Il decreto Omnibus approvato dal Consiglio dei Ministri il 4 agosto 2026 tocca il portafoglio di dipendenti e autonomi in direzioni opposte. Per chi ha un’auto aziendale, il fringe benefit rischia di diventare più pesante se il veicolo è datato o carico di optional non scelti dal lavoratore. Per professionisti, commercianti e artigiani, invece, arrivano un ravvedimento speciale per chiudere gli anni 2020-2023 e una tolleranza sugli scostamenti tra corrispettivi elettronici e incassi POS. Ecco cosa cambia nella vita quotidiana e in busta paga.
Auto aziendali: il benefit cresce se la macchina è vecchia
Il decreto conferma il sistema di tassazione dei fringe benefit auto basato sul tipo di alimentazione (elettrica, ibrida, termica). La novità è l’introduzione di maggiorazioni per i veicoli più datati e per gli optional che il dipendente non ha acquistato personalmente.
Tradotto: se l’auto concessa dall’azienda ha qualche anno sulle spalle o monta accessori decisi da altri, il valore imponibile del benefit sale e con esso l’imposta che il lavoratore troverà trattenuta in busta paga. Nessuna percentuale fissa è stata ancora fissata, ma il principio è chiaro. Chi usa un’auto aziendale non nuovissima avrà un costo fiscale più alto. L’effetto collaterale potrebbe essere un incentivo implicito per le imprese a rinnovare il parco auto – con vantaggi per i dipendenti sul fronte della sicurezza e della tecnologia, ma con l’onere immediato di un prelievo maggiore.
Ravvedimento speciale per partite IVA: sanare il passato conviene, ma solo con il rinnovo del concordato
La parte del decreto che riguarda direttamente lavoratori autonomi, professionisti e imprenditori individuali è il ritorno del ravvedimento speciale legato al concordato preventivo biennale (CPB). Non è una riapertura generalizzata: possono accedervi soltanto i contribuenti che hanno già aderito al CPB per il biennio 2024-2025 e decidono di rinnovarlo per il 2026-2027.
La regolarizzazione interessa le annualità 2020-2023, un periodo in cui molte partite IVA hanno accumulato irregolarità o omissioni, anche a causa delle difficoltà pandemiche. Il meccanismo è semplice: su un imponibile aggiuntivo dichiarato volontariamente si applica un’imposta sostitutiva con aliquota variabile in base al punteggio ISA, l’indicatore sintetico di affidabilità fiscale.
| Punteggio ISA | Aliquota sostitutiva |
|---|---|
| Da 8 in su | 10% |
| Da 6 a 8 | 12% |
| Sotto 6 | 15% |
Un esempio concreto elaborato dalla redazione di FiscoeTasse aiuta a capire la portata del risparmio: un contribuente con ISA 7 che deve regolarizzare un maggior imponibile di 20.000 euro per l’anno 2022 versa il 12%, cioè 2.400 euro. Se lo stesso importo fosse riferito al 2021, anno penalizzato dalla pandemia, scatta una riduzione aggiuntiva del 30%: l’imposta scende a 1.680 euro. Resta in ogni caso una soglia minima di 1.000 euro di versamento complessivo tra imposte sui redditi e addizionali, sotto la quale non si potrà andare.

Il rinnovo del concordato porta con sé anche tre vantaggi accessori che contano nella gestione quotidiana: la possibilità di dilazionare l’imposta senza interessi, la riduzione di due anni dei termini entro cui l’Agenzia delle Entrate può effettuare controlli e l’accesso a canali prioritari per compensazioni e rimborsi.
Scontrini e POS: tolleranza del 5%, stop alle multe per errori minimi
Una mano tesa a negozianti, artigiani e professionisti arriva sul fronte dei controlli automatizzati. Dal 2026 è obbligatorio l’incrocio tra corrispettivi trasmessi dai registratori telematici e incassi rilevati dai terminali POS. Fino a ieri, uno scostamento anche minimo poteva costare una sanzione fino a 4.000 euro e, nei casi più gravi, la sospensione dell’attività fino a 6 mesi, oltre a 100 euro per errori formali di emissione dello scontrino.
Il decreto fissa ora una soglia di tolleranza del 5%: se la differenza tra i due importi rimane entro questa percentuale, nessuna sanzione scatterà. Un margine pensato per assorbire disallineamenti fisiologici, arrotondamenti o banali dimenticanze, senza trasformare ogni piccolo errore in una grana con il fisco. Per chi lavora a contatto con il pubblico, significa allentare la pressione quotidiana e concentrarsi sull’attività senza l’ansia del controllo perfetto.
Accertamenti meno aggressivi: ricadute per le società di persone e i piccoli soci
Anche se il taglio è meno diretto, il decreto alza il livello delle prove richieste al fisco nei confronti delle società a ristretta base partecipativa – una forma giuridica molto usata da professionisti e piccole imprese familiari. Non basterà più una presunzione generica per attribuire ai soci utili distribuiti “in nero”: serviranno elementi specifici e verificabili, come ricavi non contabilizzati o costi inesistenti. Lo stesso vale per le contestazioni di antieconomicità delle operazioni: il semplice scostamento dal valore di mercato non sarà più sufficiente a giustificare un accertamento.
Per chi opera in società con pochi soci, il messaggio è di maggiore tutela: gli automatismi che spesso innescavano contenziosi lasciano il posto a una verifica più ancorata ai fatti.
Cosa significa per la vita quotidiana di lavoratori e famiglie
Il decreto Omnibus divide il campo in modo netto. Per i dipendenti con auto aziendale, il costo nascosto cresce con l’età del veicolo: una ragione in più per chiedere mezzi recenti o per valutare insieme al datore di lavoro un ringiovanimento della flotta. Per i lavoratori autonomi e i piccoli imprenditori, la finestra del ravvedimento speciale è un’opportunità concreta per chiudere anni esposti a rischi con un esborso contenuto, ma soltanto a patto di rinnovare la fedeltà al concordato fino al 2027. E per commercianti ed esercenti, la tolleranza del 5% toglie di mezzo il terrore della multa per un disallineamento di pochi centesimi.
La riforma fiscale chiude il cerchio con un provvedimento che prova a spostare il baricentro dal sospetto alla collaborazione, con vantaggi immediati per chi accetta di giocare a carte scoperte.
Fonti
- Ipsoa.it
- Decreto Omnibus, ok definitivo: le novità per il concordato
- Decreto Omnibus: il pacchetto di novità si arricchisce
- Fiscoetasse.com
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