Riforma professioni: prescrizione a 5 anni e tirocinio retribuito, cosa cambia per cittadini e lavoratori

La riforma dei 15 ordinamenti professionali taglia il primo traguardo al Senato e porta con sé due novità che toccano direttamente la vita di chiunque abbia a che fare con un professionista: la prescrizione dell'azione di responsabilità si dimezza da 10 a 5 anni nei rapporti con clienti privati, e il tirocinio diventa retribuito con rimborso spese garantito. Non è una riforma per addetti ai lavori: riguarda i quasi 700.000 iscritti agli albi (699.177 secondo i dati ufficiali) da cui ogni cittadino può trovarsi a dipendere per una pratica edilizia, una perizia, un progetto o una dichiarazione fiscale. Il 3 agosto 2026 il Senato ha approvato il disegno di legge delega n. 1663 con 81 voti favorevoli, nessun contrario e 50 astensioni. Ora il testo passa alla Camera, ma i principi sono già definiti.

Prescrizione a 5 anni: meno tempo per contestare il professionista

Il criterio di delega più impattante per il cittadino è il dimezzamento del termine entro cui poter far valere la responsabilità del professionista. Per i rapporti con clienti privati, consumatori e piccole imprese — cioè quelli esclusi dall'ambito di applicazione della legge sull'equo compenso (L. n. 49/2023) — la prescrizione passa dagli attuali 10 anni a 5 anni.

Cosa significa in pratica? Prendiamo un progettista che chiude un incarico per un committente privato a marzo 2030. Se il vizio dell'elaborato diventa percepibile a giugno 2033, con la regola attuale l'azione risarcitoria sarebbe proponibile fino a giugno 2043. Con il nuovo termine quinquennale, invece, la finestra si chiude a giugno 2038: cinque anni in meno per il cliente che scopre tardi il danno, cinque anni in meno di esposizione per il professionista.

Tipo di committenteTermine di prescrizione
Clienti privati, consumatori, piccole imprese5 anni (nuovo criterio di delega)
PA, banche, assicurazioni, imprese sopra soglia10 anni (confermato dalla L. 49/2023)

Per i rapporti fuori dall'equo compenso resta fermo il principio giurisprudenziale secondo cui la prescrizione decorre da quando il danno si manifesta all'esterno ed è percepibile dal danneggiato con l'ordinaria diligenza.

L'effetto collaterale per i professionisti riguarda le polizze di responsabilità civile, che la delega conferma obbligatorie: con un'esposizione più breve, cambia anche la durata utile delle coperture assicurative e delle garanzie postume da negoziare.

Tirocinio: arriva il rimborso spese e un compenso proporzionato

La riforma interviene su uno dei nodi storici dell'accesso alle professioni ordinistiche: la condizione economica dei praticanti. La delega stabilisce che lo studio o il professionista ospitante deve garantire al tirocinante il rimborso delle spese sostenute per conto della struttura. Fuori dagli enti pubblici, al praticante potrà essere riconosciuta anche un'indennità o un compenso, commisurato all'effettivo apporto professionale fornito.

Non si tratta più di un rapporto lasciato alla discrezionalità del dominus: il testo prevede che la prestazione venga formalizzata con un apposito contratto, e che il compenso sia proporzionato all'apporto professionale del tirocinante. Restano esclusi da questa previsione i tirocini svolti presso gli enti pubblici.

Per migliaia di giovani che ogni anno iniziano la pratica professionale — dai futuri consulenti del lavoro agli architetti, dagli ingegneri ai giornalisti — è un cambio di passo concreto. Il tirocinio smette di essere una fase a costo zero per lo studio ospitante e inizia a somigliare a un rapporto professionalizzante con tutele minime garantite.

Clessidra e bilancia della giustizia con monete d'oro su una scrivania luminosa, simboli della riforma delle professioni e della nuova prescrizione
La riforma delle professioni dimezza la prescrizione a 5 anni e rende retribuito il tirocinio per centinaia di migliaia di iscritti.

Obbligo formativo: dentro competenze digitali e intelligenza artificiale

Ogni Consiglio nazionale dovrà adottare un regolamento che fissi il numero minimo di crediti formativi, con equivalenza tra un credito e un'ora di formazione. La novità è che una quota dell'attività di formazione continua dovrà essere dedicata agli strumenti digitali e all'intelligenza artificiale, compresi i limiti deontologici del loro impiego.

Per il cittadino che si rivolge a un professionista, questo significa che i codici deontologici dovranno garantire che la prestazione — anche se resa con l'ausilio di tecnologie digitali — resti frutto della competenza specifica dell'iscritto all'albo, che mantiene il controllo sulla prestazione e non può scaricare la responsabilità sullo strumento tecnologico.

L'equo compenso e la libertà di pattuizione

La delega conferma che la pattuizione del compenso è libera tra professionista e cliente, ma deve essere proporzionata a quantità, qualità, contenuto specifico e caratteristiche della prestazione, e comunque tale da garantire un equo compenso. Per ciascun ordine, i parametri saranno stabiliti o aggiornati con decreto del ministro vigilante entro 120 giorni dall'entrata in vigore del relativo decreto legislativo, su proposta del consiglio nazionale.

Nei rapporti con la pubblica amministrazione, le banche e le grandi imprese, resta in vigore la disciplina dell'equo compenso della L. 49/2023.

Società tra professionisti: capitale in mano agli iscritti

Nelle società tra professionisti, almeno i due terzi del capitale sociale e dei diritti di voto dovranno fare capo a professionisti iscritti all'albo. La partecipazione agli utili sarà sempre proporzionale alla quota di capitale. Il criterio serve a limitare l'ingresso di soci di puro capitale nel controllo degli studi professionali, mantenendo la governance in mano a chi esercita effettivamente la professione.

La riforma non riguarda tutti: chi resta fuori

La delega copre le quindici professioni elencate nell'Allegato A del disegno di legge: dagli ingegneri ai consulenti del lavoro, dagli architetti ai giornalisti, passando per geologi, periti industriali, assistenti sociali e agronomi. Restano esclusi avvocati, dottori commercialisti ed esperti contabili e le professioni sanitarie, che seguono percorsi di riforma separati. Il Governo avrà 24 mesi dall'entrata in vigore della legge per adottare i decreti legislativi attuativi.

Il presidente di ProfessionItaliane, Rosario De Luca, ha definito il provvedimento come qualcosa che «ridisegna il ruolo delle professioni regolamentate adeguandole ai cambiamenti della società, dell'economia e della tecnologia».

La partita ora si sposta alla Camera. Poi sarà il turno dei decreti legislativi: è lì che i principi della delega prenderanno la forma di regole operative. Per il cittadino, la bussola è già tracciata: più tutele per i tirocinanti, meno tempo per contestare il professionista privato, e una formazione obbligatoria che dovrà tenere il passo con l'intelligenza artificiale.

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