La scommessa di Berkshire Hathaway su Alphabet non è più una questione solo americana: è un indicatore di come si sta muovendo il capitale di chi gestisce risparmi enormi. Nel secondo trimestre la holding ha aumentato dell’83% la partecipazione nella società madre di Google e YouTube, portandola a 37,8 miliardi di dollari, e ha chiuso una fase di 14 trimestri consecutivi da venditore netto.
Quanto pesa Alphabet nel portafoglio Berkshire
Al 30 giugno Berkshire deteneva quasi 106 milioni di azioni Alphabet, contro i 57,8 milioni di tre mesi prima. La società è ora la terza partecipazione azionaria del gruppo, dietro Apple (66 miliardi) e American Express (51,3 miliardi).
| Posizione | Titolo | Valore al 30 giugno |
|---|---|---|
| 1 | Apple | 66 miliardi USD |
| 2 | American Express | 51,3 miliardi USD |
| 3 | Alphabet | 37,8 miliardi USD |
| 4 | Coca-Cola | 32,5 miliardi USD |
| 5 | Bank of America | 27,5 miliardi USD |
Considerando il portafoglio azionario quotato negli Stati Uniti da 323,8 miliardi di dollari, Alphabet incide da sola per circa l’11,7%. Calcolo sui dati delle fonti: 37,8 diviso 323,8. Le prime tre posizioni sommano 155,1 miliardi, cioè il 47,9% del totale: quasi metà del portafoglio quotato USA dipende da tre soli titoli. Un secondo calcolo: le azioni Alphabet in portafoglio sono passate da 57,8 a 106 milioni, quindi Berkshire ha aggiunto 48,2 milioni di titoli nel trimestre.
Dalle banche alla tecnologia: la rotazione del secondo trimestre
Berkshire ha comprato azioni per 23,5 miliardi e ne ha vendute per 3,7 miliardi. Sottraendo le vendite dagli acquisti si ottiene un saldo netto di 19,8 miliardi di dollari: è il ritorno a un atteggiamento acquirente dopo 14 trimestri. Sul fronte bancario ha venduto 30.230.000 azioni Bank of America, l’ottavo trimestre consecutivo di alleggerimento, e ha ridotto anche Ally Financial, Capital One, Kroger, DaVita e Nucor.
Sempre sulle banche, le fonti offrono un dato cumulativo utile per capire la scala del disimpegno: la posizione in Bank of America è scesa di 549,5 milioni di azioni rispetto ai livelli precedenti. Le 30,23 milioni vendute nel trimestre rappresentano quindi circa il 5,5% del taglio complessivo: la gran parte del disimpegno era già avvenuta prima del secondo trimestre.

Un altro incrocio di dati delle fonti riguarda la cassa. I 4,5 miliardi di riacquisti di azioni proprie indicati dalle fonti vanno sommati ai 19,8 miliardi di acquisti netti: l’impiego complessivo in azioni e buyback è 24,3 miliardi. Nello stesso periodo, secondo una delle rilevazioni, la liquidità scende da 380,2 a 364,7 miliardi, cioè 15,5 miliardi. La differenza di 8,8 miliardi suggerisce che altre voci hanno parzialmente compensato le uscite: il calo della cassa non è spiegato solo dall’acquisto di titoli.
In senso opposto ha rafforzato Delta Air Lines del 44% (57,3 milioni di azioni, valore vicino a 5,4 miliardi), ha più che raddoppiato Macy’s (7,3 milioni di azioni, 173 milioni) e ha aperto una piccola posizione in D.R. Horton. La lettura per un piccolo investitore è netta: meno finanza tradizionale, più tecnologia e titoli ciclici.
Perché il segnale Alphabet tocca anche un privato
La quota Alphabet include un investimento privato da 10 miliardi di dollari annunciato a giugno per sostenere l’espansione dell’infrastruttura di intelligenza artificiale. Warren Buffett, rimasto presidente, ha detto alla CNBC che l’idea è stata sua; Greg Abel, amministratore delegato, supervisiona il 94% delle partecipazioni.
Per un risparmiatore non è una raccomandazione d’acquisto: è un segnale di allocazione. Quando Berkshire smette di accumulare liquidità e compra big tech, sta indicando una direzione. In concreto, chi ha un portafoglio azionario o un fondo pensione può verificare quanto pesano i titoli citati: Apple, Alphabet, American Express, Bank of America. Per chi lavora nel digitale o nell’infrastruttura AI, i 10 miliardi di dollari concentrati su Alphabet confermano che il capitale continua a indirizzarsi verso quel comparto.
Sulla liquidità le fonti divergono: Reuters, ripresa da MarketScreener, indica 364,7 miliardi al 30 giugno dai 380,2 di fine marzo; un’altra rilevazione di MarketScreener cita 365,5 miliardi da un record di 397,4 tre mesi prima. Il confronto tra le due cifre mostra che la differenza finale è di 0,8 miliardi, mentre quella iniziale è di 17,2 miliardi. Non cambia la direzione: in entrambe le rilevazioni la cassa scende.
Il campanello da portare a casa è il cambio di direzione. Dopo più di tre anni e mezzo di vendite, la holding è tornata a comprare. È uno stimolo concreto a verificare se il proprio portafoglio è posizionato sulla stessa direttrice.
Fonti
- Warren Buffett rilancia su Alphabet
- Warren Buffett cambia: miliardi su Google
- Affaritaliani.it
- Berkshire cambia rotta
- Alphabet diventa il terzo investimento più importante
- Marketscreener.com
- Berkshire Hathaway amplia la quota in Alphabet
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