Chi ha una partita IVA e non ha ancora inviato la dichiarazione per il 2025 può rimediare entro il 29 luglio 2026 con un esborso irrisorio: grazie al ravvedimento operoso la sanzione scende da 250 a 25 euro. Per professionisti e piccoli imprenditori, questo significa poter regolarizzare la propria posizione senza perdere la possibilità di utilizzare l'eventuale credito IVA in compensazione.
Sanzione ridotta a 25 euro: come funziona il ravvedimento
La scadenza ordinaria era il 30 aprile 2026, ma la legge concede una finestra di tolleranza di 90 giorni. Chi trasmette la dichiarazione entro il 29 luglio – data che scade dopodomani – riceve una sanzione amministrativa di 250 euro. Applicando subito il ravvedimento operoso, però, l’importo si riduce a un decimo del minimo edittale: bastano 25 euro. La differenza, 225 euro netti, è denaro che resta nella disponibilità del lavoratore autonomo e può coprire bollette, contributi o altre spese correnti.

Credito IVA: la compensazione non si perde
L’invio tardivo non blocca l’eventuale credito maturato nell’anno d’imposta 2025. La dichiarazione resta valida e il contribuente può compensare il credito con altri tributi, a patto che siano rispettati tutti i requisiti. Come ricorda FiscoOggi, quando occorre il visto di conformità per compensare importi superiori alle soglie, la validità della dichiarazione ne consente l’apposizione. Se il visto manca, si può rimediare presentando una dichiarazione integrativa.
Errori? Si correggono fino al 2031
C’è tempo fino al 31 dicembre 2031 per presentare una dichiarazione integrativa e sanare errori od omissioni che hanno inciso su imposta dovuta o credito. Lo strumento serve anche a modificare la scelta su come usare il credito: per esempio, passare dalla richiesta di rimborso alla compensazione. Una flessibilità che per un professionista con liquidità variabile può fare la differenza.
Il punto chiave per chi lavora in proprio è uno solo: se la dichiarazione non è ancora stata inviata, bastano 25 euro entro il 29 luglio per mettersi in regola, senza rinunciare al credito IVA.
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