Sam Altman propone di cedere una quota del 5% di OpenAI al governo americano, gettando le basi per un fondo sovrano che distribuirebbe dividendi diretti ai cittadini. L’operazione, che vale circa 42,6 miliardi di dollari, arriva mentre cresce la paura che l’intelligenza artificiale possa cancellare milioni di posti di lavoro. Per un lavoratore, la domanda è immediata: questa mossa serve a proteggere le nostre buste paga o solo a calmare i politici?
Il dividendo AI: come funzionerebbe il fondo per i cittadini
L’idea si ispira all’Alaska Permanent Fund, che dal 1976 investe i proventi del petrolio e ogni anno versa un assegno ai residenti. OpenAI vuole replicare il modello con l’IA: non solo lei, ma anche altre aziende come Anthropic, Google e Meta dovrebbero destinare il 5% del capitale a un fondo pubblico. Il governo diventerebbe azionista e i rendimenti verrebbero redistribuiti direttamente ai contribuenti, affiancando – e forse scavalcando – le tradizionali politiche fiscali. Sam Altman l’ha discusso con il presidente Donald Trump, il segretario al Commercio Howard Lutnick e il segretario al Tesoro Scott Bessent. I colloqui sono avviati, anche se per diventare realtà servirà un atto del Congresso.

Lavoro e algoritmi: la paura che spinge la proposta
Washington guarda l’IA con sempre maggiore sospetto. La costruzione di mega data center, le ricadute su occupazione e sicurezza informatica stanno alimentando pressioni politiche bipartisan. Alcuni repubblicani chiedono una regolamentazione molto più restrittiva, mentre OpenAI e Anthropic hanno già visto i lanci dei loro modelli più avanzati bloccati da controlli governativi. In questo clima, offrire al pubblico una partecipazione diretta è un modo per mitigare le tensioni e far accettare una tecnologia che – senza correttivi – rischia di concentrare la ricchezza in poche mani.
L’alternativa di Sanders: tassa del 50% o vera proprietà pubblica
La proposta di Altman non piace a tutti. Il senatore democratico Bernie Sanders la considera un’alternativa annacquata e spinge per una tassa straordinaria del 50% sulle azioni delle principali aziende di IA, da convogliare in un fondo sovrano gestito da una commissione indipendente. Sanders vorrebbe quasi la metà del capitale di ciascuna società passasse in mani pubbliche. Per un lavoratore, la differenza è sostanziale: un piccolo dividendo annuale, come quello che arriverebbe con il 5%, oppure una proprietà pubblica molto più incisiva che potrebbe finanziare ammortizzatori sociali e riconversioni professionali.
Un dividendo digitale per tutti? L’esperimento americano e cosa osservare
La notizia tocca soprattutto gli Stati Uniti, ma il dibattito è globale. Anthropic ha già proposto un “dividendo digitale” finanziato tassando il settore, e l’idea che i profitti dell’IA debbano essere condivisi con i cittadini sta prendendo piede ben oltre i confini americani. Per un lavoratore italiano, la vera cartina di tornasole sarà l’entità del dividendo: 42,6 miliardi di dollari sono una cifra enorme, ma suddivisi tra centinaia di milioni di persone potrebbero tradursi in un assegno simbolico. Se invece l’esempio americano spingerà l’Europa a mettere in campo strumenti analoghi – fondi sovrani, partecipazioni pubbliche, digital dividend – allora la partita sul portafoglio dei cittadini sarà tutta da giocare.
Fonti
- OpenAI tratta la cessione del 5% al governo Usa
- OpenAI potrebbe cedere il 5% al governo USA
- OpenAI propone una quota del 5% al governo USA
- Altman coccola Trump per OpenAI
- OpenAI avrebbe discusso l'offerta del 5% al governo USA
- OpenAI offre al governo USA il 5% della società
- OpenAI: Sam Altman propone a Trump la cessione del 5%
- Borse.it
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