Con il messaggio n. 2200 del 1° luglio 2026 l’INPS ha aperto il canale del pagamento diretto dell’ammortizzatore unico per i dipendenti privati che hanno perso giornate di lavoro durante il ciclone Harry. La misura copre le sospensioni in Calabria, Sardegna e Sicilia tra il 18 gennaio e il 30 aprile 2026 e può valere fino a 1.340,56 euro netti al mese per chi ha dovuto fermarsi fino a 90 giorni. Significa che i soldi possono arrivare adesso, a patto che il datore di lavoro trasmetta correttamente i flussi UNI41.
Chi può ottenere l’ammortizzatore unico e per quanto tempo
L’ammortizzatore unico (chiamato anche ISU, Integrazione Salariale Unica) è stato introdotto dal decreto-legge n. 25/2026 per i lavoratori dipendenti del settore privato impossibilitati a lavorare a causa degli eventi meteorologici eccezionali partiti il 18 gennaio 2026. La platea si divide in due situazioni principali.
- Chiusura dell’azienda nei territori colpiti: il lavoratore ha diritto fino a 90 giorni di indennizzo, a condizione che risultasse in forza al datore richiedente al 18 gennaio (o al più tardi al 19, essendo il 18 festivo) e per tutto il periodo indennizzato.
- Impossibilità del lavoratore a raggiungere il posto di lavoro perché residente o domiciliato in uno dei comuni colpiti: in questo caso l’indennizzo arriva a un massimo di 15 giorni.
La tutela si estende anche ai lavoratori somministrati e distaccati impiegati in sedi ubicate nei territori danneggiati, anche se il loro datore formale ha sede altrove.
| Situazione | Durata massima |
|---|---|
| Azienda chiusa nelle zone colpite | 90 giorni |
| Lavoratore residente/domiciliato in zona colpita che non può raggiungere la sede | 15 giorni |
L’ammortizzatore è incompatibile con cassa integrazione ordinaria, assegno di integrazione salariale e fondi bilaterali del D.Lgs. n. 148/2015, con l’indennità dell’art. 8 della legge n. 457/1972 e con i trattamenti dell’art. 21, comma 4, della legge n. 223/1991. Se il datore aveva già presentato una domanda per altri ammortizzatori non ancora autorizzati, deve chiederne l’annullamento alla sede INPS prima di richiedere l’ISU.
Quanto spetta davvero: da 1.423,69 euro lordi a 1.340,56 netti
Il massimale mensile della prestazione per il 2026 è fissato a 1.340,56 euro netti. L’importo nasce dal tetto delle integrazioni salariali previsto dall’art. 3, comma 5-bis, del D.Lgs. n. 148/2015, pari a 1.423,69 euro lordi, a cui viene applicata una riduzione del 5,84% in base all’art. 26 della legge n. 41/1986.
Il dato concreto per il lavoratore è che l’importo effettivo dipende dalla retribuzione individuale e dalle giornate di sospensione indennizzate: si può arrivare al massimale solo se la paga giornaliera è abbastanza alta da raggiungerlo. Alla prestazione si aggiunge la contribuzione figurativa, accreditata secondo i criteri dell’art. 6 del D.Lgs. n. 148/2015 e utile ai fini pensionistici.

Poiché l’ISU indennizza l’intera giornata lavorativa, nei flussi UNI41 le ore di sospensione devono coincidere con l’orario giornaliero del lavoratore. Per i contratti part-time orizzontali la congruità è verificata sulla percentuale di impiego dichiarata.
Quando arrivano i soldi?
Il pagamento diretto passa attraverso i flussi Uniemens-Cig (UNI41) che i datori di lavoro non agricoli devono trasmettere all’INPS. Non ci sono termini decadenziali, ma l’Istituto invita a inviare le denunce entro la fine del secondo mese successivo a quello del periodo indennizzato oppure, se successiva, entro 60 giorni dalla comunicazione dell’autorizzazione. Tradotto: se la sospensione è avvenuta a febbraio 2026, il datore dovrebbe inviare il flusso entro fine aprile per ottenere una liquidazione rapida. Le aziende che hanno già presentato domanda tramite la piattaforma OMNIA IS (aperta dal 14 aprile con la circolare INPS n. 54 del 13 maggio 2026) e hanno ricevuto l’autorizzazione possono ora procedere con i flussi seguendo le istruzioni del messaggio n. 2200.
Per i datori di lavoro agricoli il canale è diverso: la domanda va presentata dall’applicativo CISOA Web, con causali separate per operai a tempo indeterminato e determinato e per dirigenti, quadri e impiegati.
Tre cose che il lavoratore deve verificare
Anche se l’invio dei flussi è in mano al datore di lavoro o all’intermediario, ci sono alcuni punti che il dipendente può controllare per evitare sorprese sull’importo o sui tempi.
- Presenza in forza alla data giusta. Il lavoratore deve risultare alle dipendenze del datore richiedente al 18 gennaio 2026 (o al 19, data del primo giorno lavorativo successivo) e per tutte le giornate per cui si chiede l’indennizzo. Se il rapporto è stato instaurato dopo, l’ISU non spetta per i giorni precedenti all’assunzione.
- Ore di sospensione indicate correttamente. Il flusso UNI41 richiede che per ogni giornata con evento “ISU” venga esposta l’intera giornata lavorativa in ore. Se il datore inserisce un orario ridotto rispetto a quello contrattuale, l’indennizzo sarà più basso. Chi ha un part-time orizzontale deve assicurarsi che la percentuale di impiego comunicata all’INPS corrisponda a quella reale.
- Limite complessivo di 90 giornate. Anche in presenza di più domande con causali diverse o di più datori di lavoro diversi, per lo stesso lavoratore non si possono superare 90 giornate complessive di ISU. Se il dipendente ha cambiato azienda nel periodo coperto, il totale indennizzabile resta fermo a quel numero.
Il flusso UNI41 è unico per ogni mese: se ci sono più autorizzazioni nello stesso mese, il datore deve indicare tutte le giornate e i relativi ticket in un’unica denuncia.
Quanto può valere in concreto per chi ha perso 90 giorni
Prendendo il massimale mensile di 1.340,56 euro, un lavoratore che ha accumulato 90 giorni di sospensione tra gennaio e aprile – l’equivalente di circa tre mesi pieni – può ottenere fino a 4.021,68 euro lordi complessivi di indennizzo, al netto della sola riduzione del 5,84% già applicata. È un’iniezione di liquidità che arriva direttamente dall’INPS al datore di lavoro e da questi al dipendente, senza intaccare altri strumenti di integrazione salariale già fruiti (che restano incompatibili e vanno annullati).
Il punto critico per il lavoratore resta la tempestività del datore nell’inviare i flussi UNI41. Senza limiti decadenziali cogenti, il rischio concreto è che l’azienda ritardi la trasmissione e i soldi slittino di settimane o mesi. Per questo l’INPS ha fissato una finestra operativa consigliata – secondo mese successivo o 60 giorni dall’autorizzazione – che rappresenta il riferimento più realistico per chi aspetta l’accredito.
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