Fed, tassi fermi e inflazione al 4,1%: cosa cambia per mutui, bollette e potere d’acquisto

La Federal Reserve lascia i tassi d’interesse nell’intervallo 3,50%–3,75% e la riunione del 28-29 luglio non porterà sorprese: tutti i 104 economisti sentiti da Reuters si aspettano un nuovo stop. L’inflazione, però, resta inchiodata al 4,1% secondo l’indice PCE – il doppio del target del 2%. Per una famiglia con un mutuo variabile, per chi riempie il carrello della spesa o paga la bolletta del gas, quella stabilità è solo apparente: i prezzi non scendono, il costo del denaro non molla e il petrolio Brent oltre 90 dollari al barile rischia di accendere nuovi rincari.

Mutui e prestiti: tassi fermi (o quasi) fino a fine anno, ma sale la paura di un rialzo

Tre quarti degli analisti – 78 su 104 – non prevedono alcuna variazione dei Fed Funds per tutto il 2026. Chi sperava in un taglio dei tassi, utile ad alleggerire le rate dei mutui a tasso variabile, deve fare i conti con il sondaggio: secondo le stime mediane, il tasso non subirà aumenti prima del 2028, ma di tagli non si parla. Anzi, il 66% degli intervistati considera ormai “alta” la probabilità di un nuovo rialzo, un’inversione netta rispetto a un mese fa, quando la maggioranza la giudicava bassa.

Jeremy Schwartz, senior U.S. economist di Nomura, spiega che il presidente della Fed Kevin Warsh «sta piuttosto cercando di guadagnare tempo e di influenzare i mercati affinché lo considerino credibile, ma in realtà preferirebbe non dover aumentare i tassi». Il messaggio per le famiglie è chiaro: la rata del mutuo indicizzato difficilmente calerà nel breve periodo; se arriverà una stretta aggiuntiva, potrebbe addirittura salire. Anche i prestiti al consumo e i finanziamenti per l’auto restano cari, in un contesto in cui l’inflazione rosicchia il reddito disponibile.

Benzina, energia e spesa quotidiana: la tregua di giugno è già finita

A giugno l’indice dei prezzi al consumo (CPI) aveva regalato qualche respiro: l’energia era scesa del 5,7%, la benzina del 9,7% e la componente abitativa era cresciuta solo dello 0,1%, il minimo da gennaio 2021. Ma la nuova escalation tra Stati Uniti e Iran ha riportato il Brent sopra 90 dollari al barile e i futures sul greggio si muovono intorno a 84–91 dollari. Se lo Stretto di Hormuz resterà a rischio, benzina, riscaldamento e beni di largo consumo trasportati su gomma potrebbero subire nuovi aumenti, vanificando in parte il calo recente.

Tazza da colazione e chiave di casa su tavolo in legno illuminato dal sole mattutino, potere d'acquisto e mutui con tassi Fed fermi
La Fed lascia i tassi invariati al 3,50-3,75% mentre l'inflazione PCE resta al 4,1%, con mutui e bollette che continuano a pesare sulle famiglie.

L’effetto si legge anche sul mercato dei beni rifugio: l’oro spot è rimbalzato sopra i 4.000 dollari l’oncia (4.049 dollari il 21 luglio), segnale che molti risparmiatori cercano protezione in un momento in cui i rendimenti reali restano incerti.

Lavoro e stipendi: il nodo di un’inflazione che non si arrende

La disoccupazione è attesa intorno al 4,2% e l’economia americana dovrebbe crescere del 2% nel 2026. Non siamo in recessione, ma chi lavora vede il proprio potere d’acquisto eroso da un’inflazione che da oltre cinque anni non torna sotto controllo. Jan Groen, capo economista di Société Générale, avverte: «Se si fa sul serio riguardo al ritorno a un’inflazione al 2%, allora il momento di aumentare i tassi si sta avvicinando». Politica monetaria più restrittiva significherebbe frenare ulteriormente la domanda, con possibili riflessi su assunzioni e investimenti.

Un’analisi pubblicata su SienaPost da Luciano Fiordoni mette in guardia dall’affidarsi soltanto alla leva dei tassi: «Quando l’inflazione è in parte generata da un aumento dei margini di profitto, affidarsi alla sola politica monetaria genera effetti prociclici che vanno a minare investimenti e occupazione». In altre parole, se i prezzi salgono anche per scelte speculative delle imprese, alzare il costo del denaro rischia di penalizzare lavoratori e famiglie senza aggredire le vere cause.

Cosa fare (e cosa non fare) adesso

Con i tassi inchiodati e l’inflazione ancora lontana dall’obiettivo, il 2026 non regalerà sconti ai bilanci domestici. Chi ha un mutuo variabile può valutare surroghe o consolidamenti mentre le condizioni restano stabili, prima di eventuali rialzi. Conviene tenere d’occhio i consumi energetici e le tariffe luce-gas, perché la tregua del petrolio è appesa ai negoziati in Medio Oriente. Sul fronte del risparmio, conti deposito e BTP offrono rendimenti che almeno in parte coprono l’inflazione, ma senza una politica dei redditi che protegga salari e pensioni, il rischio è continuare a perdere terreno mese dopo mese.

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