Moorer apre a New York e Miami: il lusso italiano corre, quali ricadute per chi lavora?

Il marchio veronese di capospalla di alta gamma Moorer ha inaugurato la sua prima boutique a New York e ne aprirà una seconda a Miami entro settembre. L’espansione arriva con un fatturato 2025 di 54 milioni di euro (+2%) e una previsione di 63 milioni per il 2026. Numeri che raccontano un’azienda in salute, ma per il lavoratore italiano la domanda è un’altra: questa crescita si traduce in posti di lavoro più stabili e meglio pagati?

Il negozio di Manhattan occupa 260 metri quadrati con 11 vetrine su strada nel Meatpacking District, accanto a colossi come Hermès e Brunello Cucinelli. Oggi gli Stati Uniti valgono solo il 4% del business complessivo e il 6% del canale wholesale, ma nell’ecommerce il mercato americano ha generato il 14% delle vendite nette online di Moorer nel 2025, secondo solo alla Germania.

Cappotto di cashmere italiano esposto in una boutique di lusso minimalista e luminosa, moda made in Italy per l'espansione americana
L'alta sartoria veronese Moorer approda a Manhattan e a Miami con boutique dal design essenziale e raffinato.

«L’apertura delle nostre prime boutique negli Stati Uniti rappresenta un passo molto importante nel percorso di crescita internazionale», ha dichiarato Moreno Faccincani, CEO e fondatore. La rete wholesale conta già 600 clienti nel mondo e il piano industriale punta a nuove aperture in Europa entro il 2028.

Non è l’unica novità italiana a New York: Italpress ha appena aperto un corner televisivo a Times Square dentro Piazza Italia, piattaforma che da cinque anni aiuta le imprese del Made in Italy a entrare nel mercato nordamericano.

Il nodo occupazione

La crescita del fatturato e l’espansione estera sono segnali positivi per la filiera moda italiana, che impiega migliaia di addetti. Ma al momento Moorer non ha comunicato piani di nuove assunzioni legati alle aperture americane. Con un giro d’affari in aumento del 2% annuo e una presenza wholesale già ampia, il rischio è che i benefici restino concentrati nella rete commerciale estera, senza ricadute proporzionali sull’occupazione in Italia. Per i lavoratori del lusso, la vera partita si gioca su quanto la domanda internazionale saprà alimentare la produzione e i salari domestici.

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