Per una donna con almeno tre figli minorenni, rientrare nel mercato del lavoro è spesso un percorso a ostacoli. Dal 29 luglio 2026, con la pubblicazione della circolare INPS n. 82, diventa operativo un esonero contributivo fino a 8.000 euro l’anno per i datori di lavoro che assumono queste lavoratrici. Un incentivo che non si limita ad abbattere il costo del lavoro, ma che può trasformare una candidatura finora trascurata in un’assunzione concreta.
Chi può essere assunta con lo sconto contributivo?
L’agevolazione riguarda le donne che al momento dell’assunzione possiedono due requisiti precisi:
- sono madri di almeno tre figli, tutti con età inferiore a 18 anni (vale per figli naturali, adottati o in affido);
- sono prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi.
Sul secondo punto l’INPS, con la circolare n. 82 del 29 luglio 2026, ha chiarito che si considera disoccupata anche chi in quei sei mesi ha svolto attività autonoma o parasubordinata, purché il reddito resti sotto la soglia di esenzione fiscale: 5.500 euro per il lavoro autonomo, 8.500 euro per le collaborazioni coordinate e continuative.
I requisiti vanno posseduti il giorno della firma del contratto. Se dopo l’assunzione un figlio compie 18 anni o esce dal nucleo familiare, l’incentivo non si perde. La fotografia scattata all’inizio del rapporto resta valida per tutta la durata del beneficio.
Quanto dura il vantaggio? Dipende dal contratto
La durata dell’esonero è legata al tipo di contratto offerto. Una tabella aiuta a orientarsi:
| Tipologia contrattuale | Durata massima dell’esonero |
|---|---|
| Tempo determinato (anche in somministrazione) | 12 mesi |
| Tempo determinato trasformato in indeterminato | 18 mesi (solo se il rapporto a termine godeva già dell’esonero) |
| Tempo indeterminato diretto | 24 mesi |
Per la lavoratrice questo schema ha una conseguenza pratica: un contratto stabile non solo offre tutele maggiori, ma assicura al datore un beneficio più lungo. L’incentivo agisce quindi come leva per spingere le imprese verso assunzioni definitive, anziché verso collaborazioni brevi.

L’esonero copre il 100% dei contributi previdenziali a carico del datore, con un tetto di 8.000 euro annui riparametrato su base mensile (circa 666,67 euro al mese). Restano esclusi premi e contributi INAIL, mentre non cambia nulla per il montante pensionistico della lavoratrice.
Cosa deve fare (e non fare) la lavoratrice
La domanda di accesso all’esonero va presentata dal datore di lavoro tramite il modulo “ELM3” sul portale INPS delle agevolazioni. Alla lavoratrice non è richiesto alcun adempimento burocratico. Ma ci sono alcune verifiche che conviene fare prima di firmare il contratto, per assicurarsi che l’incentivo venga effettivamente riconosciuto e che l’assunzione sia solida:
- Controllare i requisiti personali: numero di figli minorenni, assenza di lavoro subordinato nei sei mesi precedenti o reddito autonomo sotto le soglie indicate.
- Segnalare l’incentivo in fase di colloquio: non tutti gli uffici del personale conoscono già la misura; portare un riferimento alla circolare INPS n. 82/2026 può fare la differenza.
- Verificare che l’azienda non sia in situazioni che escludono il bonus: l’esonero non spetta se l’assunzione è imposta da un obbligo di legge, se viola un diritto di precedenza di altri lavoratori, se l’azienda ha in corso sospensioni per crisi o se la lavoratrice è stata licenziata nei sei mesi precedenti da un datore collegato.
L’esonero è una misura strutturale, senza una data di scadenza. Le assunzioni fatte dal 1° gennaio 2026 in poi possono accedervi, e la legge di bilancio ha già stanziato risorse crescenti fino al 2035 (da 5,7 milioni di euro nel 2026 a oltre 28,9 milioni annui dal 2035). Questo significa che non c’è una corsa contro il tempo, ma un meccanismo destinato a restare.
Un’opportunità per il rientro al lavoro: cosa cambia davvero
Il dato che pesa di più per una lavoratrice madre di tre figli è il costo opportunità che il datore di lavoro deve affrontare. In un mercato in cui il differenziale retributivo e contributivo può scoraggiare l’assunzione di profili percepiti come “più gravosi”, un taglio certo di 8.000 euro l’anno sposta l’ago della bilancia.
Se si considera che l’esonero è compatibile con la maxi deduzione del costo del lavoro (anche se non cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente, come il bonus donne), il datore ottiene un doppio vantaggio: riduce il costo previdenziale e beneficia di una deduzione fiscale più ampia. La lavoratrice, dal canto suo, non subisce alcuna penalizzazione sulla pensione e non vede ridotto il proprio imponibile.
La misura tocca tutti i rapporti di lavoro dipendente del settore privato, incluso l’agricolo, il part-time e la somministrazione. Restano esclusi il lavoro domestico, l’apprendistato e il contratto intermittente. Di fatto, una platea larghissima in cui cercare occupazione.
Per una madre con tre figli minori che fatica a rientrare dopo una pausa lavorativa, il nuovo esonero non è una promessa di assunzione garantita. Ma è un argomento concreto da portare al tavolo delle selezioni, un “buono” da 8.000 euro che rende la sua candidatura improvvisamente più competitiva. E in un paese dove la partecipazione femminile al lavoro resta sotto la media europea, una leva strutturale di questo tipo rappresenta un cambio di passo che va oltre la singola busta paga.
Fonti
Indice dei Contenuti








