal contratto: la rata può essere rivista ogni mese, ogni tre mesi o ogni sei. Due mutui identici possono quindi assorbire il rialzo in momenti diversi. Chi ha già un fisso non subisce alcuna variazione.
Fisso o variabile: il divario scende a 25 euro
Sul mutuo da 120.000 euro in 20 anni, la differenza di rata tra variabile e fisso dopo il rialzo è di 25 euro. Con un ulteriore aumento del costo del denaro potrebbe scendere fino a 10 euro: il vantaggio del variabile si assottiglia quasi ad annullarsi.

Il mercato ha già scelto: nei primi otto mesi del 2026 il fisso rappresenta il 93% delle richieste di mutuo, secondo l'Osservatorio Facile.it-Mutui.it. I futures sull'Euribor a tre mesi indicano l'indice verso il 3,10% entro giugno 2027, dai 2,67% di inizio settembre.
Cosa controllare nel proprio contratto
Chi teme l'effetto cumulato dei due rialzi ha due strumenti. La rinegoziazione rivede le condizioni con la propria banca; la surroga trasferisce il mutuo a un altro istituto senza spese né commissioni ai sensi dell'art. 120-quater del Testo unico bancario. Nessuna delle due è automatica: la banca non è obbligata ad accettare una rinegoziazione, e conviene farsi dare per iscritto il confronto tra rata attuale e proposta, costi accessori inclusi.
Sul fronte del risparmio, i conti deposito si muovono più lentamente dei prestiti e secondo le condizioni contrattuali: un rialzo dei tassi ufficiali non si traduce automaticamente in un rendimento più alto per il correntista.
Il conto sul bilancio familiare
Due calcoli aiutano a leggere la stretta. I 53 euro in più al mese rispetto a gennaio, sui 631 attuali, equivalgono a un aumento del 9,2% sulla rata di inizio 2026 (53 diviso 578). Se l'Euribor a tre mesi passasse dal 2,682% rilevato il 15 settembre al 3,10% ipotizzato dai futures per giugno 2027, il parametro di indicizzazione crescerebbe del 15,6% (0,418 punti percentuali).
Per un profilo tipo come quello della simulazione MutuiOnline — impiegato di 35 anni, reddito di 2.600 euro al mese — la rata del miglior mutuo fisso prima casa, 418,91 euro, pesa il 16,1% dello stipendio, prima di bollette e spese. Lo stesso rapporto, su un variabile da 120.000 euro, arriverebbe a circa un quarto del reddito. Le prossime riunioni della BCE, il 29 ottobre e il 17 dicembre, diranno se la stretta del 2026 si ferma qui: per ora, l'unica certezza per il mutuatario è che la prossima rata arriverà più alta.
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