Oltre 921.000 forme prodotte nel 2025, il 22% dell’intera Dop, con 785 allevatori che oggi campano di questo formaggio sull’Appennino emiliano. Non è solo un dato di produzione: è la fotografia di un’economia che tiene in piedi i borghi, dà reddito a centinaia di famiglie e impedisce che la montagna si svuoti. La crescita del Parmigiano Reggiano di montagna (+4,2% sul 2024, +20,4% rispetto al 2016) significa, per chi vive in quelle valli, la differenza tra restare o andarsene.
Perché questo record tocca anche chi vive in città
La posta in gioco non è solo gastronomica. Lo ha spiegato con chiarezza il presidente del Consorzio, Nicola Bertinelli: «Se non ci fosse il Parmigiano queste colline, queste montagne non sarebbero coltivate, non ci sarebbero attività produttive, non ci sarebbe neanche la presenza dell’uomo e quindi la cura del territorio». La conseguenza è concreta: «Dove le acque non sono governate, l’abbiamo già sperimentato, le montagne scendono a valle».
Tradotto per un lavoratore o una famiglia che abita in pianura: un Appennino abbandonato moltiplica il rischio idrogeologico per tutti. I 785 allevatori attivi — il 36,8% del totale dei conferitori latte per la Dop — non producono solo formaggio. Mantengono colture foraggere, governano il deflusso delle acque, presidiano un territorio che altrimenti diventerebbe fonte di danni per l’intera collettività.
Un reddito che arriva dalla certificazione “Prodotto di Montagna”
Dietro i numeri c’è una politica industriale che ha invertito una tendenza pericolosa. Tra il 2000 e il 2010 l’Appennino aveva perso 60 caseifici e il 10% della produzione di latte. Il declino si è fermato nel 2014 con il Piano Regolazione Offerta, che ha introdotto quote latte riservate alle zone montane, e nel 2016 con la certificazione “Prodotto di Montagna”.
Oggi 30 caseifici certificati lavorano oltre 218.000 forme con questo marchio, quasi il 24% della produzione montana complessiva. Per i consumatori significa una garanzia di origine più stringente; per chi produce, un posizionamento che difende il margine in un comparto dove i costi in quota sono strutturalmente più alti.

I dati del primo semestre 2026 confermano il trend: la produzione di montagna è salita del +5,9%, più della crescita media comprensoriale (+5,5%).
L’altra economia: quando la latteria diventa destinazione turistica
C’è un secondo pilastro che tocca il reddito delle famiglie della dorsale appenninica. Il Consorzio punta a trasformare queste terre in una destinazione turistica: l’obiettivo è passare da 85.000 a 300.000 presenze l’anno. Non è una suggestione: dal 31 luglio al 3 agosto Casina (Reggio Emilia) ospita la 60ª Fiera del Parmigiano Reggiano, con 42 caseifici presenti — più della metà dell’intero comprensorio montano.
«Quest’anno i numeri sono da record», ha detto il sindaco Stefano Costi, ricordando che Casina è stata nominata Città del formaggio ONAF proprio per la produzione della Dop. Quattro giorni di degustazioni, vendita diretta e, il 3 agosto, la 14ª edizione del Palio che mette in gara forme stagionate 24 e 40 mesi.
Lo sforzo non si ferma: a settembre il piano 2027
L’amministratore delegato alla montagna del Consorzio, Andrea Lori, ha annunciato per settembre-ottobre 2026 un ciclo di incontri con tutti i caseifici dell’Appennino. L’obiettivo è definire un nuovo pacchetto di interventi strategici per il bilancio preventivo 2027. Il messaggio per le 785 famiglie che vivono di questa filiera è che la fase di rilancio non è conclusa: si tratta ora di consolidare i margini e accelerare sulla valorizzazione, in un contesto dove produrre in montagna costa di più ma genera esternalità positive — paesaggio, dissesto idrogeologico, tenuta sociale — che nessun bilancio aziendale contabilizza, ma di cui beneficia l’intera collettività.
La scommessa del Parmigiano Reggiano di montagna è che grande è bello, come ha ricordato il direttore Riccardo Deserti, proprio perché dietro le 436.000 tonnellate di latte ci sono quasi 800 famiglie che restano legate al territorio. Senza di loro, l’Appennino sarebbe già sceso a valle.
Fonti
Indice dei Contenuti





