La raccolta delle mele in Valtellina è scattata in anticipo di qualche giorno, spinta da temperature che hanno superato i 30°C per settimane. Frutti più piccoli, operai nei campi costretti a concentrare le operazioni nelle prime ore del giorno e il rifugio più alto della Lombardia chiuso per pericolo frane non sono episodi separati: sono il conto che il caldo estremo di questa estate 2026 presenta a chi in valle vive, lavora e spende.
Mele più piccole e turni anticipati: l’impatto sul lavoro nei frutteti
I primi stacchi della varietà Gala sono già iniziati, mentre da metà settembre toccherà a Golden Delicious, Stark Delicious e alle altre tipologie. Coldiretti Lombardia spiega che le operazioni si concentrano nella prima parte della giornata per evitare scottature sui frutti e tutelare la salute dei lavoratori.
Sandro Bambini, produttore e presidente di Coldiretti Sondrio, mette in guardia: «Quest’anno ci aspettiamo frutti di qualità ma con una pezzatura più piccola per via del grande caldo. Con temperature sopra i 30 gradi per periodi prolungati, infatti, le piante vanno in autoprotezione e questo rallenta la crescita dei frutti».
Il risultato è duplice: chi lavora nei frutteti vede le operazioni concentrate nella prima parte della giornata, e il consumatore troverà mele IGP di dimensione ridotta, mentre la qualità organolettica resta intatta. Resta da capire se il calibro inferiore si tradurrà in un risparmio al momento dell’acquisto o se, al contrario, il prezzo al chilo resterà invariato, erodendo il potere d’acquisto delle famiglie. In Lombardia si coltivano 1.200 ettari di mele, oltre il 60% in provincia di Sondrio, dove la Mela Valtellina Igp è una delle sei varietà italiane a denominazione d’origine riconosciute dall’Unione Europea.

Un’estate rovente: la fatica extra per chi cura i vigneti
Non solo meleti. Nei vigneti valtellinesi la siccità e le temperature record stanno anticipando la maturazione dell’uva. A Sondrio, il mese di luglio 2026 ha registrato una temperatura media di 26,03°C e appena 48,8 mm di pioggia, contro i 55,2 mm del luglio 2022. Il 30 luglio il termometro ha toccato 39°C. Dal 1° giugno a oggi, le giornate con più di 36°C sono state 14, una in più rispetto allo stesso periodo del 2022, che già era stato eccezionale.
Per i viticoltori, fare i conti con terreni in sofferenza e una maturazione più rapida del solito significa preoccupazione per la resa dei raccolti.
Montagna fuori stagione: quando il caldo frena l’indotto e le buste paga
A 3.609 metri di quota, il rifugio Marco e Rosa De Marchi-Agostino Rocca, base per il Pizzo Bernina, ha serrato le porte con decorrenza immediata. La decisione del Cai di Sondrio è arrivata dopo che le vie d’accesso sono diventate impraticabili a causa del disgelo e del cedimento del permafrost.
Giancarlo Lenatti, guida alpina e gestore da trent’anni, racconta lo choc: «La montagna non sta semplicemente perdendo neve. Sta perdendo pezzi. Ho conosciuto estati difficili, ma questa volta è diverso. Lo zero termico è salito oltre i 4.200 metri e la roccia perde coesione». La struttura aveva già accumulato provviste fino al 20 settembre e le prenotazioni erano esaurite. La chiusura improvvisa significa perdita secca di reddito per il gestore, e nessuna data certa di riapertura. Le guide alpine, già alle prese con sentieri insidiosi, in questo periodo non possono accompagnare clienti, e l’indotto turistico montano – che dà da mangiare a ristoranti, negozi e servizi a valle – subisce un duro colpo.
Il caldo estremo, insomma, sta incidendo sulla busta paga di chi lavora i campi e la montagna, e arriva nel carrello della spesa di chi acquista prodotti tipici. In Valtellina le stagioni si accorciano e le regole del gioco cambiano: la mattina presto diventa il nuovo orario d’ufficio, e il rifugio più alto della Lombardia chiude per eccesso di temperature, un paradosso che pesa sulle tasche di tutti.
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