La legge n. 112 del 25 giugno 2026, in vigore dal 28 giugno, ridefinisce alcune tutele fondamentali per i lavoratori dipendenti: chi controlla il salario di riferimento, come si tutela chi ha un contratto scaduto, cosa cambia sul fronte previdenziale e cosa spetta a chi lavora per piattaforme digitali. Non è solo una misura di politica occupazionale: è un aggiornamento dei diritti che tocca busta paga e vita quotidiana.
Il salario giusto: cosa deve contenere la tua retribuzione
La legge di conversione ha precisato la composizione del Trattamento Economico Complessivo (TEC), il parametro che definisce il salario giusto. Nel TEC rientrano tutte le voci retributive fisse e continuative — la tredicesima, le indennità fisse, le prestazioni di welfare contrattuale riconosciute alla generalità dei dipendenti. Restano fuori i premi variabili e le componenti discrezionali attribuite individualmente.
Per il lavoratore, la conseguenza pratica è diretta: il proprio datore di lavoro deve rispettare il TEC stabilito dai contratti collettivi nazionali comparativamente più rappresentativi per poter accedere ai bonus assunzionali. L'autodichiarazione all'INPS richiede di certificarlo. Chi lavora in un settore dove coesistono più CCNL ha interesse a verificare quale si applica nel proprio caso.
Contratto scaduto? Scatta l'adeguamento dopo 9 mesi
Per chi lavora in un settore dove i rinnovi del CCNL si trascinano, la legge fissa una protezione concreta. Se il contratto è scaduto e le parti non raggiungono un accordo entro i primi nove mesi dalla scadenza — in assenza di diverse previsioni contrattuali — scatta automaticamente un adeguamento retributivo pari al 50% dell'inflazione IPCA (al netto dei prodotti energetici importati), a titolo di anticipazione forfettaria. Il meccanismo riguarda i contratti che scadono dopo l'entrata in vigore della legge di conversione.
Conciliazione lavoro-famiglia: le aziende certificate ti convengono
Una novità introdotta durante l'iter parlamentare, limitata al triennio 2026-2028, riguarda le aziende che adottano misure a sostegno della natalità e delle esigenze di cura. Queste possono beneficiare di uno sgravio contributivo fino all'1% nel limite di 50.000 euro annui. Il vantaggio per il lavoratore è indiretto ma concreto: è una leva economica che incentiva le imprese a dotarsi di certificazioni per la conciliazione tra lavoro e vita familiare.
Pensione complementare: la quota in capitale torna al 50%
Chi ha un fondo di previdenza complementare e si avvicina al pensionamento deve rivedere i propri calcoli. La legge riporta al 50% la quota del montante liquidabile in un'unica soluzione (in forma di capitale) al momento del pensionamento. La Manovra di Bilancio l'aveva alzata al 60%: il decreto Lavoro convertito corregge quella norma. La parte rimanente dovrà essere convertita in rendita periodica.

Tirocini: il limite di 12 mesi vale per tutto il gruppo aziendale
L'articolo 4-bis introdotto in fase parlamentare stabilisce che i tirocini extracurriculari non possono superare i 12 mesi per il medesimo gruppo di imprese. La norma si applica al gruppo societario nel suo insieme, non alla singola controllata: spostare il tirocinante da una società all'altra all'interno dello stesso gruppo non azzera il contatore. Per i giovani in ingresso nel mercato del lavoro, è un argine contro l'uso prolungato del tirocinio come alternativa al contratto.
Rider e piattaforme: identità digitale obbligatoria, sanzioni fino a 1.500 euro
Chi lavora come ciclofattorino per piattaforme digitali ottiene tutele specifiche. L'accesso deve avvenire tramite identità digitale certificata — SPID, Carta d'identità elettronica o Carta nazionale dei servizi — con divieto di cedere le proprie credenziali. La piattaforma non può creare più di un account per codice fiscale né assegnare ordini temporalmente incompatibili allo stesso lavoratore.
Le violazioni comportano una sanzione amministrativa da 1.000 a 1.500 euro. La legge introduce anche la presunzione di lavoro subordinato quando emergono fatti che evidenziano poteri di direzione e controllo, anche esercitati tramite algoritmi automatizzati, salvo prova contraria.
Il tutor per chi perde il lavoro o il reddito
Un'ulteriore novità introdotta durante la conversione è la figura del Tutor per la sostenibilità economica. Destinato a lavoratori fragili, ultracinquantenni in transizione occupazionale e a chi ha subito una perdita o una riduzione significativa del reddito, il Tutor affianca la persona nella valutazione degli impegni economici, finanziari e abitativi. Assiste nei rapporti con banche, enti impositori, enti della riscossione e amministrazioni pubbliche.
Il servizio si inserisce nei programmi cofinanziati dai fondi strutturali europei per il periodo 2021-2027: non è un diritto universale, ma una risorsa attivabile dove i programmi lo prevedono.
I nodi ancora aperti
Il quadro normativo porta con sé alcune ambiguità operative rilevanti per chi lavora. La principale riguarda il salario giusto: il meccanismo dell'autodichiarazione del TEC all'INPS si basa sul concetto di contratti "comparativamente più rappresentativi", che manca ancora di una definizione giuridicamente univoca, come segnalato da Informazione Fiscale. In settori con più CCNL in concorrenza, il rischio di un'applicazione disomogenea è concreto — e per il lavoratore si traduce nell'incertezza su quale sia il contratto di riferimento a cui ancorare le proprie rivendicazioni.
Sul fronte previdenziale, chi aveva già strutturato il piano pensionistico contando sul 60% in capitale dovrà aggiornare le proiezioni: la riduzione al 50% non è retroattiva, ma impatta chi non ha ancora perfezionato l'accesso alla prestazione complementare.
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