Alphabet ha appena comunicato ricavi trimestrali da 119,8 miliardi di dollari, ma il dato che tocca direttamente il portafoglio di famiglie e lavoratori italiani è un altro: per la prima volta dalla quotazione in Borsa, Google ha bruciato più cassa di quanta ne abbia generata. Il free cash flow è andato in negativo per 5,9 miliardi di dollari nel secondo trimestre 2026. Tradotto: la corsa all’intelligenza artificiale sta trasformando una delle aziende più profittevoli al mondo in un colosso che spende più di quanto incassa, e le conseguenze arrivano fino ai mutui a tasso variabile, alle bollette energetiche e alle competenze richieste domani in ufficio.
Utili quadruplicati, ma quasi tutti di carta
L’utile netto di Alphabet è schizzato a 112,1 miliardi di dollari, +298% rispetto allo stesso trimestre del 2025. Dietro questo numero c’è però una voce straordinaria: 99 miliardi di plusvalenza su partecipazioni in Anthropic e SpaceX, guadagni contabili che non derivano dall’attività quotidiana di Google ma dalla rivalutazione di investimenti finanziari. Al netto di questa componente, l’utile operativo reale si ridimensiona drasticamente.
Per il lavoratore che guarda alla solidità delle grandi aziende tech come indicatore di stabilità occupazionale, il messaggio è duplice. Da un lato Google continua a crescere: i ricavi pubblicitari totali hanno toccato 81,6 miliardi di dollari, trainati dalla ricerca (+17%) e dall’integrazione dell’IA negli annunci. Dall’altro, la pressione sugli investimenti è tale che l’azienda ha raccolto 85 miliardi di dollari vendendo azioni a giugno 2026 — la prima emissione in oltre vent’anni — e ha accumulato quasi 100 miliardi di debito.
Google Cloud cresce dell’82%: la domanda di competenze IA esplode
La divisione cloud ha generato 24,8 miliardi di dollari di ricavi, in crescita dell’82% rispetto ai 13,6 miliardi del secondo trimestre 2025. Il portafoglio ordini (contratti già firmati ma non ancora trasformati in fatturato) ha raggiunto 514 miliardi di dollari, in aumento rispetto ai 460 miliardi di tre mesi prima.

Per chi lavora nell’IT, nella consulenza o nella gestione dati, questi numeri segnalano qualcosa di molto concreto: la domanda di professionisti capaci di lavorare con infrastrutture cloud e modelli di intelligenza artificiale sta accelerando oltre le previsioni. Alphabet ha già iniziato a vendere direttamente i suoi chip TPU, che competono con le GPU di Nvidia, e la direttrice finanziaria Anat Ashkenazi ha precisato che la stragrande maggioranza dei ricavi da questi accordi arriverà nel 2027.
Chi paga il conto dell’infrastruttura IA
Le spese in conto capitale di Alphabet nel trimestre sono state di 44,9 miliardi di dollari, il doppio rispetto a un anno fa. La previsione per l’intero 2026 è stata rivista al rialzo: da 180-190 miliardi a 195-205 miliardi di dollari. Ashkenazi ha motivato l’aumento dicendo che «negli ultimi tre anni abbiamo aumentato la nostra capacità in modo molto significativo. La domanda supera ancora tale investimento».
Questi investimenti si traducono in data center, server, sistemi di raffreddamento e connessioni elettriche ad alta tensione. Per le famiglie, il nesso è il costo dell’energia: l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha già segnalato che l’espansione dei data center sta assorbendo quote crescenti della capacità di rete in Europa e Nord America. Quando una singola azienda spende 205 miliardi in un anno — e l’intero settore Big Tech supererà i 725 miliardi nel 2026, con stime di Morgan Stanley sopra i 1.000 miliardi nel 2027 — la pressione sulle infrastrutture energetiche è destinata a crescere, con effetti sui prezzi all’ingrosso dell’elettricità.
Sul fronte del credito, l’enorme domanda di capitale di aziende come Alphabet contribuisce a mantenere alti i tassi di interesse globali. Alphabet ha acceso 100 miliardi di debito e venduto azioni per 85 miliardi; ogni euro di risparmio che queste operazioni drenano dal mercato obbligazionario e azionario è capitale che non finanzia mutui, prestiti alle imprese o titoli di Stato a rendimenti più bassi. Per chi ha un mutuo a tasso variabile indicizzato all’Euribor, la connessione con la trimestrale di Mountain View è meno indiretta di quanto sembri.
L’accelerazione degli investimenti cloud sta già creando posti di lavoro specializzati, ma sta anche ridefinendo il costo del denaro e dell’energia su scala globale. Il cittadino che non compra azioni Alphabet paga comunque una parte del conto: nella bolletta della luce e nel tasso del finanziamento per la casa.
Fonti
Indice dei Contenuti








