La notizia che da Wolfsburg rimbalza in tutta Europa ha un corpo numerico che parla direttamente alle famiglie: 40.000 dipendenti diretti rischiano di perdere il lavoro nei quattro stabilimenti tedeschi che Volkswagen potrebbe chiudere tra il 2031 e il 2034, e il piano del ceo Oliver Blume mette sul tavolo fino a 100.000 tagli occupazionali nel mondo. Non è una ristrutturazione qualunque: è la più profonda nei quasi 90 anni del gruppo, con un impatto che dai cancelli delle fabbriche si allunga fino ai risparmiatori e all’indotto che da decenni dà ossigeno all’economia tedesca.
Quattro fabbriche, 40mila famiglie: il piano di chiusura
Le indiscrezioni pubblicate da Der Spiegel e confermate da fonti vicine al dossier disegnano un calendario preciso: Zwickau ed Emden potrebbero fermarsi già nel 2031, lo stabilimento di veicoli commerciali di Hannover nel 2032, mentre per il sito Audi di Neckarsulm la chiusura è ipotizzata nel 2034. I quattro impianti occupano insieme circa 40.000 lavoratori, ma il piano Blume aggiungerebbe altri 50.000 tagli su scala globale ai 50.000 già concordati a fine 2024 con i sindacati per la sola Germania.
La forbice è ampia — 100.000 posti a rischio su una forza lavoro mondiale di 630.000 dipendenti — e colpisce siti che fino a ieri erano il simbolo della transizione elettrica tedesca. Il dato che spiega la svolta è la sovraccapacità produttiva: gli impianti tedeschi viaggiano già oggi all’81% di utilizzo, con una proiezione al 73% entro il 2030. Zwickau, il più virtuoso oggi (88%), crollerebbe al 42% alla fine del decennio.
Sindacati in guerra: «Li fermeremo con ogni mezzo»
«Se questi progetti dovessero concretizzarsi, li impediremmo con ogni mezzo»: la frase è di Christiane Benner, presidente del potente sindacato IG Metall e vicepresidente del Consiglio di sorveglianza Volkswagen. Il sindacato ha mobilitato i lavoratori in 20 siti in tutta la Germania, con manifestazioni che stamattina hanno accompagnato l’apertura del Consiglio di sorveglianza a Wolfsburg.

Thorsten Groeger, dirigente IG Metall, ha avvertito che si rischia un «grave conflitto» se l’azienda non cambia rotta. Il muro sindacale non è solo retorico: nel board di Volkswagen i rappresentanti dei lavoratori occupano 10 seggi, uno in più del fronte azionista dopo le dimissioni di Susanne Wiegand. E la Legge Volkswagen impone una maggioranza dei due terzi per decidere la chiusura di stabilimenti — anche se Zwickau e Neckarsulm, formalmente, non ricadrebbero sotto questa tutela.
Il Land Bassa Sassonia, che detiene il 20% dei diritti di voto, ha già dichiarato la propria opposizione. La partita è politica prima ancora che industriale, e difficilmente si chiuderà oggi: la riunione in corso è considerata l’avvio di un negoziato che durerà mesi.
Cosa cambia per chi lavora nell’indotto e per i risparmiatori
Chi oggi lavora in una delle migliaia di imprese medio-piccole che forniscono componenti, logistica e ingegneria al gruppo Volkswagen guarda a Wolfsburg con la stessa apprensione di un dipendente diretto. La filiera automotive tedesca, quando un colosso riduce la capacità produttiva, subisce un contraccolpo a catena fatto di commesse più selettive, prezzi compressi e ristrutturazioni a propria volta.
Per i risparmiatori il segnale è già scritto nel listino: il titolo Volkswagen scambia vicino ai minimi degli ultimi 16 anni, con un rapporto prezzo/valore contabile di appena 0,18. Le famiglie azioniste Porsche e Piëch hanno visto erodersi decine di miliardi dal valore delle loro partecipazioni. Il gruppo stima che i soli dazi statunitensi possano costare 5 miliardi di euro l’anno, e punta a più che triplicare il margine operativo — dal 3,3% del primo trimestre 2026 al 9% entro il 2030 — tagliando gli investimenti da 180 a 135 miliardi di euro nel periodo 2027-2031.
Non c’è un fallimento dichiarato, e le analisi finanziarie prevedono una crescita degli utili a doppia cifra se la ristrutturazione andrà in porto. Ma la posta in gioco per chi vive di lavoro — diretto o indiretto — è la tenuta di un modello sociale che per decenni ha garantito occupazione stabile, salari elevati e un ecosistema industriale solido. La trattativa è appena cominciata.
Fonti
- Il Sole 24 ORE
- AGI
- RSI
- L'Automobile
- Rainews
- Motor1
- La Stampa
- Yahoo Finance
- SoldiOnline
- FIRSTonline
- Affari Italiani
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