Petrolio alle stelle dopo gli attacchi USA-Iran: cosa rischia il tuo potere d’acquisto

Il greggio Brent ha guadagnato il 3,2% nella mattinata dell'8 luglio, toccando 76,56 dollari al barile, mentre il WTI è salito a 72,70 dollari. A spingere le quotazioni sono i raid aerei americani su oltre 80 obiettivi in Iran e la decisione di Washington di revocare la licenza che permetteva a Teheran di vendere petrolio. Per le famiglie italiane, questo rimbalzo rischia di tradursi in un doppio colpo: carburanti più cari già dalle prossime settimane e nuove pressioni sui tassi dei mutui, proprio mentre la Federal Reserve valuta se alzare il costo del denaro già a luglio.

Perché il rialzo del greggio tocca subito la spesa quotidiana

Il Brent sopra i 76 dollari non è ancora ai picchi di guerra superiori a 120 dollari, ma il meccanismo di trasmissione ai prezzi alla pompa è immediato. Con lo Stretto di Hormuz — da cui transita circa un quinto dell'offerta energetica globale — nuovamente a rischio dopo gli attacchi a tre navi commerciali, ogni giorno di instabilità si traduce in un premio di rischio che i mercati incorporano subito.

Come ha spiegato Saul Kavonic, responsabile della ricerca di MST Marquee, «l'attuale escalation ricorda al mercato quanto sia ancora fragile il passaggio attraverso lo Stretto». Il traffico navale nell'area, già compromesso dal conflitto iniziato a febbraio, potrebbe restare sotto il 50% dei livelli pre-bellici se le tensioni persistono: uno scenario che spingerebbe i prezzi ancora più in alto.

Mutui e prestiti: l'effetto indiretto che arriva dalla Fed

Il canale meno visibile ma più pericoloso per i bilanci familiari passa dalle banche centrali. La giornata dell'8 luglio è cruciale perché verranno pubblicati i verbali dell'ultima riunione della Federal Reserve, la prima guidata dal nuovo presidente Kevin Warsh. Gli analisti prevedono un rialzo dei tassi a settembre, ma non escludono un intervento già a luglio.

Cristalleria con greggio e monete d'oro in controluce, rialzo del prezzo del petrolio sui mercati globali
Il greggio Brent vola a 76 dollari dopo l'escalation USA-Iran, con effetti immediati su carburanti e mutui delle famiglie.

Per chi ha un mutuo a tasso variabile o sta valutando un finanziamento, il messaggio è chiaro: il caro-energia alimenta l'inflazione, e l'inflazione spinge le banche centrali ad alzare i tassi. Il decennale giapponese ha già raggiunto il 2,84%, massimo dal 1997, segnalando che il mercato obbligazionario globale sta già prezzando uno scenario di tassi più alti.

Cosa controllare nei prossimi giorni:

  • I dati EIA sulle scorte di greggio USA: un calo superiore ai 2,4 milioni di barili attesi dagli analisti Reuters rafforzerebbe il rialzo
  • I verbali Fed di oggi: ogni accenno a un rialzo anticipato dei tassi si rifletterà sulle rate dei mutui indicizzati
  • L'evoluzione degli attacchi nello Stretto di Hormuz: tre navi sono già state colpite, tra cui una gasiera qatariota e una petroliera saudita

Il nodo del potere d'acquisto: stipendi fermi, costi in salita

Il rialzo del petrolio arriva in una fase già complicata per i mercati azionari asiatici: Tokyo ha perso l'1,6%, Seul oltre il 5%, con gli investitori che riducono l'esposizione al rischio. Questo clima di avversione colpisce anche i fondi pensione e i piani di accumulo dei risparmiatori italiani.

Se il Brent dovesse mantenere i livelli attuali o salire ancora, la combinazione benzina + bollette + tassi eroderebbe il potere d'acquisto delle famiglie in un momento in cui i salari, nel nostro Paese, restano sostanzialmente fermi. Il Dipartimento del Tesoro USA ha fissato al 17 luglio il termine per la chiusura ordinata delle transazioni petrolifere iraniane ancora in corso: dopo quella data, se le sanzioni saranno pienamente operative, la pressione sui prezzi potrebbe intensificarsi.

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