Chi lavora in un Comune vedrà lo stipendio crescere in media di 152 euro lordi al mese. Per i dipendenti di Regioni, Camere di commercio e altri enti del comparto l'incremento medio è di 141 euro. Sono le cifre dell'ipotesi di accordo per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale delle Funzioni Locali 2025-2027, firmata il 21 luglio 2026 tra Aran e sindacati. Un'intesa che riguarda oltre 403 mila dipendenti e che non si limita agli aumenti: entrano nel contratto una disciplina sull'Intelligenza Artificiale, nuove tutele durante i periodi di vacanza contrattuale e risorse fresche per il trattamento accessorio nei Comuni.
Aumenti e arretrati: chi prende cosa
L'incremento dello stipendio tabellare arriva in tre passaggi, con decorrenza dal primo gennaio di ciascun anno del triennio. Le risorse complessive stanziate raggiungeranno circa 989 milioni di euro annui dal 1° gennaio 2027, comprensivi degli oneri riflessi.
Oltre all'aumento mensile, i dipendenti riceveranno arretrati medi di circa 1.136 euro, che variano in base alla posizione economica individuale e alla decorrenza del rapporto di lavoro.
Per i Comuni la legge di bilancio 2026 ha istituito un fondo aggiuntivo destinato al trattamento accessorio del personale non dirigente: 50 milioni di euro nel 2027, che salgono a 100 milioni annui dal 2028. La distribuzione tra gli enti sarà definita da un decreto del Ministero dell'Interno.
Cosa succede se il prossimo contratto ritarda
Una novità concreta per chi teme i lunghi periodi senza rinnovo: dalla scadenza del contratto scatterà un'anticipazione economica pari al 30% dell'inflazione IPCA applicata agli stipendi tabellari. Dopo sei mesi di vacanza contrattuale la percentuale sale al 50%. Un meccanismo che tutela il potere d'acquisto mentre si attende il nuovo accordo.

L'Intelligenza Artificiale entra nel contratto
Il nuovo CCNL dedica un titolo intero all'IA. I criteri generali di funzionamento dei sistemi di Intelligenza Artificiale che incidono sul rapporto di lavoro diventano materia di confronto sindacale: le amministrazioni non potranno decidere da sole. Nasce inoltre un Organismo paritetico per l'innovazione come sede stabile di dialogo sulla digitalizzazione degli enti.
Sul fronte dell'organizzazione quotidiana, il contratto rafforza le misure di conciliazione vita-lavoro, il welfare integrativo e introduce la figura del social media e digital manager. L'aumento dell'indennità di comparto e la semplificazione del Fondo risorse decentrate completano il pacchetto.
Per il presidente dell'Aran Antonio Naddeo, il rinnovo «rappresenta un segnale di continuità nella contrattazione pubblica», raggiunto mentre il contratto è ancora in vigore e non anni dopo la scadenza.
Cosa significa per il lavoratore, dentro e fuori la PA
Qui si intrecciano due questioni che toccano anche chi lavora nel privato. Il nuovo CCNL Enti Locali diventa un parametro di riferimento in un momento in cui il legislatore lega sempre più benefici e tutele proprio ai contratti collettivi. Il Decreto Primo Maggio (DL 62/2026) stabilisce che il salario giusto è quello definito dai contratti sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Il Decreto Trasparenza retributiva (D.Lgs. 96/2026) fa dell'applicazione di un CCNL una presunzione di conformità ai principi di parità salariale.
Per chi lavora nella PA locale, il messaggio immediato è più semplice: a settembre arrivano aumenti e arretrati, e da oggi esistono regole scritte su come l'IA entra negli uffici. Per chi sta fuori, è un contratto che alza l'asticella salariale e normativa in un comparto da oltre 400 mila persone — e che finisce per influenzare le aspettative anche nel privato.
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