Mini-pacchi extra-UE: 3 euro da luglio, 2 euro Italia da ottobre

Chi compra abitualmente da siti di e-commerce fuori dall'Unione europea si trova davanti a un cambiamento concreto e definitivo. Dal 1° luglio 2026 ogni spedizione proveniente da Paesi terzi con valore dichiarato fino a 150 euro costa 3 euro in più, per effetto del nuovo dazio europeo. L'Italia aveva previsto una tassa aggiuntiva da 2 euro per la stessa data, ma il Governo ha deciso di rinviarla al 1° ottobre: un ritardo che evita il cumulo immediato, non la cancellazione del balzello.

Dal 1° luglio ogni pacco da fuori UE costa 3 euro in più

Il dazio europeo da 3 euro si applica a partire dal 1° luglio 2026 su tutte le spedizioni extra-UE con valore dichiarato non superiore a 150 euro. È un contributo fisso per spedizione: non varia in base al prezzo del prodotto. Che si ordini un oggetto da 8 euro o da 140 euro, il costo aggiuntivo resta lo stesso.

Il valore rilevante in dogana è il prezzo di vendita della merce, al netto di trasporto e assicurazione se indicati separatamente in fattura. La misura colpisce in particolare gli acquisti su piattaforme di commercio online che spediscono direttamente da Paesi extra-europei. Rientrano nell'ambito anche i pacchi tra privati senza corrispettivo economico, come i regali inviati dall'estero, purché di valore dichiarato inferiore ai 150 euro.

Fino al 30 giugno 2026, questi pacchi entravano nel mercato europeo senza dazi aggiuntivi, grazie a una franchigia doganale introdotta nel 1992. Il nuovo dazio la abolisce definitivamente: si tratta di uno dei primi tasselli della riforma doganale comunitaria, che punta a rafforzare i controlli sulle merci importate. Nel 2024, secondo i dati citati dalla Commissione europea, nel mercato unico sono arrivati circa 4,6 miliardi di euro di piccoli pacchi: oltre il 90% proveniva dalla Cina.

Il Governo rinvia la tassa italiana da 2 euro al 1° ottobre

Il contributo italiano da 2 euro era previsto anch'esso per il 1° luglio 2026. Il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 22 giugno 2026, ha approvato il Decreto Infrastrutture che sposta la decorrenza al 1° ottobre 2026, separando i due prelievi nel tempo. Il rinvio risponde alle richieste delle associazioni della logistica e dei trasporti, preoccupate per l'impatto di una doppia tassazione immediata sulle spedizioni di basso valore.

La tassa italiana, introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, copre i costi amministrativi nazionali degli adempimenti doganali. Ha natura diversa dal dazio europeo: non concorre alla base imponibile IVA, quindi il consumatore non paga ulteriore IVA su quel contributo. Sul prezzo finale, però, il suo peso è immediato quanto quello del dazio.

Tassa mini-pacchi: 3 euro UE dal 1° luglio, 2 euro Italia rinviata a ottobre
Corriere firma la ricevuta di consegna di un pacco. Foto di RDNE Stock project su Pexels

Il rinvio non è una cancellazione. Salvo nuovi interventi normativi, dal 1° ottobre 2026 entrambe le tasse saranno attive contemporaneamente.

Quanto si spende di più: il calcolo spedizione per spedizione

Per chi ordina prodotti da piattaforme extra-europee, i numeri sono diretti:

PeriodoDazio UETassa italianaCosto aggiuntivo per spedizione
1° luglio – 30 settembre 20263 euro3 euro
Dal 1° ottobre 20263 euro2 euro5 euro

Chi ordina dieci pacchi all'anno da siti extra-europei paga 30 euro in più solo per il dazio europeo da 3 euro. Dal 1° ottobre, con entrambe le tasse attive, la stessa frequenza di acquisti pesa 50 euro in più all'anno. Chi compra raramente avverte poco la differenza; chi acquista con regolarità deve mettere in conto un costo fisso che prima non esisteva. L'impatto reale varia da acquirente ad acquirente, ma il meccanismo è identico per tutti: una voce aggiuntiva applicata indipendentemente dal valore del singolo prodotto.

A questi importi si aggiungono gli oneri doganali già previsti: IVA all'importazione e, quando applicabili, dazi ordinari sulla merce. Il dazio da 3 euro e il futuro contributo da 2 euro si sommano a quelli preesistenti, senza sostituirli.

Perché Bruxelles ha abolito la franchigia del 1992

La riforma nasce dall'esigenza di gestire il boom delle importazioni a basso costo. Secondo la Commissione europea, il vecchio sistema creava un carico eccessivo sulle dogane e condizioni di concorrenza squilibrate tra i venditori europei e quelli che spediscono da Paesi terzi. Il dazio da 3 euro serve anche a contrastare la sottodichiarazione del valore delle merci e l'ingresso di prodotti non conformi agli standard europei.

L'Unione europea prevede di completare un nuovo sistema informatico comune per la gestione doganale entro il 2028, destinato a rendere più efficienti i controlli sulle importazioni.

Per chi finora non ci aveva mai prestato attenzione, il calcolo è semplice: un prodotto da 10 euro spedito da fuori UE costerà alla dogana almeno 13 euro dal 1° luglio, e almeno 15 euro dal 1° ottobre, senza contare l'IVA. Sommati su più ordini nell'anno, questi costi fissi ridisegnano la convenienza di molti acquisti internazionali che fino a ieri sembravano quasi gratuiti da spedire.

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