Siccità al Nord: autobotti, ordinanze anti-spreco e caro-bollette. Cosa cambia per le famiglie

La crisi idrica che sta prosciugando il bacino del Po non è più solo un allarme per gli agricoltori. Con oltre 100 Comuni tra Piemonte e Lombardia già in difficoltà per l'acqua potabile e 106 amministrazioni in Piemonte che hanno emanato ordinanze per limitare i consumi, la siccità bussa alla porta di casa. E con sé porta tre conti immediati per le famiglie: il rischio razionamenti, la corsa dei prezzi alimentari e una futura stangata in bolletta per pagare gli interventi d'emergenza.

Acqua corrente a singhiozzo: i Comuni dove servono le autobotti

In Piemonte sono già oltre 70 i Comuni e le frazioni riforniti tramite autobotti. Dall'inizio dell'emergenza sono stati effettuati 581 trasporti d'acqua, con una spesa che ha già superato i 400 mila euro. La Regione Piemonte si prepara a dichiarare lo stato di emergenza nella Giunta di lunedì 3 agosto: una mossa che consentirà al presidente Alberto Cirio di adottare ordinanze straordinarie per garantire l'approvvigionamento idrico.

Tradotto per chi abita in queste zone: significa che l'acqua corrente potrebbe non essere più garantita 24 ore su 24. E dove non arrivano ancora le autobotti, arrivano le ordinanze comunali anti-spreco — 106 solo in Piemonte — che fissano limiti e divieti precisi su come usare l'acqua di casa. Riempire piscine, lavare l'auto, innaffiare il giardino: in molti Comuni sono attività già vietate o fortemente limitate, con multe per chi trasgredisce.

Chi vive nelle aree servite dall'acquedotto del Delta del Po deve mettere in conto anche un altro rischio: l'intrusione salina rischia di compromettere la centrale di potabilizzazione di Ponte Molo, nel territorio di Taglio di Po (Rovigo). Se il cuneo salino dovesse avanzare, l'acqua del rubinetto potrebbe diventare non potabile.

Il conto al supermercato: riso, mais e soia verso prezzi più alti

Il deficit di precipitazioni ha raggiunto il 55% negli ultimi tre mesi e i bacini idrici sono ai livelli minimi stagionali. L'agricoltura è alle strette e questo si rifletterà sui prezzi al dettaglio. Le colture più a rischio sono quelle che in questo momento hanno il maggiore fabbisogno idrico: il riso è nel pieno della fioritura, mais e soia stanno attraversando la fase conclusiva del ciclo produttivo.

L'assessore regionale lombardo all'Agricoltura Alessandro Beduschi è stato chiaro: «Arriveremo ai primi giorni di agosto, poi la stagione irrigua si fermerà. […] I secondi raccolti diventano sempre più improbabili se non inizi prima. Non c'è grande prospettiva per il mese di agosto, arrivare a settembre con l'irrigazione è, di fatto, impossibile».

Letto del Po in secca con fango spaccato dal sole e pozze d'acqua residue che riflettono il cielo, siccità nel Nord Italia
Il bacino del Po soffre la siccità più grave degli ultimi decenni: oltre cento comuni tra Piemonte e Lombardia già in difficoltà per l'approvvigionamento idrico.

Meno prodotto disponibile significa prezzi in aumento nei prossimi mesi, in particolare per riso e derivati. Considerando che l'Italia è tra i principali produttori mondiali di riso e che il comparto del Ticino in Lombardia ha già le risorse «praticamente esaurite», l'impatto sugli scaffali è una conseguenza quasi automatica.

In Lombardia, il deficit idrico regionale è tra il 50 e il 60% — unica eccezione il sistema Garda-Mincio, che per ora regge. Nel bacino dell'Adda il deficit tocca il -61%, e nonostante un accordo tra Regione e concessionari (A2A, Edison, Enel) per rilasciare 23,5 milioni di metri cubi d'acqua complessivi fino al 7 agosto, l'assessore Beduschi avverte: «Potremo garantire un apporto minimo ma insufficiente al mondo agricolo».

Quanto ci costerà in bolletta

I costi dell'emergenza non restano confinati ai bilanci pubblici. I 400 mila euro già spesi in Piemonte per i trasporti d'acqua con autobotti sono solo la punta dell'iceberg: la Regione ha annunciato che attingerà anche al fondo regionale di Protezione civile se la situazione peggiorerà.

Per i cittadini questo si traduce in un meccanismo noto: le spese straordinarie sostenute dagli enti locali e dai gestori del servizio idrico finiscono per essere scaricati sulle tariffe degli anni successivi. A questo si aggiunge la necessità strutturale di investire in infrastrutture: nuovi invasi, reti idriche più efficienti (in Italia il 42,4% dell'acqua immessa viene persa nella distribuzione), sistemi di irrigazione che non disperdano risorsa. Opere indispensabili, ma che qualcuno dovrà pagare.

L'unica misura che ha già prodotto un risultato concreto senza costi aggiuntivi è stata l'innalzamento di 15 centimetri del livello del Lago Maggiore, deciso a fine aprile dall'Autorità di bacino. Una scelta «storica», l'ha definita il segretario generale Alessandro Delpiano, perché «arriva dopo ottant'anni dalla precedente» e ha permesso di invasare 30 milioni di metri cubi d'acqua in più, quasi quanto l'intera diga di Ridracoli. Una soluzione a costo zero che ha ritardato il collasso, ma che da sola non basta più.

Il vero banco di prova per le famiglie arriverà nei prossimi giorni. Le previsioni meteo non segnalano piogge significative e annunciano temperature torride. A Cremona il Po ha toccato un nuovo record storico negativo: -8,56 metri sotto lo zero idrometrico, e gli esperti non escludono che possa scendere fino a -9. Se i razionamenti si estenderanno e il carrello della spesa inizierà a salire, la siccità smetterà di essere un titolo da telegiornale per diventare una voce fissa nel bilancio mensile delle famiglie del Nord.

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