L'1 settembre 2026 molti pensionati troveranno un importo diverso dal solito. Ma il taglio del 5% di cui si parla non è una manovra generalizzata: tocca solo chi non ha comunicato i redditi, e per migliaia di persone quel 5% è in realtà una sospensione temporanea, non una decurtazione definitiva. Capire quando scatta e quanto può pesare mese dopo mese aiuta a evitare buchi evitabili nel bilancio familiare.
La trattenuta c'è, ma solo per chi non ha comunicato i redditi
Sul cedolino di settembre compare una voce specifica: «Trattenuta per mancata comunicazione reddito art. 35, comma 10-bis, D.L. n. 207/2008». Non è una tassa nuova né un taglio lineare. L'Inps applica una decurtazione pari al 5% dell'importo lordo della pensione di luglio 2026 ai pensionati che non hanno inviato le informazioni reddituali richieste.
Il calcolo è immediato: con un trattamento lordo di 1.500 euro a luglio, la trattenuta ammonta a 75 euro. La stessa decurtazione era già comparsa sul rateo di agosto, e ora si ripete a settembre. Questo significa che chi ha 1.500 euro lordi e non ha ancora regolarizzato la posizione ha già visto sospesi 150 euro in due mesi (75 euro × 2). Poiché la sospensione colpisce prestazioni collegate al reddito erogate in via provvisoria — integrazione al trattamento minimo, maggiorazioni sociali, quattordicesima — e non si arresta automaticamente, ogni mese di inadempienza aggiunge altri 75 euro all’importo complessivo sospeso. Regolarizzare subito la posizione con l’Inps è l’unico modo per fermare l’accumulo e ottenere il ripristino degli importi.

Solo 50mila pensionati coinvolti: lo 0,3% del totale
Domenico De Fazio, direttore centrale Pensioni dell'Inps, intervenendo a UnoMattina su Rai 1, ha fornito un dato che ridimensiona l'allarme: i pensionati interessati dalla trattenuta sono circa 50mila, pari allo 0,3% del totale dei pensionati Inps. Incrociando questi due numeri si ricava una stima del bacino complessivo: se 50.000 rappresentano lo 0,3%, il numero totale dei pensionati Inps si aggira sui 16,7 milioni (50.000 ÷ 0,003). Tradotto in pratica: 997 pensionati su 1.000 non vedranno alcuna trattenuta legata alla mancata comunicazione dei redditi.
Per chi invece rientra in quella platea ristretta, il consiglio operativo è uno solo: verificare subito il cedolino, individuare la dicitura della trattenuta e inviare all'Inps i dati reddituali mancanti. È l'unico modo per sbloccare le prestazioni sospese ed evitare che la decurtazione si ripeta anche nei mesi successivi.
Cosa fare subito per evitare sorprese sul conto
Il cedolino di settembre arriva con una particolarità: oltre alla trattenuta per redditi non comunicati, può contenere rimborsi o conguagli Irpef legati al modello 730. Chi ha presentato la dichiarazione e ha diritto a un rimborso lo vedrà accreditato proprio con questo rateo; chi invece è a debito troverà un importo ridotto.
Chi si accorge di appartenere ai 50mila colpiti dalla trattenuta del 5% deve contattare l'Inps e trasmettere la documentazione reddituale aggiornata. La buona notizia è che non c'è alcun taglio strutturale in arrivo: si tratta di una procedura amministrativa che si risolve regolarizzando la propria posizione. Ignorarla, invece, significa veder crescere ogni mese l'ammontare delle prestazioni accessorie sospese, con un effetto cumulativo che pesa direttamente sul bilancio familiare.
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