Decreto PA 2026: ferie, buoni pasto e stop al depennamento per i docenti

Con il decreto PA approvato il 4 agosto 2026 il governo mette mano a un pacchetto di misure che toccano la quotidianità di dipendenti pubblici, insegnanti e famiglie. Le novità spaziano dai ticket pasto durante le ferie al destino di chi ha vinto un concorso scolastico, fino ai contributi per chi ha dovuto lasciare casa dopo le scosse nei Campi Flegrei. Sono regole che entrano nel portafoglio e nel rapporto di lavoro, in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, da confermare con la conversione in legge.

Ferie e buoni pasto: cosa cambia per chi lavora nella PA

Il decreto riscrive due capitoli molto sentiti dai dipendenti pubblici: la monetizzazione delle ferie non godute e il diritto al buono pasto durante i periodi di riposo.

Sul primo fronte, cade il divieto assoluto di pagare le ferie residue. Il lavoratore potrà ottenere un'indennità sostitutiva solo al momento della cessazione del rapporto, ma a condizione che la mancata fruizione non sia dipesa da una sua libera scelta. L'onere della prova resta in carico all'amministrazione: il dirigente o il responsabile dovrà invitare formalmente il dipendente a prendere le ferie, avvisandolo per tempo che i giorni non utilizzati andranno persi senza compenso. La nuova disciplina vale per le ferie maturate dopo l'entrata in vigore della legge di conversione.

Sui buoni pasto, il testo fissa un principio: durante le ferie spetta solo la normale retribuzione, non i compensi legati allo svolgimento effettivo delle mansioni né quelli che non sono erogati per dodici mensilità, categoria nella quale rientrano i ticket. In pratica, il buono pasto resta ancorato alla giornata di lavoro realmente svolta (in presenza o in smart working). E la norma ha effetto retroattivo: vengono esclusi gli arretrati per i periodi di ferie già fruiti, con l'eccezione dei soli contenziosi già chiusi da una sentenza definitiva.

La scelta ha un impatto economico misurabile. Secondo la Ragioneria generale dello Stato, il riconoscimento generalizzato degli arretrati avrebbe potuto costare fino a 2 miliardi di euro. Considerando i circa 3 milioni di dipendenti pubblici che ricevono i ticket, si tratta di un esborso potenziale medio superiore a 650 euro a lavoratore, una cifra che il governo ha scelto di non riconoscere.

Scuola: addio al depennamento automatico e 62mila assunzioni

Per gli insegnanti la novità più attesa arriva dalla bozza del decreto circolata il 5 agosto: chi viene confermato in ruolo dopo l'anno di prova non sarà più cancellato automaticamente dalle graduatorie di merito dei concorsi ordinari. Oggi, invece, la conferma in ruolo, dopo il superamento del test e la valutazione positiva dell'anno di prova, fa scattare il depennamento da tutte le graduatorie (concorsi, GAE e istituto).

Scrivania di ufficio pubblico con lunch box e monete d'oro, buoni pasto e nuove regole su ferie per dipendenti pubblici e insegnanti
Il decreto PA 2026 introduce nuove regole su buoni pasto e ferie per insegnanti e dipendenti pubblici.

La modifica interviene sull'articolo 13, comma 5, del decreto legislativo n. 59/2017. Se confermata nel testo definitivo, permetterà a un docente già di ruolo di restare iscritto nella graduatoria di un altro concorso per una diversa classe di concorso o grado di istruzione e, in caso di scorrimento, ricevere una nuova proposta di assunzione. Restano invece soggette a cancellazione le Graduatorie a esaurimento e quelle di istituto.

Nella stessa seduta del 4 agosto, il Consiglio dei Ministri ha autorizzato per l'anno scolastico 2026/2027 un totale di 62mila assunzioni nella scuola: 46.642 docenti (di cui 10.810 di sostegno), 2.628 insegnanti di religione, 12.284 unità di personale ATA e 365 dirigenti scolastici. La macchina delle immissioni in ruolo, quindi, riparte con numeri importanti proprio mentre le regole sulle graduatorie stanno per cambiare.

Campi Flegrei: fino a 900 euro al mese per chi ha perso casa

Il decreto interviene anche sul fronte della protezione civile, con misure per i nuclei familiari sgomberati dopo gli eventi sismici del 31 luglio e 1° agosto 2026 nell'area dei Campi Flegrei. A questi nuclei viene riconosciuto un contributo per l'autonoma sistemazione parametrato alla composizione del nucleo: si va da un massimo di 400 euro mensili per i single fino a 900 euro per i nuclei di cinque o più persone, con un'integrazione di 200 euro per ogni componente over 65 o con disabilità almeno al 67 per cento. Per finanziare gli interventi sono stati stanziati 1,875 milioni di euro per il 2026 e 4,5 milioni per il 2027.

Viene inoltre istituito un fondo per la riqualificazione sismica e la riparazione dei danni delle abitazioni principali sgomberate, e si proroga al 31 dicembre 2027 l'erogazione dei contributi per l'autonoma sistemazione già avviati per sismi precedenti.

L'impatto concreto: tra tutele e risparmio pubblico

Il provvedimento disegna un perimetro più netto tra ciò che spetta e ciò che non spetta. Sulle ferie, il meccanismo dell'invito formale tutela il dipendente: se l'amministrazione non dimostra di averlo avvisato in modo chiaro, il lavoratore avrà diritto all'indennità sostitutiva al termine del rapporto. Sui buoni pasto, invece, la scelta del governo è opposta: chiudere la porta agli arretrati blocca un potenziale vantaggio per i lavoratori, ma evita un onere da 2 miliardi che avrebbe pesato sulla spesa pubblica.

Per gli insegnanti, lo stop al depennamento (se confermato) trasforma il concorso in un investimento a più lunga scadenza: si può accettare un ruolo senza perdere le chances aperte da altre procedure già superate. E per le famiglie dei Campi Flegrei, il contributo mensile rappresenta un sostegno immediato mentre le case restano inagibili.

Il decreto deve ora essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale e convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni. In quelle settimane si capirà se la norma sulle graduatorie dei docenti, attesa da molti, entrerà effettivamente in vigore.

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