Per i pensionati il numero che conta davvero non è il 4,2% di inflazione annua di settembre, ma il 3,1% di inflazione acquisita stimato dall'Istat: è il valore che più si avvicina alla rivalutazione in arrivo con la rata di gennaio 2027. Si tratta di più del doppio dell'1,4% applicato nel 2026, un rapporto di 2,2 a 1. Per gli assegni medi, però, buona parte dell'aumento rischia di essere assorbita dal fiscal drag.
La rivalutazione fascia per fascia: la minima verso i 630 euro
L'adeguamento non è uguale per tutti: si applica al 100% sulla quota di pensione fino a 2.447,40 euro lordi (quattro volte il minimo), al 90% sulla parte compresa tra 2.447,40 e 3.059,25 euro e al 75% su ciò che eccede. Con un indice al 3,1% il trattamento minimo passerebbe da 611,85 a 630,82 euro, circa 19 euro in più al mese.
| Pensione lorda mensile | Aumento stimato |
|---|---|
| 611,85 € (minima) | +19 € |
| 1.000 € | +31 € |
| 2.000 € | +62 € |
| 3.000 € | +91 € |
Sull'assegno da 3.000 euro l'aumento vale il 3,03%, sotto il 3,1% pieno: i primi 2.447,40 euro crescono di 75,87 euro, i 552,60 euro eccedenti solo del 90% dell'indice, cioè 15,42 euro. Adeguare tutti gli assegni ai prezzi costa allo Stato più di 10 miliardi (Corriere.it).

2,9% o 3,1%: perché la percentuale non è ancora definitiva
Le fonti non convergono sul dato finale. La stima Istat richiamata da Fenalca indica un'inflazione intorno al 2,9% per il 2027, mentre l'inflazione acquisita calcolata a settembre — quella che si otterrebbe se i prezzi restassero fermi fino a dicembre — è salita al 3,1%. La differenza di 0,2 punti percentuali vale poco più di 1 euro al mese sulla pensione minima. L'indice provvisorio sarà fissato con un decreto del ministero dell'Economia atteso a novembre; l'eventuale scarto con il dato definitivo verrà regolato con un conguaglio l'anno successivo.
Fiscal drag e scadenze: cosa controllare adesso
Il nodo per chi ha redditi tra 30.000 e 50.000 euro è il drenaggio fiscale: l'aumento nominale può far scattare lo scaglione IRPEF superiore e il prelievo maggiore assorbe gran parte della rivalutazione. La Legge di Bilancio 2027 dovrà chiarire se il taglio dell'IRPEF in vigore sarà confermato o ampliato.
Chi lavora nella scuola e punta al pensionamento dal 1° settembre 2027 ha invece una scadenza secca: domanda di cessazione entro il 21 ottobre 2026, requisito anagrafico 67 anni e 1 mese con almeno 20 anni di contributi. Saltare la finestra significa slittare all'anno scolastico successivo.
Per i redditi bassi il controllo utile è su integrazione al minimo e maggiorazioni sociali; per gli assegni medi il vero rischio non è l'inflazione, ma lo scaglione in cui l'aumento fa scivolare il cedolino.
Fonti
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