USA, la bomba del debito pubblico minaccia i mutui delle famiglie: perché il rialzo dei Treasury tocca le nostre rate

Il Tesoro americano ha appena alzato le stime sul fabbisogno trimestrale: serviranno 739 miliardi di dollari solo per i prossimi tre mesi. Il debito federale si avvicina a 40 trilioni di dollari e il deficit annuale viaggia verso i 2 trilioni. Numeri che suonano lontani, ma che in realtà hanno un impatto diretto su chi ha un mutuo a tasso variabile, un prestito in corso o un fondo pensione esposto ai titoli di Stato. Perché quando Washington è costretta a finanziare un debito crescente, i rendimenti dei Treasury salgono, e con loro il costo del denaro in tutto l’Occidente.

Quanto sale il rendimento dei titoli USA e perché ci riguarda

A trainare i rendimenti non sono solo i conti pubblici americani. C’è un fattore esterno che sta agitando il mercato obbligazionario: il Giappone, primo detentore al mondo di Treasury con circa 1.140-1.200 miliardi di dollari investiti. Tokyo sta bruciando riserve valutarie per difendere lo yen, crollato fino a 164 yen per dollaro prima del rimbalzo a 155-157 yen. Se per sostenere la propria moneta il governo giapponese vendesse titoli americani, il prezzo dei bond scenderebbe e i rendimenti schizzerebbero ulteriormente.

Il rendimento del Treasury decennale è già al 4,74%, quello a 30 anni ha toccato il massimo da 19 anni al 5,28%. Per le famiglie italiane, il meccanismo è semplice: i tassi dei mutui variabili e dei prestiti personali sono agganciati ai tassi interbancari, che a loro volta seguono l’andamento dei rendimenti sovrani. Ogni decimale in più sui Treasury rischia di trasformarsi in una rata più cara.

Casa di famiglia con curva dei tassi in rialzo sopra il tetto, simbolo dei mutui più cari legati al debito pubblico USA
Il rialzo dei Treasury americani rischia di alzare le rate dei mutui delle famiglie.

Cosa cambia per risparmio e investimenti

Il rialzo dei rendimenti ha anche un effetto sui risparmi. Da un lato, chi investe in fondi obbligazionari potrebbe subire perdite nel breve periodo perché i titoli già in portafoglio perdono valore quando i tassi salgono. Dall’altro, chi oggi sottoscrive nuovi BTP o obbligazioni potrebbe ottenere cedole più generose. Il punto critico è l’inflazione che non molla: negli Stati Uniti il costo della vita resta alto, e la Federal Reserve non ha ancora tagliato i tassi. I mercati iniziano a prezzare persino un rialzo.

Perché il nodo giapponese è anche un problema europeo

L’intervento congiunto di USA e Giappone per salvare lo yen ha usato un meccanismo rivelatore: la Fed ha venduto euro per comprare yen, sfruttando la valuta europea come “scudo”. Il risultato è che da fine luglio l’euro ha perso circa il 4% sullo yen. Per un lavoratore italiano, la moneta unica più debole significa vacanze all’estero più care e beni importati che costano di più, specie energia e materie prime quotate in dollari. Un doppio colpo per il potere d’acquisto.

Un calcolo che spiega l’ansia dei mercati

Le fonti indicano che il Giappone ha già speso 73 miliardi di dollari solo a maggio per frenare il crollo dello yen, e la Bank of Japan ha iniettato altri 8,45 trilioni di yen (52,8 miliardi di dollari). Se quelle risorse vengono dirottate dai Treasury, l’offerta di titoli USA sul mercato aumenta, il prezzo scende e il rendimento sale. Con un debito di 40 trilioni di dollari, anche un aumento dello 0,25% dei tassi costa a Washington circa 100 miliardi di dollari in più di interessi annui. Somma che si aggiunge al deficit già fuori controllo. È il cortocircuito che tiene svegli i banchieri centrali: più si spende per difendere lo yen, meno si comprano bond americani; meno bond americani si comprano, più i tassi salgono per tutti.

Il vero indicatore da tenere d’occhio per le rate del mutuo non è solo la BCE: è il rendimento del Treasury a 10 anni. Se continua a salire, l’effetto si farà sentire sul prossimo aggiornamento dell’Euribor.

Fonti

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