Lavoro sportivo e volontariato: come funziona davvero la soglia dei 15.000 euro

La circolare n. 7/E del 7 agosto 2026 dell’Agenzia delle Entrate riscrive le regole fiscali per chi lavora nello sport dilettantistico. Il punto centrale non è solo tecnico: arriva un tassello importante, con la conferma che la soglia di non imponibilità di 15.000 euro annui si applica a qualsiasi tipologia contrattuale, incluso il lavoro subordinato. Tradotto: un istruttore di nuoto assunto come dipendente da una ASD, un allenatore con contratto co.co.co. e un collaboratore con partita IVA condividono lo stesso plafond di esenzione. Superata quella cifra, scattano le regole ordinarie del lavoro dipendente.

Il vero cambio di rotta riguarda però i volontari sportivi. I rimborsi spese forfetari fino a 400 euro mensili — quelli che l’associazione riconosce per la partecipazione a eventi e manifestazioni — concorrono al raggiungimento della soglia dei 15.000 euro. Non sono una corsia separata.

Cosa succede quando un volontario supera la soglia

Il meccanismo è lineare ma nasconde una trappola. Se un volontario ha già incassato nell’anno solare compensi di lavoro autonomo sportivo che, sommati, raggiungono o superano i 15.000 euro, qualsiasi rimborso forfetario percepito successivamente diventa interamente imponibile. E su quell’importo scatta la ritenuta d’acconto prevista dall’articolo 25 del D.P.R. n. 600/1973.

Facciamo un esempio concreto. Un volontario che ha già incassato 15.000 euro di compensi per prestazioni sportive e a novembre partecipa a un torneo ricevendo 400 euro di rimborso forfetario: quei 400 euro diventano tassabili per intero, perché il plafond è già stato raggiunto. Se lo stesso volontario avesse invece incassato solo 10.000 euro di compensi, i 400 euro resterebbero non imponibili perché il totale annuo (10.400) rimane sotto i 15.000.

Campo sportivo dilettantistico con monete d'oro e grafici in ascesa, lavoro sportivo e nuove regole fiscali
Monete d'oro e grafici in ascesa su un campo sportivo, simbolo della nuova soglia di esenzione per il lavoro sportivo.

Il punto critico è che il conteggio va fatto su base annua e cumulativa, considerando tutte le fonti di reddito da lavoro sportivo. Chi opera con più associazioni deve tenere traccia manualmente degli importi, perché ogni ASD conosce solo i compensi che ha erogato direttamente.

La soglia IRAP e le collaborazioni amministrative

Un altro chiarimento tocca i collaboratori con mansioni amministrativo-gestionali dell’area dilettantistica. La circolare conferma che l’esclusione dalla base imponibile IRAP fino a 85.000 euro annui si applica a tutti i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, non solo a quelli con mansioni strettamente sportive. Per il segretario di una società sportiva dilettantistica che opera con contratto co.co.co., i compensi restano fuori dalla base IRAP fino a quella soglia.

Raccolte fondi e regime agevolato: cosa resta esente

Sul fronte della detassazione dei proventi commerciali, la circolare ribadisce l’applicabilità piena per tutti gli enti in regime ex Legge n. 398/1991, comprese le società di capitali. Il limite è di due eventi all’anno con un tetto massimo di 51.645,69 euro complessivi di proventi detassati. Per il volontario o il collaboratore che partecipa all’organizzazione di questi eventi, il trattamento fiscale dei compensi percepiti in quelle occasioni segue le regole generali già descritte: i rimborsi concorrono alla soglia dei 15.000 euro.

Il nodo delle cessioni di contratto

Un’operazione che esce dal perimetro agevolato è la cessione del contratto di prestazione sportiva di un atleta da parte di una ASD o SSD a favore di una società professionistica. L’Agenzia qualifica questa operazione come finanziaria e commerciale, assoggettandola a IVA con aliquota ordinaria. Per l’atleta dilettante che viene “ceduto” a un club professionistico, questo significa che la sua associazione di provenienza non può applicare il regime di esenzione IVA su quell’operazione.

Il takeaway pratico

La circolare n. 7/E del 2026 impone a chi lavora nello sport dilettantistico — come dipendente, collaboratore o volontario — un monitoraggio attivo dei propri compensi annui. La soglia dei 15.000 euro è unica e cumulativa: ignorarla significa esporsi a imposte e ritenute d’acconto su importi che, fino a ieri, si davano per scontati come esenti. Il consiglio operativo è tenere un prospetto personale aggiornato con tutti i compensi percepiti da ciascuna ASD o SSD per cui si opera, verificando mensilmente la distanza dal plafond.

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