Le immatricolazioni di auto elettriche in Italia sono scese a 7.183 unità a luglio 2026, con una quota di mercato ferma al 5,8%. Un mese prima, a giugno, la stessa quota toccava il 10,1%. Il motivo non è un calo di interesse, ma il progressivo esaurimento degli incentivi statali introdotti a ottobre 2025, i cui fondi erano terminati in un solo giorno. Per chi sta valutando il passaggio all'elettrico, il segnale è chiaro: senza bonus, il prezzo d'acquisto torna a essere l'ostacolo principale.
Quanto pesano gli incentivi sulla scelta di una famiglia
A giugno, con gli ultimi strascichi dell'Ecobonus, la crescita annua delle immatricolazioni full electric era dell'84,7%. A luglio, quella crescita è scesa al 24,8%. Il parco circolante elettrico italiano conta oggi 441.453 auto: una flotta in aumento, ma ancora marginale se confrontata con i numeri di Francia (quota di mercato al 35% a luglio), Germania (28,4% a giugno) o Regno Unito (30,1% a giugno).
La forbice non è solo statistica. Il presidente di Motus-E, Fabio Pressi, parla di «andamento a strappi del mercato» e chiede «una profonda revisione della fiscalità sulle auto aziendali». Il motivo tocca direttamente i lavoratori dipendenti: il canale delle auto aziendali, già sensibile alla riforma del fringe benefit, è il bacino che alimenta il mercato dell'usato. Intervenire lì significherebbe immettere veicoli elettrici a prezzi più accessibili per le famiglie.
L'ibrido plug-in avanza: cosa conviene oggi
Mentre l'elettrico puro rallenta, le ibride plug-in hanno raggiunto una quota di mercato del 10,5% a luglio, assorbite per il 45% dal noleggio a lungo termine. Nei primi sette mesi del 2026, le elettriche immatricolate in Italia sono 86.003 (+70,4% sullo stesso periodo del 2025), ma la quota complessiva è dell'8,1%.

I modelli più venduti a luglio raccontano una seconda tendenza: BYD Dolphin Surf (572 unità) e Leapmotor T03 (517 unità) guidano la classifica, con Tesla fuori dalla top ten. Sono vetture compatte, dal prezzo di listino più contenuto, che intercettano la domanda di chi cerca un'elettrica senza poter contare su bonus consistenti.
Pressi insiste su un punto che riguarda ogni contribuente: «occorre una grande operazione verità sui vantaggi economici che già oggi centinaia di migliaia di famiglie italiane potrebbero ottenere passando alla mobilità elettrica». Un'analisi di convenienza che, al momento, resta poco visibile al grande pubblico.
Cosa fare nell'incertezza
I dati di luglio mostrano un mercato totale dell'auto in crescita del 3,5% (123.191 immatricolazioni), ma il divario con l'Europa sulle elettriche si allarga. Per un lavoratore o una famiglia che deve decidere se investire in un'auto nuova, la situazione attuale significa due cose: da un lato, l'assenza di incentivi rende il confronto di prezzo con l'usato termico più severo; dall'altro, l'eventuale riforma della fiscalità aziendale potrebbe cambiare le carte in tavola per chi ha un'auto aziendale o pensa di acquistare un'elettrica usata dal circuito del noleggio.
Nel frattempo, il consiglio implicito è monitorare le prossime mosse del governo sugli sgravi fiscali alle imprese: è lì che si deciderà se l'elettrico diventerà una scelta per molti, o rimarrà un'opzione per chi può permettersi di anticipare il costo senza aiuti.
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