Avere tre figli non è più soltanto un impegno familiare: da gennaio 2026 può diventare la carta vincente per rientrare al lavoro. L’INPS, con la circolare n. 82 del 29 luglio 2026, ha finalmente reso operativo l’esonero contributivo totale per le imprese che assumono donne con almeno tre figli minorenni e disoccupate da sei mesi. Lo sconto arriva a 8.000 euro annui e copre fino a 24 mesi se il contratto è a tempo indeterminato. Per la lavoratrice si traduce in un vantaggio concreto da usare in fase di colloquio: il datore che la sceglie azzera quasi del tutto il costo dei contributi.
Chi sono le lavoratrici che possono attivare il bonus
Il beneficio scatta quando, alla data dell’assunzione, la donna è madre di almeno tre figli di età inferiore a 18 anni (17 anni e 364 giorni) ed è priva di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi. La verifica si cristallizza all’inizio del rapporto: se un figlio compie 18 anni dopo l’assunzione o se nasce un altro bambino, il diritto all’incentivo resta. L’INPS equipara ai figli naturali anche quelli adottivi, in affidamento e i minori in preadozione.
L’assenza di lavoro viene misurata con i parametri del decreto ministeriale 17 ottobre 2017. Negli ultimi sei mesi la lavoratrice non deve aver svolto un rapporto di lavoro subordinato di durata pari almeno a sei mesi, oppure, se ha avuto attività autonoma, il reddito annuo non deve aver superato 5.500 euro; per collaborazioni coordinate e continuative e rapporti assimilati la soglia è di 8.500 euro.
Dal punto di vista pratico, se una donna ha lasciato un lavoro dipendente stabile da oltre sei mesi e da allora ha percepito solo redditi occasionali sotto le soglie indicate, possiede già i requisiti. Basta che alla data dell’assunzione almeno tre figli siano ancora minorenni.
Quanto vale lo sconto e per quali contratti
L’esonero è del 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, entro un tetto massimo di 8.000 euro annui – circa 666,66 euro al mese e 21,50 euro per ogni giorno di agevolazione nei rapporti iniziati o cessati durante il mese. Se il contratto è a tempo parziale, il massimale si riduce in proporzione all’orario.
La durata cambia a seconda del contratto:
- Tempo determinato: 12 mesi;
- Tempo indeterminato (diretto): 24 mesi;
- Trasformazione da tempo determinato a indeterminato (se il contratto originario era già agevolato): 18 mesi complessivi.
Sono ammessi i contratti di somministrazione a tempo determinato e le proroghe del contratto a termine entro il limite dei 12 mesi di agevolazione. Restano esclusi apprendistato, lavoro domestico e lavoro intermittente.

La lavoratrice deve sapere che l’incentivo non si interrompe se uno dei figli diventa maggiorenne dopo l’assunzione e che l’INPS ha previsto la sospensione dell’esonero durante il congedo obbligatorio di maternità, con la possibilità di recuperare i mesi non fruiti in seguito.
Come una madre di tre figli può far pesare il bonus in fase di assunzione
Sul versante pratico, il datore di lavoro privato – che sia un’azienda, un’associazione o un datore agricolo – deve presentare domanda all’INPS tramite il modulo telematico “ELM3” nel Portale delle agevolazioni (ex DiResCo). Nella richiesta va indicata la retribuzione media mensile, l’eventuale percentuale di part-time e l’aliquota contributiva oggetto di sgravio.
La buona notizia per chi cerca occupazione da qui a fine anno è che le assunzioni fatte da gennaio a luglio 2026 potranno essere “recuperate” dal datore di lavoro con i conguagli sulle denunce UniEmens dei mesi successivi. Quindi anche un impiego iniziato prima della circolare può ricevere il beneficio, a patto che il datore presenti l’istanza e ottenga il via libera.
Per la lavoratrice significa poter portare al colloquio un argomento concreto: “Se mi assumi, lo Stato ti azzera i contributi fino a 8.000 euro l’anno, e tu puoi farlo valere per tutto il 2026”. È un messaggio forte per chi ha un nucleo familiare numeroso e vuole tornare al lavoro dopo una pausa.
Condizioni da rispettare perché lo sgravio sia valido
Come per ogni incentivo, anche questo richiede che il datore di lavoro sia in regola con il DURC, applichi i contratti collettivi nazionali e territoriali firmati dalle organizzazioni più rappresentative, e rispetti le norme sulla sicurezza. L’incentivo non scatta se l’assunzione è un obbligo di legge o se viene violato un diritto di precedenza alla riassunzione, o ancora se la lavoratrice proviene da un’azienda con assetti proprietari sostanzialmente coincidenti nei sei mesi precedenti.
L’INPS farà verifiche automatiche al momento della richiesta. Se tutto è in ordine, l’azienda può subito conguagliare lo sconto ogni mese.
Un’opportunità strutturale, non una tantum
L’aspetto che più conta per una famiglia che programma il rientro al lavoro è che il bonus non è una misura a termine. Come ha sottolineato l’esperto Eufranio Massi, “si tratta di un beneficio strutturale e non a tempo, finanziato con risorse che vanno oltre il 2035, per il quale non va chiesta l’autorizzazione alla Commissione Europea ai sensi dell’art. 107 del Trattato dell’Unione”. In altre parole, l’agevolazione è qui per restare e non dipende da stanziamenti annuali incerti.
Per una madre di tre figli minorenni oggi significa che, anche se l’assunzione avviene nel 2027 o più avanti, la possibilità di azzerare i contributi resterà attiva. Avere tre bambini non è più soltanto un costo, ma un lasciapassare che il mercato del lavoro può premiare.
Fonti
- Dottrinalavoro.it
- Dottrinalavoro.it
- Ipsoa.it
- Bonus assunzioni mamme 2026: come ottenere fino a 8.000 euro
- Potenzanews.net
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