Siccità al Nord: la crisi dell’acqua colpisce bollette, spesa e risparmi delle famiglie

Il deficit idrico in Piemonte ha toccato il 44% rispetto alla media trentennale, la portata del Po è crollata da 150-180 metri cubi al secondo a 35-40 nel giro di poche settimane, e il lago Maggiore perde 3-4 centimetri al giorno. I numeri della siccità nell’Italia settentrionale non sono più un’emergenza agricola da addetti ai lavori: stanno entrando direttamente nei portafogli di chi abita in queste regioni, tra bollette più care, carrelli della spesa che si svuotano e redditi a rischio.

La bolletta energetica: meno acqua, meno corrente idroelettrica

Nei primi cinque mesi del 2026 la produzione di energia idroelettrica è calata del 18% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e del 30% rispetto al 2024. Con i bacini in secca e i fiumi ridotti a rigagnoli, le centrali funzionano a ritmo ridotto proprio quando l’ondata di calore spinge la domanda di elettricità per raffrescamento.

Per un lavoratore o una famiglia questo si traduce in due rischi concreti. Il primo è il rialzo del prezzo dell’energia sul mercato all’ingrosso, che con ritardo di qualche mese arriva in bolletta. Il secondo è la dipendenza da fonti termoelettriche più costose per compensare il buco idroelettrico. Con la produzione da acqua in affanno, il mix energetico si sposta su gas e altre fonti: un meccanismo che storicamente alza il costo medio del kilowattora.

Il carrello della spesa: i campi di riso non producono più

Nel Vercellese le rese arrivano ancora a 6 quintali per campo. In alcune zone del Pavese si è scesi a 30 chilogrammi. La differenza è abissale e dipende dalla distanza dalla fonte di approvvigionamento alpina: la Lomellina dista 60-70 chilometri e l’acqua, quando arriva, è poca.

L’Ente Nazionale Risi denuncia difficoltà crescenti nel gestire il ciclo dell’acqua, mentre le tariffe per l’irrigazione sono aumentate del 15% in una stagione sola. Chi coltiva riso si trova schiacciato tra costi di produzione insostenibili e prezzi dimezzati. Per le famiglie il segnale è chiaro: se il riso italiano prodotto è meno e a costi più alti, il prezzo al dettaglio nei supermercati può solo salire, oppure lo scaffale si riempie di prodotto importato dal sud-est asiatico.

Letto del Po in secca con acqua ridotta e sponde aride, siccità al Nord Italia tra agricoltura e crisi energetica
La portata del Po è ai minimi storici e la siccità nel Nord Italia fa salire bollette e costi al supermercato per le famiglie.

Alberto Lasagna, direttore di Confagricoltura Pavia, lo spiega in modo viscerale: «L’acqua è scomparsa all’improvviso — con la conclusione dello scioglimento delle nevi e la poca che c’è arriva dallo scioglimento di ghiacci secolari: in pratica stiamo usando i risparmi dei nostri trisnonni».

Quando rubare l’acqua diventa un problema di vicinato

Con la risorsa che scarseggia, gli agricoltori lombardi accusano i colleghi piemontesi di prelievi eccessivi. Le autorità vengono sollecitate a intensificare i controlli per evitare «furti d’acqua», un’espressione che Lasagna giudica eccessiva ma sintomatica: «La siccità funziona al contrario dei terremoti. Più ci si allontana dalla fonte di approvvigionamento, più le conseguenze risultano evidenti».

Il conflitto sull’acqua non è solo un fatto tra agricoltori. Quando la disponibilità idrica cala sotto la soglia critica di 450 metri cubi al secondo sul Po, il cuneo salino risale l’entroterra fino a 20 chilometri dal mare. L’acqua salata rende impossibile l’irrigazione nei territori del Delta, tagliando ulteriormente la produzione di cibo e il reddito di chi ci lavora. Il presidente di Anbi Francesco Vincenzi stima che con un aumento di 3 gradi di temperatura si avrà un calo del 20% nelle rese agricole. Più in generale, le proiezioni climatiche attuali indicano una possibile perdita fino al 5% del PIL italiano al 2040.

Quanto ci costa non investire sull’acqua

Il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici è fermo, e secondo Anbi servirebbero 10 miliardi di euro aggiuntivi l’anno per fare i conti con l’acqua. Al momento il sistema-Paese ne stanzia 7. Intanto, soluzioni come il water farming — che consente risparmi idrici e riutilizzo della risorsa — restano sulla carta: un investimento di 20 milioni di euro frutterebbe, secondo i calcoli di Confagricoltura Pavia, 1 miliardo di metri cubi di acqua recuperabile.

Per un lavoratore del Nord che paga una bolletta, fa la spesa al supermercato e magari ha un mutuo da onorare, il costo dell’inazione non è astratto: si materializza ogni volta che un campo resta secco, che una centrale idroelettrica gira a mezzo regime, che il prezzo del riso o dei prodotti freschi schizza senza preavviso. Il regime idrico di queste terre è rimasto identico per 7 secoli. Oggi non lo è più, e il conto arriva alla cassa.

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