Un privato che oggi versa 10.000 euro in una startup innovativa tramite contratto SAFE può portare in dichiarazione dei redditi una detrazione IRPEF di 6.500 euro già nell'anno del bonifico. Non deve aspettare che il contratto si converta in quote societarie né temere che la società utilizzi quelle somme per coprire le perdite di bilancio. È il cambio di passo che arriva dalla risposta n. 137 dell'8 luglio 2026 dell'Agenzia delle Entrate, che allinea uno degli strumenti più diffusi al mondo per il finanziamento early-stage alle agevolazioni fiscali italiane.
Come funziona il SAFE e perché ora conviene al contribuente
Il Simple Agreement for Future Equity è un accordo con cui l'investitore versa subito liquidità alla startup e ottiene il diritto di ricevere quote in un momento successivo — tipicamente quando la società chiude un round di investimento strutturato o viene ceduta. Finora il dubbio era se questi contratti rientrassero nella detrazione IRPEF nata per i conferimenti diretti in capitale. La risposta n. 137 scioglie il nodo equiparandoli agli strumenti finanziari «in convertendo»: non sono un prestito, ma un investimento patrimoniale a tutti gli effetti.
Da qui scattano due vantaggi concreti per chi investe come persona fisica.

- Detrazione del 65 per cento. L'aliquota è quella in vigore dal 1° gennaio 2025 (in precedenza era il 50 per cento) e si applica sull'intera somma versata.
- Fruizione immediata. La detrazione spetta dall'anno del versamento, quindi un bonifico fatto a luglio 2026 può essere portato in detrazione già nella dichiarazione del 2027 sui redditi 2026, senza attendere la conversione in azioni. Sul piano pratico, un investimento da 10.000 euro libera un credito d'imposta di 6.500 euro che abbatte l'IRPEF dovuta, riducendo il capitale effettivamente esposto a 3.500 euro fin dal primo anno.
Perdite della startup e vincolo triennale: le due regole da conoscere
L'agenzia affronta anche uno scenario frequente: la startup brucia cassa prima di arrivare al round successivo e utilizza parte dei fondi per ripianare il bilancio. La risposta chiarisce che se le somme versate con il SAFE vengono appostate in una riserva di patrimonio e poi impiegate per coprire le perdite, il diritto alla detrazione non decade. Il beneficio resta saldo perché quell'impiego è considerato un apporto di rischio a sostegno dell'attività d'impresa.
C'è però un paletto rigido da tenere d'occhio: l'holding period di tre anni. L'investitore deve mantenere l'investimento sotto forma di SAFE prima e di quote poi per almeno tre anni senza ricevere rimborsi monetari. Se il contratto prevede clausole di restituzione in assenza di conversione ed entro il triennio le somme tornano indietro, la detrazione decade e il contribuente deve restituirla con gli interessi legali.
Questo significa che chi sceglie la strada del SAFE deve verificare con attenzione la clausola di rimborso inserita nel contratto: un rientro anticipato anche parziale azzera il beneficio fiscale già incassato, con un aggravio di oneri.
Quanto cambia per un risparmiatore: i numeri di un investimento tipo
| Scenario | Importo versato | Detrazione IRPEF (65%) | Capitale netto esposto |
|---|---|---|---|
| Detenzione ≥ 3 anni, nessun rimborso anticipato | 10.000 € | 6.500 € | 3.500 € |
| Rimborso prima dei 3 anni (decadenza) | 10.000 € | 0 € (restituzione + interessi) | 10.000 € + interessi |
La differenza tra i due scenari non è marginale: il rispetto del vincolo triennale vale oltre 6.500 euro di risparmio fiscale immediato. Per un professionista o un lavoratore dipendente che investe in startup come business angel, la risposta n. 137 rende il SAFE uno strumento fiscalmente allineato all'equity tradizionale, con in più la flessibilità di rinviare la fissazione del prezzo delle quote al momento in cui la società raggiunge una valutazione di mercato.
Fonti
Indice dei Contenuti








