Il bonus fino a 1.500 euro per le scuole paritarie è diventato realtà con il via libera del Garante Privacy al decreto attuativo, ma la dotazione di 20 milioni di euro autorizzata dalla Legge di Bilancio 2026 basta per circa 13.300 studenti al tetto massimo — e la platea potenziale supera i 120.000 alunni solo considerando le classi ammesse. Per le famiglie con ISEE sotto i 30.000 euro che hanno figli alle medie o al primo biennio delle superiori paritarie, il contributo può alleggerire la retta scolastica, ma l’importo finale dipenderà da quante domande arriveranno: niente click day, ma una ripartizione proporzionale che può abbassare sensibilmente la cifra attesa. Ecco cosa occorre sapere già adesso per non trovarsi impreparati all’apertura della Piattaforma Unica.
A chi spetta il bonus e per quali scuole
Il contributo è destinato ai nuclei familiari con ISEE in corso di validità non superiore a 30.000 euro in cui sia presente uno studente che, nell’anno scolastico 2025/2026, frequenta una scuola paritaria secondaria di primo grado (medie) oppure il primo biennio di una secondaria di secondo grado (primo e secondo anno delle superiori). Restano escluse le scuole dell’infanzia, le primarie e il triennio finale delle superiori. La misura vale solo per il 2026.
Possono presentare la domanda i genitori o chi esercita la responsabilità genitoriale, oppure lo studente maggiorenne autonomo ai fini ISEE. Serve una richiesta distinta per ciascun figlio avente diritto: non c’è un limite al numero di figli che possono beneficiare del bonus, purché ognuno soddisfi i requisiti.
Tre fasce ISEE, importi tutt’altro che certi
Il decreto attuativo, firmato dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara il 2 luglio 2026 dopo il parere favorevole del Garante Privacy del 18 giugno, suddivide il contributo in tre scaglioni:
| Fascia ISEE | Contributo massimo per studente |
|---|---|
| fino a 10.000 euro | da 600 a 1.500 euro |
| oltre 10.000 e fino a 20.000 euro | da 400 a 1.300 euro |
| oltre 20.000 e fino a 30.000 euro | da 200 a 1.000 euro |
Attenzione: i valori sono intervalli, non cifre garantite. L’importo effettivo viene calcolato dopo la chiusura delle domande, ripartendo i 20 milioni di euro stanziati tra tutti gli ammessi. Se le richieste sono numerose, il contributo individuale scende verso il minimo della propria fascia. Il meccanismo non premia chi arriva per primo proprio perché il calcolo è collettivo e le risorse non assegnate in una fascia possono essere redistribuite sulle altre.
La platea potenziale dà la misura del possibile assortimento: secondo i dati del Ministero, gli alunni delle secondarie di primo grado paritarie sono 69.345, mentre le secondarie di secondo grado contano 132.284 iscritti, di cui circa 53.000 nel primo biennio. Sommando, si superano i 120.000 studenti che potrebbero rientrare nei gradi scolastici coperti dal bonus, prima ancora di applicare il filtro dell’ISEE sotto i 30.000 euro. Con 20 milioni di euro, a 1.500 euro pieni si coprono circa 13.300 studenti; se l’importo medio scendesse a 1.000 euro, si arriverebbe a circa 20.000. In ogni scenario, la scrematura sarà significativa.
Come e quando presentare la domanda (e cosa preparare subito)
Le richieste andranno presentate esclusivamente online sulla Piattaforma Unica del Ministero dell’Istruzione e del Merito, tramite il servizio “Richiesta bonus paritarie”, accessibile con SPID, CIE o CNS. Serviranno:

- i dati dello studente e della scuola paritaria frequentata;
- l’IBAN del conto corrente su cui ricevere il bonifico;
- l’autodichiarazione su eventuali contributi regionali già percepiti per la stessa finalità.
Il pagamento arriverà con bonifico disposto dall’Ufficio scolastico regionale competente in base alla sede della scuola (non alla residenza della famiglia), dettaglio rilevante per chi manda i figli in una scuola fuori regione.
Le domande non sono ancora aperte: mancano la controfirma del ministro dell’Economia e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Solo dopo questi passaggi verrà pubblicato l’avviso con i termini di apertura e chiusura.
La vera urgenza, per le famiglie, è un’altra: avere un ISEE valido al momento dell’invio. La Piattaforma Unica acquisisce il dato direttamente dagli archivi INPS e non ammette inserimenti manuali. Chi non ha ancora rinnovato l’ISEE per il 2026 rischia di restare escluso per un adempimento che richiede giorni, non minuti. Se non avete la DSU aggiornata, è il caso di attivarsi ora.
Cumulo con altri aiuti e impatto sulla dichiarazione dei redditi
Il bonus statale può sommarsi agli eventuali contributi regionali per le stesse spese scolastiche. Alcune ricostruzioni giornalistiche indicano un tetto complessivo di 5.000 euro per studente tra bonus nazionale e aiuti locali, ma la circostanza non trova riscontro esplicito nella legge né nel parere del Garante Privacy: sarà il decreto pubblicato in Gazzetta a chiarirlo. In ogni caso, l’importo regionale percepito va dichiarato in domanda e incide sul calcolo del contributo statale.
Quanto alla detrazione del 19% per spese di istruzione (su un massimale di 1.000 euro per alunno), il principio generale vuole che la detrazione spetti solo sulla quota di spesa effettivamente rimasta a carico della famiglia. Se il bonus copre una parte della retta, quella parte non dovrebbe essere detratta. In attesa di chiarimenti ufficiali dell’Agenzia delle Entrate, conviene conservare tutta la documentazione: ricevute delle rette pagate, importo del bonus ricevuto ed eventuali contributi regionali, per ricostruire l’onere netto in sede di 730.
Perché la cifra promessa non è quella in tasca
A differenza di altri bonus a domanda individuale dove l’importo è fisso finché ci sono fondi, qui il meccanismo è a ripartizione proporzionale dopo la chiusura dei termini. È un dettaglio che cambia la pianificazione familiare: anche rientrando nella fascia più bassa, non si può contare su 1.500 euro certi. Con 20 milioni di euro e una platea potenziale di oltre 120.000 studenti solo nelle classi ammesse — senza ancora applicare il filtro ISEE sotto i 30.000 euro — la pressione sui fondi sarà altissima. Tradotto per le famiglie: preparatevi a ricevere un importo più vicino ai minimi di fascia che ai massimi pubblicizzati, e prendete visione del vostro ISEE per capire in quale scaglione vi collocate.
Il decreto attenua l’effetto con una clausola di redistribuzione tra fasce, ma non può superare il limite di spesa complessivo. La scelta di non adottare un click day è equa, ma costringe a ragionare sul risultato atteso in modo prudente.
Fonti
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