Spesa pubblica, la doppia mossa: aumenti agli statali ma in ferie scattano i tagli (risparmio da 2 miliardi)

Per circa 200mila dipendenti di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici l’autunno 2026 si apre con due notizie che si compensano solo in parte. Da un lato il nuovo contratto delle Funzioni centrali, entrato in vigore il 7 agosto, porta aumenti medi di 162 euro al mese e arretrati fino a 1.300 euro già nella busta paga di settembre. Dall’altro il Decreto PA approvato il 4 agosto dal Consiglio dei Ministri taglia buoni pasto e indennità durante le ferie, con effetto retroattivo e un risparmio stimato per l’erario di 2 miliardi di euro. L’impatto netto sui conti pubblici è tutto da calcolare.

Aumenti e costi per le casse dello Stato

Il contratto firmato da Aran e sindacati per il triennio 2025-2027 fissa incrementi progressivi a partire dal 1° gennaio di ciascun anno. Dal 2027 gli aumenti mensili lordi, calcolati su tredici mensilità, saranno:

Area professionaleAumento lordo dal 2027
Elevate professionalità221 euro
Funzionari161,80 euro
Assistenti133,20 euro
Operatori126,60 euro

A settembre arrivano anche gli arretrati una tantum, perché gli incrementi decorrono da gennaio 2025: si va dai 1.000 euro per gli assistenti ai 1.300 euro per i funzionari. Sommando gli ultimi tre rinnovi, le retribuzioni nel comparto sono cresciute in media di 464,49 euro, un aggravio strutturale per la finanza pubblica che la Fp‑Cgil — che ha approvato la pre‑intesa con il 94% di sì — definisce “superiore all’inflazione programmata per il triennio” e dotato di un meccanismo di verifica “a salvaguardia del potere di acquisto degli stipendi”, spiega il segretario generale Federico Bozzanca.

Il risparmio per l’erario: in ferie niente buoni pasto né indennità di turno

Il Decreto PA interviene sulla disciplina delle ferie con una stretta che alleggerisce direttamente la spesa pubblica. La norma chiarisce che durante le ferie spetta la retribuzione ordinaria, ma sono esclusi tutti i compensi legati allo svolgimento effettivo delle mansioni: indennità di turno, buoni pasto e altri emolumenti accessori che non siano erogati per dodici mensilità.

La novità ha effetto retroattivo — fatti salvi solo i giudicati già formati — perché il Ministero dell’Economia ha stimato che il riconoscimento generalizzato di questi compensi durante le ferie costerebbe alla collettività circa 2 miliardi di euro. L’intervento evita quindi un esborso che avrebbe gravato sul bilancio.

Il decreto cancella anche il divieto assoluto di monetizzare le ferie non godute, ma solo a condizione che il mancato utilizzo non dipenda da una scelta volontaria del lavoratore. La monetizzazione sarà possibile soltanto alla cessazione del rapporto di lavoro, e il datore di lavoro dovrà dimostrare di aver formalmente invitato il dipendente a fruire dei giorni di riposo, informandolo che altrimenti andranno persi senza indennità.

Bilancia con monete e ombrellone da spiaggia su una scrivania ministeriale, simbolo della spesa pubblica tra aumenti e tagli
Aumenti in busta paga per gli statali, ma durante le ferie scattano i tagli a buoni pasto e indennità.

Sul piano dei conti pubblici, la misura garantisce un contenimento immediato dei costi accessori, anche perché si applicherà a chi è in ferie ad agosto o le ha già fatte nei mesi scorsi: potrebbero essere ridotti o azzerati quei compensi che prima erano erogati anche durante le vacanze.

Enti locali: via i tetti di spesa, ma l’effetto sulle finanze arriverà dopo

Il decreto abolisce i limiti storici alla spesa di personale risalenti alla finanziaria 2006 (parametri fermi al triennio 2011-2013 o addirittura al 2008). Il ministro Zangrillo ha spiegato che d’ora in avanti conterà «la sostenibilità finanziaria legata al rapporto tra le spese personali e le entrate correnti», non più la serie storica.

Per i bilanci locali la modifica ha un impatto potenzialmente duplice. Una norma precedente (D.L. 25/2025) aveva già consentito di portare il salario accessorio fino al 48% della spesa 2023 per i tabellari del personale non dirigente, ma spesso questo incremento si scontrava con i tetti storici. Con l’abrogazione, il vincolo salta e la strada verso un allineamento retributivo si fa più percorribile. La partita, però, si giocherà nei prossimi rinnovi contrattuali, e il conto per i contribuenti dipenderà dalla effettiva sostenibilità dei nuovi spazi di spesa.

Il bilancio netto per le casse pubbliche: aumenti strutturali, ma meno uscite durante le assenze

Considerando un aumento medio di 162 euro al mese per circa 200mila lavoratori e il risparmio una tantum di 2 miliardi sul fronte degli accessori durante le ferie, il risultato per la finanza pubblica resta da definire. I maggiori costi fissi derivanti dagli aumenti contrattuali si sommano agli arretrati; sul lato opposto il taglio di buoni pasto e indennità di turno nei periodi di vacanza riduce la spesa corrente, ma solo quando il personale è assente.

Il contratto introduce anche tutele nuove: regole sull’intelligenza artificiale con divieto di decisioni automatizzate senza controllo umano, un patentino delle competenze per certificare la formazione e il riconoscimento del pendolarismo tra i criteri per la flessibilità oraria.

Chi oggi è in ferie o le ha appena concluse farebbe bene a controllare la busta paga di settembre: l’arrivo degli arretrati potrebbe mascherare il taglio degli accessori già maturato con le vacanze estive. Per i cittadini, il messaggio è che la stretta sulle indennità frena un esborso potenzialmente molto oneroso, ma gli aumenti strutturali continueranno a pesare sui conti pubblici.

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