Fusione MPS-Banco BPM: cosa cambia per sportelli, mutui e lavoro

La possibile fusione MPS-Banco BPM non è solo una partita da oltre 50 miliardi di capitalizzazione. Per migliaia di correntisti e dipendenti è in gioco qualcosa di più concreto: la tenuta dei presidi territoriali, la sopravvivenza degli sportelli sotto casa e la stabilità dei posti di lavoro. Mentre i consigli di amministrazione lavorano a un’alternativa all’offerta di Intesa Sanpaolo, il fronte sindacale e politico locale alza la voce.

Le sinergie e il nodo occupazionale

Banco BPM ha messo sul tavolo una stima di 1,1 miliardi di euro di sinergie annue lorde in caso di integrazione con MPS. Di questi, 650 milioni arriverebbero dalla riduzione dei costi, mentre 450 milioni sarebbero generati da maggiori ricavi. In qualunque fusione bancaria, la voce "riduzione costi" significa quasi sempre razionalizzazione della rete di sportelli e del personale. I 650 milioni rappresentano il 59% delle sinergie totali, segnale che l’operazione punterebbe più sull’efficienza che sull’espansione commerciale.

Secondo indiscrezioni di Bloomberg, l’intesa prevederebbe anche una componente cash per gli azionisti MPS, forse tramite un dividendo straordinario attinto dall’eccesso di capitale di 3,3 miliardi. I soci di Siena otterrebbero così un premio immediato, ma per chi lavora nella banca il conto potrebbe arrivare dopo.

Quali garanzie per il territorio?

L’integrazione dovrà passare dall’esame dell’Antitrust, e le fonti citate da Bloomberg indicano che sarà «probabile la vendita di alcune filiali della nuova banca» per superare le obiezioni sulla concorrenza. Al momento non sono stati diffusi numeri precisi, ma l’offerta concorrente di Intesa Sanpaolo prevede il trasferimento di 635 sportelli MPS a Bper-Unipol, con cessione del marchio e delle strutture centrali. Per i clienti di province come Siena, Arezzo o Grosseto, questo può tradursi in filiali che cambiano insegna o chiudono del tutto.

Palazzi storici di due banche italiane collegati da una passerella in vetro, fusione bancaria, sportelli e mutui in trasformazione
La fusione tra due grandi istituti ridisegna la geografia degli sportelli bancari su tutto il territorio nazionale.

Sul fronte dei mutui e dei prestiti, la nuova entità nascerebbe con un Cet1 ratio pro forma stimato intorno al 15%, segnale di una banca patrimonialmente solida. Chi ha un finanziamento in corso non vedrebbe condizioni peggiorate nel breve periodo, e la maggiore solidità potrebbe anzi favorire politiche di credito più stabili.

Il punto di vista dei sindacati e della politica locale

«Continuerei a occuparmi con grande attenzione di una vicenda che non deve avere conseguenze eccessivamente impattanti dal punto di vista economico, territoriale e lavorativo», ha dichiarato Emiliano Fossi, segretario regionale del Pd in Toscana, aggiungendo: «Continuo a lanciare un elemento di allarme per la tenuta territoriale e anche lavorativa».

Anche l’Associazione Dipendenti a Riposo del Monte dei Paschi di Siena è intervenuta con un comunicato secco: «Vogliamo esprimere con decisione la volontà del mantenimento dell’integrità del Monte. La perdita di unitarietà di Mps è perdita di valori soprattutto umani, ma anche economici». L’associazione rappresenta oltre 6.200 iscritti, tutti ex dipendenti che hanno vissuto i sacrifici del risanamento e oggi temono uno smembramento.

Per il lavoratore bancario delle due realtà, la fusione banco bpm con mps è un crocevia: da un lato la promessa di un terzo polo più forte, dall’altro l’incognita di tagli e accorpamenti. I dettagli dell’operazione non sono ancora definiti — fonti vicine al dossier parlano di «diverse settimane» prima di una proposta finale — ma il tempo stringe: l’offerta di Intesa punta a chiudere entro fine anno.

Se hai un conto, un mutuo o un contratto di lavoro in una delle due banche, la vera notizia non è il concambio azionario. È quante filiali resteranno aperte e quanti posti di lavoro saranno tutelati quando la polvere del risiko si poserà.

Fonti

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