Comprare una cover per lo smartphone a 2 euro su una piattaforma cinese oggi può costarti più del doppio. Dal 1° luglio 2026 entra in vigore in tutta l'Unione Europea il dazio forfettario di 3 euro per articolo sulle spedizioni di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi extra-UE. La misura era attesa, ma il meccanismo con cui viene applicata riserva sorprese che pochi consumatori hanno avuto modo di calcolare prima di mettere mano al carrello.
Non si tratta di 3 euro a pacco, ma di 3 euro per ogni voce doganale distinta contenuta nella spedizione. Se ordini tre magliette uguali, paghi 3 euro una volta sola. Se nello stesso pacco metti una maglietta, un paio di scarpe e un ombrello — tre categorie merceologiche diverse — il dazio sale a 9 euro. E non è finita: sull'importo del dazio si applica anche l'IVA al 22%, che porta il costo reale a 3,66 euro per singolo articolo e a quasi 11 euro per tre voci doganali diverse.
Il balzello colpisce direttamente le piattaforme e i venditori extra-UE, che dal punto di vista giuridico sono i soggetti obbligati al pagamento. Ma chiunque abbia familiarità con le dinamiche dell'e-commerce sa che questi costi vengono ribaltati sul prezzo finale o sulle spese di spedizione. Il risultato per il consumatore italiano è un aumento automatico del costo di ogni ordine proveniente da marketplace come Temu, Shein, AliExpress e simili.
Come funziona il dazio nella pratica quotidiana
Il meccanismo è definito dal Regolamento UE 2026/382, che ha abolito la franchigia doganale che fino a ieri esentava da dazi tutte le spedizioni sotto i 150 euro. Da oggi, ogni articolo importato paga un contributo fisso temporaneo, che resterà in vigore fino al 1° luglio 2028, quando entrerà in funzione l'EU Customs Data Hub, la piattaforma digitale centralizzata che gestirà i dazi ordinari calcolati sul valore reale della merce.
La circolare Adm 17/2026 dell'Agenzia delle Dogane fissa le modalità operative. Per chi acquista, il dazio viene applicato in automatico dal venditore o dall'intermediario doganale, senza che il consumatore debba fare nulla. Lo si ritrova come voce distinta o inglobato nel totale dell'ordine.
C'è un aspetto fiscale che cambia a seconda del regime IVA adottato dal venditore:
- Regime IOSS (sportello unico per le importazioni): il dazio di 3 euro è esente da IVA all'importazione e non concorre alla base imponibile. Se il venditore è registrato IOSS, paghi solo i 3 euro.
- Regimi non-IOSS (ordinari o postali): il dazio entra nella base imponibile IVA. Su quei 3 euro si calcola l'imposta del 22%, portando il costo a 3,66 euro ad articolo.
Per capire quanto incide nella vita reale, basta fare due conti su un ordine tipico: una maglietta a 8 euro, un paio di scarpe a 25 euro e un ombrello a 5 euro. Ieri pagavi 38 euro più eventuale spedizione. Oggi, se il venditore non è in regime IOSS, paghi 38 euro + 9 euro di dazio + 1,98 euro di IVA sul dazio = 48,98 euro, con un aggravio del 29% sul prezzo dei prodotti.
Resi e rimborsi: il dazio non torna indietro
Un dettaglio che riguarda direttamente chi acquista online con diritto di recesso: il dazio forfettario di 3 euro non è rimborsabile in caso di reso commerciale. La normativa vieta l'invalidazione della dichiarazione doganale dopo lo svincolo della merce. Se restituisci un prodotto perché hai cambiato idea, il dazio versato resta all'erario.
Fanno eccezione i casi di merce difettosa o non conforme: in queste situazioni si applicano le regole ordinarie di rimborso dei diritti doganali.

È un elemento da tenere presente prima di ordinare taglie multiple dello stesso capo con l'intenzione di renderne una: il costo del reso include il dazio perso, oltre alle spese di spedizione.
Il contributo italiano da 2 euro è rinviato, ma solo fino a ottobre
L'Italia aveva introdotto con la legge di Bilancio un contributo nazionale di 2 euro sui pacchi extra-UE sotto i 150 euro, una sorta di tassa amministrativa per coprire i costi sostenuti dalle dogane. L'entrata in vigore, inizialmente prevista per luglio, è stata rinviata al 1° ottobre 2026 proprio per evitare la sovrapposizione immediata con il dazio europeo, che avrebbe portato il prelievo complessivo a 5 euro a pacchetto.
Il rinvio offre due mesi di respiro, ma la partita non è chiusa. Da novembre 2026 è prevista l'introduzione di una handling fee europea, una commissione unica per tutti gli Stati membri destinata a coprire i costi amministrativi delle dogane. Bruxelles ha già chiarito, tramite il portavoce Olof Gill, che con l'arrivo della tariffa europea le misure nazionali dovranno essere ritirate per evitare un mercato "a macchia di leopardo" che favorirebbe il border shopping: lo spostamento delle importazioni verso i Paesi con oneri più bassi per redistribuire le merci nel resto dell'Unione.
Per il cittadino italiano lo scenario più probabile è questo: da luglio a ottobre si paga solo il dazio UE da 3 euro; a ottobre potrebbe aggiungersi il contributo italiano da 2 euro, salvo ulteriori rinvii; da novembre il contributo nazionale dovrebbe essere assorbito e sostituito dalla handling fee europea, di importo ancora da definire.
Perché il dazio tocca proprio te (anche se compri poco)
I numeri europei raccontano un fenomeno che ha dimensioni industriali e tocca la vita quotidiana di milioni di persone. Nel 2025 sono entrati nell'UE circa 5,9 miliardi di articoli di basso valore spediti da Paesi terzi: oltre 16 milioni di invii al giorno, il 97% di tutti i pacchi importati nell'Unione. Più del 90% arrivava dalla Cina.
Questi piccoli invii rappresentano appena il 2% del valore complessivo delle importazioni, ma generano un impatto sproporzionato in termini di controlli, sicurezza e concorrenza. Secondo la Commissione Europea, oltre il 60% dei prodotti controllati — in particolare giocattoli, elettronica, cosmetici e integratori — non rispetta gli standard europei di sicurezza.
Il Commissario europeo al Commercio Maros Sefcovic, incontrando a Bruxelles il ministro cinese Wang Wentao alla vigilia dell'entrata in vigore della misura, ha dichiarato che "il crescente squilibrio commerciale tra Ue e Cina non è sostenibile".
Per chi acquista, il messaggio pratico è chiaro: il modello di convenienza assoluta basato su ordini frequenti e micro-prezzi subisce una correzione strutturale. Un prodotto da 1 euro su cui si pagano 3,66 euro di dazio e IVA non è più competitivo rispetto all'alternativa europea, se esiste. Il dazio funziona come un equalizzatore selettivo: penalizza gli acquisti frammentati su piattaforme extra-UE, lascia invariati quelli concentrati su pochi articoli dello stesso tipo, e rende più interessanti i venditori con magazzini già presenti in Europa.
Chi vuole continuare a comprare su queste piattaforme senza sorprese ha una sola leva: raggruppare gli acquisti per voce doganale omogenea, evitare di mescolare categorie merceologiche diverse nello stesso ordine, e verificare se il venditore opera in regime IOSS (in tal caso il dazio resta a 3 euro senza aggravio IVA). In ogni caso, il prezzo finale visualizzato al checkout non è più quello che arriva a casa: va sempre sommato il costo del dazio, che le piattaforme stanno integrando nei loro sistemi ma che non sempre viene esplicitato con chiarezza prima del pagamento.
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