Il futuro di easyJet si decide entro pochi giorni. Il consiglio d’amministrazione ha respinto anche la quarta offerta da 4,93 miliardi di sterline presentata dal fondo americano Castlelake, ma ha concesso una proroga fino al 5 luglio 2026 per una nuova proposta o l’annuncio del ritiro. Dietro i numeri della finanza, il nodo vero è uno solo: cosa succede al biglietto aereo che hai già comprato o che stai per cercare.
L’incubo di un mercato con un concorrente in meno
Castlelake ha dichiarato di voler mantenere l’integrità della compagnia. Le rassicurazioni non bastano, però, a Londra, Bruxelles e Berna. Un funzionario dell’Antitrust UE ha ricordato che un posto in aereo su undici sui voli intra-europei è targato easyJet. Se il fondo decidesse di smembrare la low cost e vendere gli asset – aerei, slot, pezzi di ricambio – per massimizzare il guadagno immediato, «i cittadini Ue avrebbero molta meno possibilità di movimento e di scelta. Con un impatto negativo anche sulle tariffe che aumenterebbero significativamente».
Tradotto: meno voli disponibili e prezzi più alti sulle rotte oggi servite dal vettore arancione. Il governo britannico chiede «la garanzia scritta che non ci sarà alcuno smembramento».
Perché l’Italia è tra i Paesi più esposti
In Italia easyJet è il terzo vettore per numero di voli, alle spalle di Ryanair e ITA Airways. Gli scali più coperti sono Napoli Capodichino e Milano Malpensa. Un disimpegno – o anche solo una riorganizzazione delle rotte verso destinazioni più redditizie – toglierebbe collegamenti che oggi diamo per scontati:

- Da Malpensa verso capitali europee, ma anche Reykjavik, Rovaniemi, Tbilisi, Sharm el-Sheikh, Marrakech, Capo Verde
- Da Napoli verso piccole e grandi città europee, oltre a Oporto, Marsa Alam, Edimburgo e una decina di isole greche come Skiathos, Mykonos, Rodi, Kos e Santorini
Sono tratte che servono tanto il turismo quanto chi viaggia per lavoro o per raggiungere parenti all’estero. Un’eventuale riduzione dell’offerta colpirebbe prima di tutto il potere d’acquisto delle famiglie che oggi incrociano le dita aspettando l’offerta giusta.
Il modello “value” che può cambiare il conto in cassa
C’è un’altra ipotesi, meno catastrofica ma altrettanto concreta. Castlelake potrebbe non chiudere easyJet, ma trasformarla in una compagnia “value”, abbandonando il segmento dei voli a 19 euro per spingersi su servizi premium a pagamento. La divisione easyJet Holidays, il tour operator interno, ha generato il 38% dell’utile lordo della compagnia trasportando solo il 3,3% dei passeggeri tra ottobre 2024 e settembre 2025. È questa – scrivono gli analisti – la vera macchina da soldi.
Per il viaggiatore significa uno scenario a forbice: chi cerca il prezzo stracciato potrebbe non trovarlo più, mentre Ryanair e le altre low cost rimanenti potrebbero approfittare del vuoto lasciato dalla concorrente per alzare le proprie tariffe, senza più la necessità di rincorrere easyJet al ribasso.
La partita resta aperta. La data da segnare sul calendario è il 5 luglio, ma la variabile che conta è il modello di business che sopravvivrà all’offerta finale.
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