L’azienda milanese Bending Spoons debutta oggi al Nasdaq con una valutazione di 18,4 miliardi di dollari e una raccolta da 1,68 miliardi. Per chi lavora o studia in Italia, la quotazione cambia una percezione radicata: quella di un Paese in cui le società tecnologiche di alto profilo non riescono a nascere, crescere e pagare stipendi competitivi senza trasferirsi all’estero. I numeri sull’occupazione diffusi in occasione dell’IPO raccontano una realtà diversa.
La fabbrica dei talenti: 66.000 euro l’anno per i neoassunti
Il graduate program di Bending Spoons parte da 66.000 euro annui, una cifra che colloca l’azienda ben al di sopra della media retributiva italiana per i neolaureati. Con 715 dipendenti attuali e un modello di crescita che punta tutto sull’eccellenza ingegneristica, la società ha costruito un ambiente di lavoro che lo stesso CEO Luca Ferrari descrive come tra i più esigenti e formativi d’Europa.
L’elemento che dovrebbe interessare chi cerca lavoro non è solo lo stipendio. È la selettività: nel 2025 Bending Spoons ha ricevuto 900.000 candidature e assunto lo 0,04% dei candidati, un tasso 85 volte più basso di quello di Harvard. Significa che l’azienda non sta semplicemente riempiendo posizioni: sta scegliendo i profili migliori su scala globale, e lo sta facendo da Milano.
Quanto pagano le acquisizioni: i numeri del modello Bending Spoons
La strategia industriale — acquisire software maturi, ottimizzarli con dati e ingegneria, reinvestire i flussi di cassa — ha prodotto risultati finanziari che sostengono il giro d’affari e, di conseguenza, la capacità di assumere e pagare bene.

- Ricavi 2025: 1,31 miliardi di dollari (quasi il doppio dei 671 milioni del 2024)
- Utile operativo 2025: 278 milioni di dollari, margine del 21%
- Primo trimestre 2026: 601 milioni di dollari di ricavi, utile netto di 27,5 milioni (contro una perdita di 112,2 milioni nello stesso periodo del 2025)
- Capitale investito in acquisizioni nel solo primo trimestre 2026: oltre 2 miliardi di dollari
Il portafoglio include 11 brand — tra cui Vimeo, AOL, Eventbrite, Evernote — con 500 milioni di utenti attivi al mese e 9 milioni di clienti paganti in più di 80 paesi.
Tamburi e le banche italiane: un segnale per il risparmio
Tra gli investitori storici, Tamburi Investment Partners mantiene una quota tra il 2,5% e il 2,6% dopo l’IPO, una partecipazione che alla valutazione attuale vale circa 460-480 milioni di dollari. Per i risparmiatori italiani che seguono TIP, il dato conferma una scommessa di lungo periodo trasformata in un ritorno concreto.
Nel consorzio di collocamento figurano Intesa Sanpaolo (Divisione IMI CIB), UniCredit e Banca Akros – Gruppo Banco BPM, accanto a colossi come Goldman Sachs e J.P. Morgan. La presenza di tre banche italiane in un’operazione da quasi 58 milioni di azioni collocate al prezzo di 29 dollari (sopra la forchetta iniziale di 26-28 dollari) rende l’IPO un osservatorio interessante anche per chi guarda al ruolo del sistema finanziario nazionale nei grandi deal tecnologici.
“È notte fonda, il 2 agosto 2010, a Lombok, in Indonesia. Noi tre – Francesco Patarnello, Matteo Danieli e Luca Ferrari – siamo esausti dopo lunghe giornate di viaggio con lo zaino in spalla, intraprese per festeggiare la nostra laurea in ingegneria. Avremmo dovuto crollare dal sonno già da ore, ma non ci riusciamo. Abbiamo appena deciso di fondare un’azienda insieme. E siamo troppo carichi per dormire.”
La citazione è tratta dalla lettera che Luca Ferrari ha depositato presso la SEC l’8 giugno 2026. Quella notte in Indonesia è il punto di partenza di un percorso che oggi porta un’azienda italiana a suonare la campanella del Nasdaq.
Il messaggio per il lavoratore italiano non è romantico, ma operativo: l’eccellenza tecnica e la disciplina di esecuzione possono costruire un campione globale senza lasciare Milano. E possono pagare gli stipendi per dimostrarlo.
Fonti
- Financial Lounge
- Sky TG24 Economia
- Forbes Italia
- Borse.it
- La Repubblica
- Borsa Italiana (FONTE 3)
- Borsa Italiana (FONTE 7)
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