Cos’è l’Inflazione: Definizione, Cause e Conseguenze

Sebbene se ne senta parlare frequentemente negli ultimi tempi, l’inflazione è un fenomeno economico presente da sempre nella storia dell’uomo. Negli anni è stato un fattore capace di condizionare i vari corsi e ricorsi finanziari in modo spesso decisivo. Cercheremo ora di comprendere cosa sia realmente, quali effetti abbia e come può essere contrastata.

Cos’è l’Inflazione: Significato e Definizione

Nel settore economico si definisce l’inflazione come un incremento generalizzato e continuativo dei costi di beni e servizi in uno specifico arco temporale con conseguente diminuzione del potere d’acquisto della valuta. I tecnicismi possono apparire ostici per gli utenti meno esperti, ma l’inflazione di per sé è un concetto relativamente facile da capire. Ad esempio, dalla definizione appena fornita si comprende immediatamente come per essere definita tale, l’inflazione deve riguardare più settori dell’economia di un Paese e non solo uno specifico.

Oltre a ciò, è anche bene precisare come l’inflazione non vada considerata solamente in un’ottica negativa. Sono diversi gli analisti e gli economisti ad affermare che un’inflazione controllata possa apportare dei benefici in un periodo di stagnazione economica. Ai fini della comprensione occorre anche dire che esistono diverse forme di inflazione determinate dal modo con cui si interfacciano con gli standard imposti dalla BCE. Infine una precisazione chiarificatrice: inflazione e deflazione non sono affatto sinonimi. Il primo termine indica un aumento dei prezzi, il secondo una loro diminuzione.

Inflazione
Cos’è l’Inflazione: Definizione, Cause e Conseguenze

Cosa Causa l’Inflazione

Le cause principali dell’inflazione possono essere suddivise in due macrocategorie: cause endogene, derivanti cioè da fattori interni, e cause esogene, derivanti da fattori esterni. Nelle cause endogene rientrano tutti quei fenomeni in cui l’incremento generalizzato dei prezzi ha luogo all’interno di un determinato Paese; nelle cause esogene, invece, l’aumento dei prezzi è per lo più causato da Paesi terzi con i quali ci sono specifici accordi commerciali o rapporti finanziari.

Potrebbe sembrare una semplificazione, e per molti versi lo è, ma l’inflazione è un fenomeno economico complesso per come si verifica nella realtà, ma non così complesso a livello teorico. Naturalmente, poi, scendendo nello specifico è possibile individuare ulteriori cause rispettivamente suddivise in:

  • Inflazione da domanda, che si presenta quando la domanda di beni o servizi è superiore rispetto all’offerta.
  • Inflazione da costi, si ha quando ad aumentare sono i costi di produzione, specificatamente delle materie prime e/o del lavoro, con conseguente impennata dei prezzi dei prodotti finali.
  • Inflazione da eccesso di moneta, si pone quando gli istituti bancari centrali immettono sul mercato una quantità di moneta in eccesso provocando la riduzione del potere d’acquisto.

Come si Calcola e gli Indici dei Prezzi al Consumo dell’Istat

Il calcolo dell’inflazione dipende direttamente dalla costruzione di un indice dei prezzi al consumo, la cui misurazione è affidata generalmente all’Istituto Nazionale di Statistica. Per quel che riguarda l’Italia è l’Istat a occuparsene in prima persona, tenendo conto dei prezzi di un paniere di beni e servizi rappresentativi dei consumi medi di una classica famiglia.

Il paniere di beni e servizi può essere a buon ragione considerato una sorta di insieme nel quale sono contenuti i prezzi di prodotti alimentari, dei servizi sanitari, delle utenze, etc, in generale tutto ciò che può rientrare nella quotidianità delle famiglie.

Andando nello specifico si può appurare come l’Istat in Italia elabori 3 indici ben specifici.

  • NIC: acronimo per Nazione per l’Intera Collettività, misura l’inflazione a livello nazionale monitorando ogni eventuale variazione nel tempo dei prezzi di beni e servizi regolarmente acquistati per finalità personali.
  • FOI: acronimo per Famiglie di Operai e Impiegati, misura l’inflazione monitorando ogni eventuale variazione nel tempo dei prezzi di beni e servizi regolarmente acquistati da famiglie di lavoratori dipendenti.
  • IPCA: acronimo per Indice Armonizzato dei Prezzi a Consumo, tiene conto esclusivamente dell’effettivo prezzo pagato da un acquirente per un determinato bene o servizio e viene utilizzato per effettuare comparazioni con altri Paesi appartenenti all’eurozona.

Inflazione, Tassi di Interesse e Politica Monetaria

Tra i tre indici illustrati precedentemente, è proprio l’IPCA a rivestire un’importanza forse maggiore, semplicemente perché le sue modalità di attuazione risultano essere molto rilevanti. L’IPCA, infatti, oltre a essere impiegato come indicatore affidabile di verifica dello stato di salute economico di molti Paesi appartenenti all’eurozona, viene utilizzato dalla Banca Centrale Europea per attuare la sua politica monetaria.

Pur se non si hanno familiarità con le dinamiche macroeconomiche, è facilmente intuibile che la BCE abbia tutto l’interesse di mantenere il più possibile stabile i prezzi in tutti i Paesi dell’eurozona e per poter verificare il loro andamento usa proprio l’IPCA.

Ma mantenere una certa stabilità nei prezzi non è solamente un fattore decisivo nel processo di inflazione, è soprattutto un elemento imprescindibile per favorire l’occupazione e l’attività economica in generale. Ogni variazione apportata alla stabilità dei prezzi può risultare enormemente gravosa per le famiglie. Nel caso di inflazione, ad esempio, il potere d’acquisto dei consumatori sarebbe inevitabilmente ridotto. In caso di deflazione, invece, i prezzi di vendita di prodotti o servizi risultano insufficienti a coprire tutti i costi di produzione e ciò causa una stagnazione economica. Si comprende bene, quindi, come le realtà bancarie centrali non possano fare a meno di legare la propria politica economica a dei precisi obiettivi di inflazione controllata.

Le conseguenze dell’inflazione

Abbiamo visto come l’inflazione non sia necessariamente un fenomeno negativo, ma ciò a patto che si sappia mantenerla su livelli accettabili. Un’inflazione tenuta sotto controllo può rappresentare una forte spinta allo sviluppo economico e all’incremento dell’occupazione, ma quando i limiti di tollerabilità vengono sorpassati ecco che può diventare estremamente dannosa.

Un’inflazione negativa, ad esempio, può danneggiare gravemente i risparmi delle famiglie, perché fa sì che siano più soggetti a perdita di valore nel medio-lungo periodo. Altrettanto dannosa può esserla nel campo dei rapporti internazionali, perché fa sì che i prodotti nazionali siano sempre meno competitivi sui mercati esteri a causa dell’aumento di prezzo e ciò ovviamente va a nuocere tutte quelle realtà connesse con l’esportazione.

L’inflazione ha effetti profondamente negativi anche sul debito pubblico. All’incremento dei prezzi, lo Stato non può fare a meno di reagire spendendo di più per erogare i vari servizi pubblici e tale dinamica va ad accrescere la spesa pubblica. Infine, occorre ricordare come ci siano dei particolari soggetti, come i pensionati, i lavoratori dipendenti, gli esportatori, i creditori, i piccoli risparmiatori e i consumatori finali, particolarmente esposti alle conseguenze negative dell’inflazione.

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