Dopo quasi sette anni ormeggiata al Molo 1 Bis dell'Isola Bianca, la nave cargo Lira ha lasciato il porto di Olbia il 3 ottobre 2026, trainata dal rimorchiatore Christos XXIV e diretta al porto del Pireo. Per lo scalo gallurese si chiude un problema logistico. Per i nove marittimi che nel dicembre 2019 abbandonarono il cargo in avaria nel Tirreno, invece, la vicenda era già costata mesi di permanenza forzata a Olbia e un'azione legale per recuperare gli stipendi maturati: il conto di questa nave non si misura solo in ormeggi liberati.
Nove marittimi, nove mesi a Olbia e una causa per gli stipendi
L'equipaggio della Lira lanciò l'allarme nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 2019, quando il mercantile si trovava a circa 90 miglia a nord-ovest di Ustica: nove persone lasciarono la nave, che rimase alla deriva e fu poi presa a rimorchio. Il 20 dicembre 2019 il cargo entrò nel porto di Olbia.
Quello che doveva essere un approdo d'emergenza si è trasformato in quasi sette anni di sosta. I marittimi sono rimasti a Olbia fino al rimpatrio del settembre 2020, come ricostruito in un atto della Camera del 2026: circa nove mesi lontano da casa, su una nave ferma. Da lì è partita la procedura legale per il riconoscimento dei crediti di lavoro, il vero motore dell'intera vicenda giudiziaria. Il Tribunale di Tempio Pausania ha disposto il sequestro dell'unità e, in seguito, la vendita.
Il valore della nave crolla del 60% in otto mesi
La Lira è lunga 86 metri e ha una stazza lorda di 1.948 tonnellate. Mentre l'azione dei marittimi andava avanti, il valore dell'asset si sfilacciava. Le aste giudiziarie raccontano il deterioramento meglio di qualsiasi perizia:

- luglio 2025: base d'asta di 168.000 euro, nessuna aggiudicazione
- gennaio 2026: nuova vendita, sempre a 168.000 euro, di nuovo senza compratore
- marzo 2026: base d'asta scesa a 67.200 euro
Il calcolo è immediato: 67.200 euro su 168.000 equivalgono al 40% del valore di partenza, cioè una riduzione del 60% in otto mesi. È qui che i due destini si intrecciano: i crediti dei lavoratori restavano agganciati al ricavato di quella vendita, e finché il cargo non trovava un acquirente la procedura non si chiudeva. Due aste deserte significavano, in pratica, altri mesi di attesa per chi aspettava gli stipendi.
Perché l'uscita dal porto riguarda anche chi ci lavora
L'aggiudicazione alla H&D Shipping S.r.l., il saldo della quota d'acquisto e le pratiche autorizzative per la messa in sicurezza hanno sbloccato il disormeggio. Con la partenza della Lira, l'Isola Bianca recupera un ormeggio occupato dal dicembre 2019, tornato disponibile per le attività dello scalo.
"Quella della Lira è una vicenda che per anni ha rappresentato un problema irrisolto per il porto e per la città. Oggi possiamo finalmente voltare pagina", ha detto Domenico Bagalà, presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna. "Restituiamo al porto un ormeggio strategico e superiamo una situazione che limitava, di fatto, la piena operatività dello scalo, a tutela delle attività portuali, dell'ambiente, della sicurezza e dell'interesse pubblico".
La partenza è il frutto del coordinamento tra Autorità di Sistema Portuale, autorità marittima e autorità giudiziaria, con il segretario generale Alessandro Becce e gli uffici tecnico e legale della sede di Olbia impegnati sul monitoraggio della nave fino alla chiusura dell'iter. Per i marittimi, però, il bilancio resta quello di un recupero passato attraverso un sequestro e tre passaggi d'asta: i tempi del diritto hanno viaggiato più lentamente del rimorchiatore che ora porta la Lira in Grecia.
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