Spesa 2030: addio alle casse d’acqua, quanto ci costerà il nuovo regolamento UE

Dal 1° gennaio 2030 le classiche confezioni da sei bottiglie d’acqua spariranno dai supermercati italiani, insieme alle reti per la frutta e alle bustine monodose di ketchup. Non è un’esercitazione: il Regolamento UE 2025/40 vieta i multipack in plastica monouso considerati “imballaggi di comodo”, e per le famiglie italiane significa ripensare da zero un’abitudine che oggi vale circa 2,5 fardelli al mese. La partita è già aperta, e le imprese del settore stanno trattando con Bruxelles per correggere la norma prima che entri in vigore.

Cosa cambia davvero dal 12 agosto 2026 (e perché la spesa non viene toccata subito)

Dal 12 agosto 2026 entrano in vigore i primi obblighi del regolamento europeo, ma non toccano direttamente il carrello della spesa. Saranno vietati gli imballaggi alimentari contenenti PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche) oltre soglie rigorose: 25 parti per miliardo per singolo PFAS, 250 ppb per la somma di tutti i PFAS rilevati, 50 parti per milione per le PFAS totali. Vengono inoltre confermati i limiti per piombo, cadmio, mercurio e cromo esavalente, che non potranno superare i 100 milligrammi per chilogrammo nell’imballaggio.

Le confezioni già presenti sugli scaffali prima del 12 agosto potranno essere vendute fino a esaurimento. Nessun rincaro immediato, quindi, ma i produttori dovranno adeguare materiali e processi produttivi, un costo che potrebbe riflettersi sui prezzi al consumo nei mesi successivi.

Acqua minerale: 273 litri l’anno a famiglia, ma dal 2030 niente più manico

Il vero scossone arriva il 1° gennaio 2030. Da quella data saranno vietati gli imballaggi multipli di plastica monouso usati per raggruppare bottiglie, lattine e vaschette quando servono solo a incoraggiare l’acquisto di più unità. Tradotto: le pellicole che tengono insieme le sei bottiglie d’acqua con il manico spariranno.

Le famiglie italiane consumano in media 273 litri di acqua minerale l’anno, pari a circa 22,75 litri al mese, che con bottiglie da 1,5 litri significa circa 2,5 multipack mensili. Senza il fardello, acquistare la stessa quantità diventa più scomodo e potenzialmente più caro, perché la logistica del trasporto ricade interamente sul consumatore.

Supermercato senza imballaggi in plastica con carrello della spesa e bottiglie di vetro, regolamento UE imballaggi 2030
Dal 2030 spariranno le confezioni in plastica monouso per acqua e frutta, un cambio epocale per le abitudini di spesa degli italiani.

Il settore non è rimasto fermo. Ettore Fortuna, vicepresidente di Mineracqua, ha dichiarato: «la confezione con il manico agevola la portabilità delle bottiglie e assicura maggior sicurezza perché protegge le bottiglie». Secondo quanto riferito da Fortuna, i funzionari europei avrebbero assicurato che «la norma sarà corretta», ma al momento non c’è ancora nulla di scritto. La Commissione UE pubblicherà orientamenti dettagliati entro il 12 febbraio 2027, comprese eventuali esenzioni per imballaggi necessari alla manipolazione.

Il deposito cauzionale: dal 2029 paghiamo un extra (ma possiamo riaverlo)

Un’altra voce destinata a incidere sul bilancio familiare è il sistema di deposito cauzionale che gli Stati membri dovranno istituire entro il 1° gennaio 2029 per raggiungere il 90% di raccolta differenziata delle bottiglie di plastica. In pratica, al momento dell’acquisto il consumatore paga una piccola somma aggiuntiva, recuperabile solo riportando il contenitore vuoto al punto di raccolta.

L’Italia nel 2024 ha intercettato il 68% degli imballaggi per bevande in plastica, lontano dal 90% richiesto. Un Paese può chiedere l’esenzione se dimostra di aver raggiunto almeno l’80% di raccolta entro il 2026, ma la soglia resta molto alta. «Arrivare al 90% è praticamente impossibile», ha affermato Fortuna, precisando che il settore non si oppone al sistema cauzionale ma chiede di poterlo raggiungere «anche con altri procedimenti».

Quanto ci costerà: il conto per una famiglia tipo

I numeri dei consumi permettono un calcolo concreto. Una famiglia italiana che consuma 273 litri annui di acqua minerale acquista circa 182 bottiglie da 1,5 litri (273 ÷ 1,5). Se il deposito cauzionale fosse fissato a una cifra compresa tra 0,10 e 0,25 euro a bottiglia — valori già in vigore in Germania — l’esborso aggiuntivo oscillerebbe tra 18 e 45 euro l’anno, che tornano in tasca solo restituendo ogni bottiglia vuota. Per chi non ha tempo o modo di farlo, diventa una tassa implicita sulla spesa quotidiana.

Il comparto dell’acqua minerale italiana esporta 1,7 miliardi di litri con un attivo commerciale di 700 milioni di euro annui. Negli ultimi quindici anni, pur con un mercato cresciuto del 30%, le aziende hanno mantenuto invariata la quantità di plastica immessa grazie alla riduzione del peso delle bottiglie. Un percorso di efficienza che, se riconosciuto, potrebbe tradursi in un impatto meno brusco sulle tasche dei consumatori.

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