La Popillia japonica non sta divorando solo foglie e frutti. Sta erodendo la redditività delle aziende agricole piemontesi e, a catena, minaccia la stabilità dei prezzi alimentari per le famiglie e i posti di lavoro nel settore primario. La Regione Piemonte corre ai ripari con un bando da 644.954 euro per le reti anti-insetto, ma la vera posta in gioco per il cittadino-lavoratore è quanta frutta, verdura e vino resteranno sui banchi a costi accessibili nei prossimi mesi.
L’insetto che minaccia il carrello della spesa
Il coleottero arrivato dal Giappone attacca oltre 300 specie vegetali: vite, mais, soia, alberi da frutto, piante ornamentali ma anche tappeti erbosi e prati. La sua presenza in Piemonte — segnalata con allarme nell’Alessandrino, nel Canavese e fino a Chivasso — significa che intere filiere produttive sono esposte.
Per il consumatore il rischio è duplice. Meno prodotto locale disponibile spinge i distributori a importare da altre regioni o dall’estero, con possibili rincari. Inoltre i danni alle colture foraggere (prati, pascoli) si ripercuotono sulla zootecnia, con effetti indiretti sui prezzi di latte e derivati. Non esistono ancora stime ufficiali sull’impatto al dettaglio, ma la correlazione tra calamità fitosanitarie e aumento dei listini è un meccanismo noto.
Contributi alle aziende: un paracadute (anche) per l’occupazione
La Regione ha aperto un bando per finanziare reti anti-insetto con maglia massima di 16 millimetri quadrati, strutture di sostegno e materiali pacciamanti. Gli investimenti ammessi vanno da 1.000 a 150.000 euro per domanda, con un contributo a fondo perduto dell’80% per le imprese agricole (che sale al 100% per gli enti pubblici). La scadenza per presentare le domande è il 30 settembre 2026 alle ore 18.
«La prevenzione rappresenta uno degli strumenti più efficaci per salvaguardare la competitività delle aziende agricole», spiega Pietro Busso, responsabile provinciale del settore finanza agevolata di Cia agricoltori italiani Cuneo. «Nel nostro territorio la diffusione della Popillia japonica costituisce un rischio concreto per i frutticoltori e per numerose produzioni agricole. Questo bando offre l’opportunità di realizzare interventi strutturali capaci di limitare i danni e di proteggere le coltivazioni, contribuendo a garantire continuità produttiva e sostenibilità economica alle imprese».

Tradotto in termini pratici: un’azienda che investe oggi in protezioni evita di dover tagliare personale o di scaricare a valle i costi dei raccolti perduti. Il lavoratore agricolo — e il consumatore finale — hanno un interesse diretto a che questi fondi vengano utilizzati e in fretta. Busso invita «tutte le aziende interessate a non attendere gli ultimi giorni per informarsi», segnale che la coperta dei fondi, pur preziosa, potrebbe non bastare per tutti.
Cosa rischia chi lavora nella filiera
L’agricoltura piemontese, in particolare nei comparti ortofrutticolo, vitivinicolo e florovivaistico, è fatta di piccole e medie imprese ad alta intensità di manodopera. Se un frutteto viene devastato, non si perde solo la produzione dell’anno: si mette a repentaglio la continuità occupazionale di addetti stagionali e fissi.
La Lombardia — dove il coleottero è insediato dal 2014 in provincia di Lecco — offre un parallelo istruttivo. Il consigliere regionale Gian Mario Fragomeli ha denunciato la bocciatura di una mozione urgente: «Per Regione Lombardia la devastazione che la Popillia japonica sta portando nelle coltivazioni non è un problema». Una sottovalutazione politica che, se replicata altrove, lascia sguarniti proprio i lavoratori e i piccoli imprenditori agricoli.
Il nodo dei prezzi: quanto incide la prevenzione
La dotazione del bando (644.954 euro) può sembrare modesta rispetto all’estensione del fenomeno. Considerando un contributo medio di qualche decina di migliaia di euro a progetto, il numero di aziende che riusciranno a proteggersi è limitato. Chi resta fuori dovrà fronteggiare i danni con risorse proprie o subire perdite, con l’effetto di ridurre l’offerta locale e premere al rialzo sui prezzi di prodotti come pesche, mele, uva da vino e ortaggi.
Per le famiglie piemontesi, la battaglia contro la Popillia japonica non è una questione per addetti ai lavori. È la partita che decide se la frutta al mercato rionale resterà un alimento accessibile o diventerà un lusso, e se i posti di lavoro nei campi reggeranno la prossima stagione.
Fonti
- La Stampa
- La Fedeltà
- Gazzetta d’Alba
- Giornale La Voce
- La Sentinella del Canavese
- LeccoToday
- Giornale di Lecco
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