Quasi un milione di piccoli investitori ha perso complessivamente 3,81 miliardi di dollari con la meme coin ufficiale lanciata da Donald Trump a gennaio 2025. Mentre i primi entrati hanno incassato profitti per oltre 4 miliardi, due terzi dei wallet sono in rosso — con una perdita media di circa 3.850 dollari a portafoglio. Il presidente, nel frattempo, ha dichiarato entrate personali per 636 milioni dalla stessa moneta.
Quanto ha perso il piccolo risparmiatore: numeri che pesano sul bilancio familiare
Dei circa 1,48 milioni di wallet che hanno acquistato il token TRUMP dal lancio del 17 gennaio 2025, 988.905 sono in perdita — il 66% del totale. Le perdite cumulative, tra realizzi e posizioni ancora aperte, toccano appunto i 3,81 miliardi. Sul fronte opposto, 492.285 wallet hanno realizzato profitti per 4,04 miliardi, quasi tutti entrati nelle primissime ore quando il token valeva meno di 1 dollaro e poi schizzato fino a circa 75 dollari in due giorni.
La forbice è netta. Il profitto netto aggregato di tutti i possessori si ferma a 236 milioni di dollari — una cifra positiva solo sulla carta, perché distribuita in modo estremamente asimmetrico. In media, ogni wallet in perdita ha lasciato sul terreno circa 3.852 dollari (calcolo su 3,81 miliardi diviso 988.905 wallet). Chi è arrivato dopo il picco è servito da liquidità in uscita per i primi acquirenti.
Tra chi ha perso c’è Nicholas Pinto, trader di criptovalute e sostenitore di Trump per il 2024, che ha raccontato di aver bruciato metà di un investimento da 500.000 dollari. “Sta sfruttando il potere della carica presidenziale per lanciare valute, approfittando del fatto che agli occhi dell’opinione pubblica appare affidabile. È quasi una truffa legale”, ha dichiarato.
Il presidente ha guadagnato tre volte il profitto netto di tutti i wallet
Mentre quasi un milione di persone perdeva, le disclosure finanziarie di Trump relative al 2025 registrano 636 milioni di dollari di entrate dal memecoin, incassate come royalties tramite CIC Digital LLC. A queste si aggiungono altri 799 milioni dal progetto World Liberty Financial e ulteriori proventi crypto, per un totale dichiarato di almeno 1,4 miliardi nel 2025 legati al settore.

Il confronto è impietoso: i 636 milioni incassati da Trump equivalgono a quasi il triplo del guadagno netto complessivo di tutti i detentori del token (236 milioni). In pratica, il creatore della moneta ha guadagnato enormemente di più dell’intera platea di chi ci ha investito. Il meccanismo era strutturato per funzionare così: oltre 324 milioni di dollari in commissioni di transazione sono finiti direttamente nei wallet collegati ai creatori, indipendentemente dal fatto che il prezzo salisse o scendesse.
L’economista Peter Schiff ha definito il token “un modo per corrompere il presidente. Non devi dargli soldi direttamente, basta comprare il suo token, perché chi altri lo farebbe? È un pessimo investimento”. La Casa Bianca, con la portavoce Anna Kelly, respinge ogni accusa di conflitto di interessi e sostiene che “tutte le azioni del presidente Trump e della sua amministrazione sono intraprese nel miglior interesse del popolo americano”.
Quali tutele per chi ha investito? Il vuoto normativo e le possibili cause civili
Per il piccolo risparmiatore, il quadro legale offre pochi appigli. A febbraio 2025 la Securities and Exchange Commission ha stabilito che le meme coin non sono titoli, escludendo di fatto il mercato dalla propria supervisione. Il sito ufficiale del token TRUMP conteneva una nota in cui si precisava che i token andavano intesi come “espressione di sostegno”, non come investimento.
Gli esperti legali però non escludono azioni future. Stephen Gillers, professore di etica giuridica alla New York University, ha osservato: “Trump, quando era un imprenditore immobiliare, si vantava di ‘sfruttare le fantasie della gente’. In questo caso sembra aver incoraggiato i sostenitori a investire con l’aspettativa che potessero arricchirsi — proprio mentre lui stesso incassava i propri profitti”. Secondo Gillers, le informative sul sito potrebbero non bastare a fermare del tutto cause civili intentate dagli investitori.
A Washington il dibattito si è acceso intorno al CLARITY Act, con proposte di emendamenti che vieterebbero a funzionari federali e coniugi di emettere o sponsorizzare token. La spinta arriva proprio da casi come questo, dove l’asimmetria tra il guadagno di un presidente in carica e le perdite di quasi un milione di cittadini diventa materia di scontro politico oltre che finanziario.
La vicenda della meme coin TRUMP è il caso più vistoso di una dinamica nota: l’hype legato a un nome pubblico attira piccoli risparmiatori, ma la struttura economica premia quasi soltanto chi arriva per primo. Il prezzo del token è sceso del 97% dal massimo storico di circa 75 dollari fino a circa 1,78 dollari a luglio 2026. Per chi ha investito somme rilevanti — e lo ha fatto dopo il boom — il conto in rosso è una perdita reale, mentre chi ha creato il token ha incassato profitti scollegati dall’andamento del mercato.
Fonti
Indice dei Contenuti








