Il Parlamento ha approvato una legge che introduce un quadro normativo per la produzione di energia nucleare in Italia, quasi 40 anni dopo l'abbandono dell'atomo e dopo due referendum. L'intervento di Mario Tozzi riaccende il confronto su tempi, costi e scorie. Per famiglie e lavoratori, però, il conto che conta è già sul tavolo: quello del trimestre in corso.
La legge c'è, ma i tempi non sono quelli delle bollette
Il governo spinge per il ritorno all'atomo e il Parlamento ha approvato il quadro normativo, ma gli esperti sollevano dubbi su tempi, costi e gestione delle scorie. Un impianto non si accende in un trimestre. Il dibattito pubblico, quindi, non sposta di un euro il prezzo che una famiglia paga oggi per la luce.

Quanto pesa l'energia in casa
Dal 1° ottobre 2026, come avevamo riportato, 3 milioni di famiglie vulnerabili pagano la luce il 37,3% in più secondo l'aggiornamento trimestrale Arera. Il prezzo di riferimento per questi clienti è salito a 43,43 centesimi per kWh tasse incluse. La spesa annua stimata passa così a 665,38 euro, contro 608,72 euro del 2025: una differenza di 56,66 euro, coerente con l'incremento del 9,3% indicato. Sul mercato all'ingrosso il Pun è passato da 132,5 euro per MWh a giugno 2026 a 207,5 euro a settembre: 75 euro in più per MWh.
Cosa può controllare chi paga una bolletta
Per chi non rientra tra i clienti vulnerabili esiste un margine di scelta. L'offerta Enel a prezzo fisso di 0,108 €/kWh per 24 mesi, con quota fissa di 144 euro annui, corrisponde a circa un quarto dei 43,43 centesimi per kWh del prezzo di riferimento tutelato: il calcolo è 0,108 diviso 0,4343, pari al 25%. Chi resta nel regime tutelato non ha questo margine, perché il suo prezzo lo fissa l'aggiornamento trimestrale.
Il ritorno dell'atomo resta appeso a tempi, costi e scorie ancora da definire. La differenza tra 608,72 e 665,38 euro, invece, è già contabilizzata.
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