L’Agenzia delle Entrate ha aggiornato le istruzioni per la mappatura dei rischi fiscali delle imprese che aderiscono al regime di adempimento collaborativo. Il provvedimento, firmato il 6 luglio 2026 dal direttore Vincenzo Carbone, mette nero su bianco due casi concreti: come trattare contabilmente le cripto-valute e il diritto d’uso esclusivo di un’infrastruttura. Per chi lavora in aziende di medie e grandi dimensioni, o in realtà che gestiscono asset digitali, non si tratta di un tecnicismo per addetti ai lavori: è il segnale che il Fisco chiede trasparenza anche su operazioni che fino a ieri restavano in una zona grigia interpretativa.
Il punto non è solo contabile. Un’impresa che aderisce al regime di adempimento collaborativo può dialogare preventivamente con l’Agenzia delle Entrate su tutte le questioni fiscali più delicate o incerte. Tradotto per il lavoratore: l’azienda per cui lavori — o con cui collabori come fornitore o consulente — riduce il rischio di accertamenti a sorpresa, sanzioni e contenziosi che possono destabilizzarne i conti nei trimestri successivi.
Cos’è il Tax Control Framework e perché interessa anche ai dipendenti
Il Tax Control Framework (TCF) è il sistema integrato di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale che le imprese devono adottare per entrare nel regime di adempimento collaborativo, istituito nel 2015 e rafforzato con il Dlgs 221/2023. Da allora le soglie di ingresso si sono progressivamente abbassate, allargando la platea di aziende coinvolte.
La novità chiave è l’obbligo di mappatura anche dei rischi fiscali che derivano dai principi contabili adottati. In pratica: ogni volta che un’azienda applica un principio contabile a un’operazione complessa, deve tracciare il potenziale impatto fiscale e renderlo verificabile. Per il dipendente o il collaboratore, questo si traduce in procedure interne più strutturate, richieste di documentazione più precise e — potenzialmente — una maggiore stabilità dell’impresa.
Le linee guida operative sono state costruite in più tappe:
- 10 gennaio 2025: prime linee guida sul TCF
- 7 agosto 2025: prime istruzioni specifiche sui rischi da principi contabili
- 28 gennaio 2026: secondo blocco di istruzioni
- 6 luglio 2026: approvazione del provvedimento n. 200904 con le due nuove casistiche
Cripto-valute e diritto d’uso dell’infrastruttura: i due nuovi casi concreti
I documenti allegati al provvedimento del 6 luglio sono stati elaborati dal tavolo tecnico composto da rappresentanti dell’Agenzia delle Entrate e dell’Organismo Italiano di Contabilità (OIC). L’OIC è responsabile per la parte contabile delle schede, mentre l’Agenzia ne cura gli aspetti fiscali.

Ecco le due fattispecie ora disciplinate:
- Trattamento contabile delle cripto-valute: come un’impresa deve rilevare in bilancio e trattare fiscalmente i crypto-asset detenuti o movimentati. Un tema che tocca non solo le società crypto-native, ma qualsiasi azienda che accetti pagamenti in valuta digitale o detenga token come investimento di tesoreria.
- Trattamento contabile del diritto d’uso esclusivo di un’infrastruttura: cosa succede quando un’azienda acquisisce il diritto di utilizzare in esclusiva un’infrastruttura, fisica o digitale. Caso tipico: concessioni, affitti di rete, diritti di passaggio su cavidotti o data center.
Si tratta di operazioni sempre più frequenti anche in settori non finanziari: logistica, telecomunicazioni, energia. E per chi lavora in quelle aree, la chiarezza contabile riduce l’incertezza sugli investimenti e sulla tenuta dei bilanci.
Un sistema che si aggiorna da solo: cosa cambia per le imprese più piccole
Un dettaglio operativo importante del provvedimento riguarda i futuri aggiornamenti: le integrazioni alle linee guida potranno essere pubblicate direttamente nella sezione del sito dell’Agenzia delle Entrate dedicata all’adempimento collaborativo, senza passare ogni volta per un nuovo provvedimento formale. L’obiettivo dichiarato è semplificare l’azione amministrativa e rendere più rapida la conoscibilità delle nuove istruzioni.
Per il lavoratore di una PMI che si avvicina al regime — grazie alle soglie di ingresso ridotte dal Dlgs 221/2023 — questo significa un quadro in evoluzione costante, ma anche la possibilità di accedere a indicazioni aggiornate senza attendere finestre normative rigide. Un vantaggio competitivo per le aziende che vogliono crescere con i conti in ordine.
Cosa significa nella pratica quotidiana
Sul posto di lavoro, l’effetto di queste norme si vede in tre direzioni:
- Procedure di rendicontazione più rigide: chi gestisce asset digitali o contratti di uso esclusivo dovrà fornire alla direzione amministrativa dati più granulari e tracciati.
- Meno sorprese fiscali: il dialogo preventivo con l’Agenzia riduce il rischio che un’operazione legittima venga contestata ex post, con impatti su budget e liquidità.
- Maggiore responsabilizzazione diffusa: il TCF non è un adempimento che riguarda solo l’ufficio fiscale. Coinvolge chi firma contratti, chi autorizza pagamenti in crypto, chi gestisce asset infrastrutturali.
Non è materia da commercialisti isolati dal resto dell’organizzazione. È un pezzo di governance aziendale che incrocia il lavoro di amministrativi, operation manager e responsabili di business unit. L’aggiornamento del 6 luglio 2026 aggiunge due tasselli a un percorso che dal 2025 sta ridisegnando il rapporto tra grandi contribuenti e Fisco: dal controllo a posteriori alla cooperazione preventiva.
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