Incentivi imprese: dal 18 agosto cosa cambia per autonomi e partite IVA

Dal 18 agosto 2026 scatta la riorganizzazione più incisiva degli ultimi anni sul fronte degli aiuti pubblici alle imprese. Per lavoratori autonomi, liberi professionisti e micro-partite IVA non è un semplice restyling normativo: quattro agevolazioni vengono cancellate in blocco, mentre chi aveva già presentato domanda può stare tranquillo. Il resto delle risorse confluirà nel Fondo per la crescita sostenibile (FCS), già esistente e ora riorganizzato, che promette bandi più ordinati, ma i cui dettagli arriveranno solo nei prossimi mesi.

I quattro incentivi che spariscono (e cosa succede se hai già fatto domanda)

Il Decreto Legislativo 26 giugno 2026, n. 138, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 178 del 3 agosto, sopprime quattro misure che negli anni erano state un punto di riferimento per chi opera in proprio. La lista, contenuta nell’articolo 11, è questa:

  • Voucher per l’internazionalizzazione TEM (Temporary Export Manager con competenze digitali), disciplinato da un decreto del Ministero degli Esteri del 18 agosto 2020
  • Credito d’imposta per materiali di recupero, previsto dalla legge n. 145/2018
  • Credito d’imposta su prodotti da riciclo e riuso, previsto dal decreto-legge n. 34/2019
  • Misure del Fondo rotativo nazionale per il self-employment, gestito dal Ministero del Lavoro in base alla legge n. 144/1999

L’ultima voce è quella che tocca più da vicino chi voleva mettersi in proprio: il fondo finanziava l’avvio di attività autonome, spesso utilizzato da giovani e disoccupati. Dal 18 agosto non sarà più possibile presentare nuove richieste su questo strumento.

La buona notizia è che l’articolo 12 comma 1 del decreto salva tutti i procedimenti già avviati. Se la domanda è stata presentata prima del 18 agosto 2026, si applicano le vecchie regole fino alla conclusione, incluse eventuali verifiche o recuperi di somme. Il discrimine è la data di avvio del procedimento, non quella della concessione.

Cosa cambia per chi vuole aprire una startup o un’attività autonoma

Chi aveva messo nel cassetto un progetto imprenditoriale e contava sul self-employment dovrà cambiare strada. Il decreto, però, non abbandona del tutto questa platea. Il Fondo per la crescita sostenibile (FCS) — che diventa il contenitore centrale degli incentivi MIMIT — viene articolato in quattro sezioni, e una di queste è dedicata proprio a start up e nuova imprenditorialità.

La sezione finanzierà la nascita di imprese innovative, incluse le cooperative, con attenzione particolare alle iniziative promosse da giovani e donne e allo sviluppo del mercato del venture capital. Secondo le stime, circa venti strumenti del MIMIT confluiranno in bandi tematici del FCS.

Monete d'oro e un germoglio davanti allo skyline del distretto degli affari, simbolo della riforma degli incentivi alle imprese
Le nuove regole sugli incentivi alle imprese riorganizzano gli aiuti pubblici nel Fondo per la crescita sostenibile.

Un dettaglio non secondario: il decreto include nella nozione di impresa anche il lavoratore autonomo, il libero professionista iscritto a un ordine e l’esercente una professione non organizzata ai sensi della legge n. 4/2013. Di fatto, la riforma allarga esplicitamente la platea dei potenziali beneficiari a tutte queste figure, che potranno partecipare ai futuri bandi del Fondo.

La nuova mappa: cinque strumenti invece di decine

La Direzione incentivi del MIMIT passa da 33 misure a circa una decina. Il cuore del sistema sarà il Fondo per la crescita sostenibile, affiancato da quattro strumenti che mantengono una loro autonomia:

StrumentoDestinazione
Fondo di garanzia per le PMIAccesso al credito
Fondo nazionale per l’innovazione (venture capital)Imprese innovative e start-up
Nuova SabatiniBeni strumentali
Incentivi per l’aerospazioFiliera ad alta specializzazione

Per un professionista con partita IVA, la Nuova Sabatini resta la via agevolata per acquistare macchinari o attrezzature. Il Fondo di garanzia continuerà a sostenere l’accesso a prestiti bancari. Tutto il resto — ricerca, digitalizzazione, transizione verde, sostegno alle imprese in difficoltà — sarà gestito attraverso i bandi del FCS.

Quando arrivano i nuovi bandi (e perché ora bisogna aspettare)

I decreti ministeriali con la disciplina quadro delle quattro sezioni del FCS sono attesi entro 180 giorni dall’entrata in vigore della Legge di Bilancio. In pratica, la macchina operativa non sarà pronta prima della seconda metà del 2027. Fino ad allora, gli strumenti già aperti, come la Nuova Sabatini, continueranno a funzionare con le regole attuali.

Questo lasso di tempo è il vero nodo per chi oggi deve decidere se investire. Il riordino punta a semplificare, ma nel breve periodo lascia uno spazio vuoto: niente più voucher TEM, niente più self-employment, e i nuovi canali ancora da scrivere. Per chi ha urgenza di finanziare un progetto, le alternative sono i cinque strumenti rimasti attivi o le agevolazioni regionali, che restano fuori da questa riforma.

La scommessa del Governo è che concentrare le risorse su meno strumenti li renda più leggibili e più efficaci. Per il singolo professionista o la microimpresa il risultato dipenderà da quanto i bandi attuativi saranno chiari su requisiti, spese ammissibili e tempi. Se la semplificazione promessa si tradurrà in procedure davvero accessibili anche a chi non ha un ufficio consulenti, lo si vedrà solo quando i primi avvisi verranno pubblicati.

Fonti

Clicca per votare questo articolo!
[Voti: 0 Media: 0]

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here