Dal 12 giugno 2026, ore 12:00, le imprese italiane possono presentare la prima comunicazione sul portale del Gestore dei Servizi Energetici per accedere al Piano Transizione 5.0. La misura era stata approvata con la Legge di Bilancio alla fine di dicembre, ma il decreto attuativo ha tenuto ferme le domande per quasi sei mesi. Per i lavoratori dipendenti, la notizia non si esaurisce nei bilanci aziendali: tra gli investimenti esplicitamente agevolabili figura la formazione del personale, il che significa che le imprese che decidono di innovare possono farlo coinvolgendo — e aggiornando professionalmente — anche chi lavora per loro.
La formazione dei dipendenti rientra tra i costi agevolabili
Il Piano Transizione 5.0 è un programma di incentivi fiscali basato sull'iperammortamento, uno strumento che consente alle imprese di dedurre fiscalmente una quota maggiorata rispetto al costo effettivo dei beni acquistati. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha dichiarato: "Con l'apertura della piattaforma rendiamo operativo il nuovo Piano Transizione 5.0: quasi 10 miliardi di risorse nazionali per accompagnare, nel prossimo triennio, gli investimenti delle imprese in innovazione digitale, efficienza energetica e tecnologie avanzate."
Tra le tipologie di spesa ammesse, accanto ai beni tecnologici e agli impianti di energia rinnovabile, il piano include esplicitamente anche le spese per la formazione del personale dipendente. Per un lavoratore questo può tradursi in corsi di aggiornamento professionale, percorsi di riqualificazione digitale o formazione su nuovi macchinari e sistemi produttivi, co-finanziati attraverso il regime agevolato dell'iperammortamento.
Le ricadute sull'ambiente di lavoro: efficienza energetica e nuovi strumenti digitali
Per accedere alle agevolazioni, gli investimenti "trainanti" devono rispettare un requisito preciso: ridurre i consumi energetici della struttura produttiva almeno del 3%, oppure quelli del processo specifico interessato almeno del 5%. Chi lavora in uno stabilimento di un'azienda che aderisce al piano potrebbe quindi trovarsi a operare in ambienti che cambiano: nuovi impianti, sistemi di gestione dell'energia, linee di produzione aggiornate.
Gli investimenti ammissibili coprono tre aree principali:
- beni tecnologici, materiali e immateriali, per l'innovazione digitale dell'impresa
- impianti per l'autoproduzione di energia rinnovabile destinata all'autoconsumo, inclusi i sistemi di accumulo
- spese per la formazione dei lavoratori
Un dettaglio che riguarda chi opera nel digitale: i software in cloud con canone di abbonamento (SaaS) restano per ora esclusi dall'elenco dei beni agevolabili. L'esclusione riduce l'appetibilità del piano per le aziende che operano prevalentemente con strumenti digitali in abbonamento mensile.

Le aliquote dell'iperammortamento e il calcolo concreto
L'iperammortamento funziona con aliquote a scaglioni, che variano in base all'importo investito:
| Importo investimento | Maggiorazione fiscale |
|---|---|
| Fino a 2,5 milioni di euro | 180% |
| Da 2,5 a 10 milioni di euro | 100% |
| Da 10 a 20 milioni di euro | 50% |
Tradotto in termini concreti: un'azienda che spende 2,5 milioni di euro in beni tecnologici e formazione può dedurre fiscalmente un importo pari a 7 milioni (2,5 milioni di costo effettivo + 4,5 milioni di maggiorazione, ovvero 2,5 × 2,8). Il costo reale si abbatte in modo significativo. Per i lavoratori, la fascia del 180% è quella che interessa più da vicino le PMI: un'impresa di medie dimensioni che investe meno di 2,5 milioni può portare la base deducibile a quasi il triplo del costo sostenuto. Se in quell'investimento rientra anche la formazione del personale, l'azienda ha un interesse economico concreto a realizzarla — e i dipendenti possono beneficiarne direttamente.
La procedura: cinque comunicazioni, scadenze fino al 2028
Il processo per accedere all'iperammortamento richiede 5 comunicazioni distinte da trasmettere al GSE, accessibile tramite SPID o CIE nella sezione "Area Clienti" del portale.
La prima, disponibile dal 12 giugno 2026, è la comunicazione preventiva: l'azienda dichiara tipologia e importo degli investimenti pianificati, per ogni struttura produttiva coinvolta. Entro 60 giorni dalla verifica positiva del GSE segue la comunicazione di conferma, con la prova di aver versato almeno il 20% del costo del bene e i dati delle relative fatture.
Nelle fasi successive, le imprese devono inviare:
- una comunicazione periodica entro il 20 gennaio di ogni anno, con i dettagli sugli investimenti effettuati e la previsione di utilizzo dell'agevolazione
- una comunicazione integrativa entro il 30 giugno di ogni anno, con il piano di ammortamento
- la comunicazione di completamento, che chiude il processo e non può essere trasmessa oltre il 15 novembre 2028
A corredo, servono una perizia tecnica asseverata — rilasciata da un ingegnere o perito industriale iscritto all'albo, oppure da un ente di certificazione accreditato — e una certificazione contabile firmata da un revisore legale dei conti. Il piano copre gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028: quasi tre anni, che danno alle aziende il tempo di pianificare per fasi.
La finestra aperta oggi è il punto di partenza: chi lavora in un'azienda che sta valutando di aderire ha interesse a verificare se nei piani aziendali rientra anche la formazione. Includerla dall'inizio — nella comunicazione preventiva — è l'unico modo per farla rientrare nell'agevolazione.
Fonti
- Iperammortamento 2026, domande al via: istruzioni e documenti necessari
- Bonus Transizione 5.0, domande al via il 12 giugno dopo 6 mesi di ritardo
- Transizione 5.0: al via le domande per l'iperammortamento
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