Pieno di benzina e gasolio: cosa rischia concretamente chi parte per le vacanze

Il taglio delle accise sul gasolio da 17 centesimi scade dopodomani, 6 agosto, e il Consiglio dei ministri di oggi decide se prorogarlo. Ma il dato che interessa a chi in queste ore sta preparando la macchina per le ferie è un altro: lo sconto è già stato in gran parte riassorbito dai rincari delle compagnie petrolifere. Il gasolio self sulla rete stradale ha raggiunto i 2,100 euro al litro, appena sotto la media autostradale di 2,174 euro. La benzina, rimasta fuori dal taglio per mancanza di fondi, è ferma a 1,999 euro — un millesimo sotto la soglia psicologica dei 2 euro, già superata in dieci regioni e sull’intera rete autostradale.

Quanto pesa davvero sui bilanci delle famiglie

Chi parte per un viaggio lungo in auto sta già sostenendo costi molto più alti dell’estate scorsa. Secondo il Centro di ricerca sui consumi, il diesel costa il 26% in più rispetto a fine luglio 2025, pari a oltre 43 centesimi al litro aggiuntivi. Un pieno da 50 litri di gasolio costa oggi circa 22 euro in più rispetto a un anno fa. Sulla tratta Torino-Palermo, 1.588 chilometri andata e ritorno, la spesa in carburante tocca 389 euro per il diesel e 453 euro per la benzina, cifre che da sole possono incidere pesantemente sul budget vacanze di una famiglia media.

A luglio 2026 gli italiani hanno speso 782 milioni di euro in più per i rifornimenti rispetto a luglio 2025. Il paradosso fiscale è noto: quando i prezzi salgono, lo Stato incassa di più. L’extragettito complessivo (accise e Iva) da rincari carburanti ha raggiunto circa 2,9 miliardi di euro solo nell’ultimo mese. Una parte di queste risorse — le stime oscillano tra 120 e 250 milioni per il solo mese di luglio — potrebbe finanziare la proroga del taglio attraverso il meccanismo delle accise mobili.

Le due strade che il governo può prendere oggi

Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha inquadrato la natura del problema: «è nato da una emergenza che doveva essere di 15 giorni, ormai questa guerra dura da sei mesi: di conseguenza l’intervento di emergenza non può più essere di emergenza». Le opzioni sul tavolo sono due: una nuova operazione ponte — che con le risorse limitate potrebbe coprire solo un’altra decina di giorni o ridurre l’entità dello sconto — oppure un intervento più strutturale, che però richiederebbe fondi consistenti e una copertura di bilancio che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti finora non ha garantito.

Pompa di benzina con auto carica di bagagli in luce estiva, il costo del carburante pesa su chi parte per le vacanze
Il pieno per le vacanze costa di più: il taglio delle accise è stato in gran parte assorbito dai rincari dei carburanti.

Il taglio attuale, in vigore dal 28 luglio, è costato 125 milioni di euro per dieci giorni e riguarda esclusivamente il diesel. Estenderlo anche alla benzina costerebbe altri 100 milioni. L’Unione nazionale consumatori chiede interventi più incisivi: un taglio di 29 centesimi sul gasolio per riportarlo sotto i 2 euro in autostrada e di 15 centesimi sulla benzina per farla scendere a 1,90 euro. Numeri che però restano lontani dalle reali disponibilità di cassa.

Perché i tagli servono meno del previsto

L’analisi pubblicata oggi dal Corriere della Sera sui dati dei primi sei mesi del 2026 mostra un’asimmetria sistematica. Quando lo Stato ha ridotto le accise il 19 marzo, il prezzo alla pompa della benzina è sceso solo del 49-58% del taglio teorico. Quando le accise sono state parzialmente ripristinate il 2 maggio, il rialzo è stato trasferito al consumatore per il 91-102%, e più rapidamente. È l’effetto “razzi e piume” applicato alla leva fiscale: le notizie cattive arrivano subito al distributore, quelle buone prendono tempo e restano parziali.

Il risultato concreto per chi viaggia è che la parte di sconto trattenuta dai distributori diventa margine aggiuntivo, mentre il consumatore paga un prezzo che scende molto meno di quanto il governo ha scontato. Con il Brent sceso sotto gli 80 dollari al barile e l’Opec+ che ha annunciato un aumento della produzione di 188.000 barili al giorno da settembre, il costo della materia prima sta migliorando. Ma il gasolio continua a salire per le tensioni sulla raffinazione, e i listini delle compagnie — Eni e Q8 hanno alzato i prezzi consigliati del diesel di due centesimi proprio ieri — si muovono indipendentemente.

Il Consiglio dei ministri di oggi è l’ultimo prima della pausa estiva. Per chi riempie il serbatoio in questi giorni, l’unica certezza è che il pieno costa caro e che il risparmio promesso dall’ultimo decreto è in buona parte già svanito prima ancora che il provvedimento scada.

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