Badante e Legge 104: la Cassazione dice sì alla deduzione ma il fisco non segue

Chi assiste un familiare con disabilità grave e paga una badante ha teoricamente diritto a dedurre l'intero stipendio dal reddito imponibile. La Corte di Cassazione lo ha sancito con l'ordinanza n. 449 del 2025, ma l'Agenzia delle Entrate non ha aggiornato i propri sistemi: il software per le dichiarazioni dei redditi rigetta ancora le deduzioni complete, e i CAF non possono apporre il visto di conformità. Per migliaia di famiglie italiane, un diritto riconosciuto dalla Suprema Corte resta inaccessibile nella pratica.

La sentenza e lo stallo burocratico: cosa cambia per chi ha un familiare disabile

La deduzione totale si applica quando il familiare assistito è riconosciuto con handicap grave ai sensi dell'articolo 3, comma 3 della Legge 104. Non conta che la badante abbia un titolo sanitario: i giudici della Cassazione hanno stabilito che è la finalità assistenziale dell'attività — non la qualifica del lavoratore — a configurare la spesa come medico-assistenziale e quindi integralmente deducibile.

Il problema nasce a valle. I sistemi informatici del fisco ammettono la deduzione totale solo per personale con qualifica sanitaria o riabilitativa codificata. Chi tenta di inserire l'intero stipendio nel rigo E25 della dichiarazione riceve un errore; i professionisti abilitati non possono sbloccare manualmente la posizione senza rischiare sanzioni.

Il peso pratico di questo stallo è rilevante. Lo stipendio medio di una badante regolare ha raggiunto 8.019 euro nel 2025: il tetto attuale di spesa su cui calcolare la detrazione del 19% è fissato a 2.100 euro, meno di un quarto del salario annuo medio. Per le famiglie che assistono un disabile grave, la differenza tra la deduzione che la Cassazione riconosce e quella che il fisco consente di applicare è sostanziale.

Le agevolazioni già operative restano comunque accessibili:

  • detrazione IRPEF del 19% sullo stipendio (tetto: 2.100 euro/anno, risparmio massimo 399 euro), solo se il reddito del datore non supera 40.000 euro e il pagamento è tracciabile;
  • deduzione dei contributi INPS versati (quota datore), fino a 1.549,37 euro l'anno, senza limiti di reddito e cumulabile con la detrazione.

Chi ritiene di avere diritto alla deduzione totale può presentare la dichiarazione in modo autonomo, senza CAF, o attendere che l'Agenzia delle Entrate adegui le proprie istruzioni operative alla giurisprudenza della Cassazione.

Il contratto deve essere corretto: livello CS o DS, non A o B

Per accedere a qualsiasi agevolazione collegata alla Legge 104, il contratto della badante deve essere inquadrato correttamente. Il CCNL del Lavoro Domestico prevede due livelli specifici per chi assiste una persona non autosufficiente: il livello CS per assistenti non formati, il livello DS per chi ha titoli o certificazioni socio-assistenziali.

Un contratto ai livelli A o B — destinati alla colf o alle mansioni di pulizia — esclude qualsiasi agevolazione per la non autosufficienza, anche se nella realtà la badante accudisce un disabile grave. La documentazione da conservare comprende il verbale di invalidità della commissione ASL, le buste paga firmate o i bonifici, e le ricevute dei bollettini PagoPA trimestrali.

Lavoro domestico: dati INPS, diritti e fisco
Una caregiver assiste una signora anziana nello svolgimento dei lavori domestici. Foto di Jsme MILA su Pexels

Un chiarimento utile per i caregiver: la presenza di una badante non annulla il diritto ai permessi della Legge 104. La Cassazione (sentenza n. 27232 del 5 dicembre 2014) ha stabilito che i tre giorni mensili retribuiti per assistere un disabile grave spettano al lavoratore dipendente indipendentemente dall'impiego di personale domestico. L'unica eccezione è il ricovero a tempo pieno in struttura con retta integralmente a carico del sistema sanitario.

Colf e badanti regolari in calo, stipendi in crescita

I dati INPS dell'Osservatorio sui lavoratori domestici 2025 descrivono un settore sotto pressione. I lavoratori con almeno un contributo versato sono stati 804.464, il 2,3% in meno rispetto al 2024: quarto anno consecutivo di flessione, con una perdita complessiva di circa 173.000 lavoratori tra il 2021 e il 2025.

Il calo della componente regolare convive con retribuzioni in aumento: la media ha raggiunto 8.019 euro nel 2025, con un incremento del 2% rispetto all'anno precedente. Le lavoratrici guadagnano di più degli uomini (8.100 euro contro 7.700), e le badanti percepiscono retribuzioni mediamente superiori del 28% rispetto alle colf. La Lombardia concentra la quota più alta: 156.316 lavoratori, pari al 19,4% del totale nazionale.

Il presidente INPS Gabriele Fava ha definito colf e badanti "una vera infrastruttura sociale" e ha indicato due strade per contrastare il lavoro nero: un albo nazionale che certifichi le competenze degli assistenti familiari e una possibile flat tax che coinvolgerebbe le famiglie come sostituti d'imposta con un'imposta fissa più leggera dell'IRPEF ordinaria. Si tratta ancora di ipotesi politiche: nessuna delle due misure è stata approvata.

Il costo nascosto per le donne: 36 ore settimanali di lavoro non retribuito

Un working paper della Banca d'Italia pubblicato il 17 giugno 2026 quantifica in termini economici l'altro lato del lavoro domestico: quello che non compare in nessuna busta paga. Quando entrambi i coniugi lavorano fuori casa, le mogli dedicano in media 36 ore settimanali a faccende e cura dei figli; i mariti 14,2 ore. Lo squilibrio ha sull'occupazione femminile lo stesso effetto di un aumento del gender pay gap del 50% e spiega da solo il 70% della cosiddetta child penalty, la penalizzazione lavorativa che colpisce le madri nei primi anni dopo la nascita di un figlio.

I dati sull'occupazione tracciano la frattura. Tra i single, il tasso di occupazione è del 98% tanto per gli uomini quanto per le donne. Dopo il matrimonio gli uomini restano al 97%, le donne scendono al 56%. La separazione riavvicina i due valori (85% e 84%), ma il danno cumulato sulle carriere e sui contributi previdenziali resta.

Lo squilibrio non si spiega con diversa capacità: il 38% degli uomini e il 38% delle donne dichiara che gli uomini sono in grado di fare le faccende tanto quanto le compagne. Il problema, scrive l'autore del paper Andrea Mattia, è organizzativo e culturale, non di abilità.

La deduzione bloccata nei sistemi fiscali e le 36 ore settimanali non retribuite fotografano due facce dello stesso problema: chi si occupa di assistenza — retribuita o no — paga un prezzo economico reale nelle dichiarazioni dei redditi e nelle carriere, spesso senza che il sistema lo riconosca.

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