Aumenti contrattuali 2026: flat tax al 5% anche sugli arretrati

Con il rinnovo contrattuale siglato tra il 2024 e il 2026 e un reddito che non supera i 33.000 euro lordi all'anno, il lavoratore dipendente privato paga nel 2026 solo il 5% di imposta sostitutiva sugli incrementi retributivi, invece delle ordinarie aliquote IRPEF e addizionali. La circolare n. 3/E del 24 giugno 2026 dell'Agenzia delle Entrate ha chiarito un punto decisivo: il beneficio si applica anche agli arretrati degli anni precedenti, corrisposti quest'anno. Per molte categorie — in settori dove i rinnovi contrattuali arrivano con mesi di ritardo — questo significa che la flat tax copre l'intera somma ricevuta, non solo la quota formalmente riferita al 2026.

Flat tax al 5%: chi può accedervi e con quali condizioni

L'agevolazione nasce dall'articolo 1, commi 7, 10 e 11 della legge n. 199/2025 (Legge di Bilancio 2026). Si rivolge ai lavoratori dipendenti del settore privato che soddisfano tre condizioni simultaneamente:

  • reddito non superiore a 33.000 euro lordi nell'anno
  • contratto collettivo rinnovato nel triennio 2024-2026
  • incremento retributivo corrisposto tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2026

L'imposta sostitutiva al 5% sostituisce sia l'IRPEF ordinaria sia le addizionali regionali e comunali. Sono invece esclusi gli importi erogati "una tantum": queste somme, pur legate al rinnovo, non rientrano nell'aliquota agevolata.

Gli arretrati degli anni precedenti rientrano nella flat tax al 5%

La chiarificazione più rilevante per molti lavoratori riguarda gli arretrati: le somme relative alle annualità 2024 e 2025, pagate nel 2026 in esecuzione di un contratto rinnovato, beneficiano comunque del 5%.

In Italia i rinnovi contrattuali avvengono spesso con mesi o anni di ritardo rispetto alla scadenza naturale del contratto. Chi riceve quest'anno, in un'unica soluzione, le differenze retributive maturate nel biennio precedente può applicare la flat tax sull'intera somma. Il beneficio si estende anche agli incrementi pagati per ferie, festività soppresse e permessi, purché derivanti dal rinnovo contrattuale.

Lavoro notturno, festivo e a turni: imposta sostitutiva al 15%

Per chi svolge turni, lavoro notturno o lavoro festivo, la Legge di Bilancio 2026 ha introdotto una misura distinta: un'imposta sostitutiva al 15% sulle maggiorazioni e le indennità collegate a queste tipologie di prestazione. La soglia di reddito per accedere a questa agevolazione è più alta — 40.000 euro lordi — e il beneficio si applica fino a un limite annuo complessivo di 1.500 euro di imponibile.

Agenzia delle Entrate: circolare 3/E sulla flat tax al 5% per aumenti contrattuali e lavoro notturno
Contanti, documenti e calcolatrice per l'analisi finanziaria e di bilancio. Foto di Tima Miroshnichenko su Pexels

Con la circolare n. 3/E, l'Agenzia delle Entrate ha esteso esplicitamente l'agevolazione alle maggiorazioni per lavoro domenicale, voce che la norma originaria non elencava espressamente. Un'integrazione che ha impatto diretto per chi lavora regolarmente di domenica con contratti che prevedono specifiche maggiorazioni per il giorno di riposo settimanale.

Indennità di reperibilità: agevolate anche senza prestazione effettiva

Il chiarimento più inatteso della circolare n. 3/E riguarda le indennità di reperibilità previste dai contratti collettivi. Queste somme rientrano nel perimetro della flat tax al 15% anche quando il lavoratore non abbia poi effettivamente svolto l'attività. La ratio è funzionale: le indennità di reperibilità remunerano una condizione di disponibilità del lavoratore, strutturalmente collegata alle maggiorazioni per lavoro notturno, festivo e a turni. Non essere stati chiamati non fa decadere il beneficio.

Cosa controllare in busta paga

Con due misure distinte, due soglie di reddito diverse e voci di retribuzione che non sempre vengono classificate in modo uniforme tra datori di lavoro, controllare il cedolino ha senso. Il datore agisce come sostituto d'imposta e deve applicare le aliquote agevolate direttamente alla fonte.

Tipo di compensoAliquotaSoglia redditoTetto annuo
Incrementi da rinnovo contrattuale (2024-2026)5%≤ 33.000 €nessuno
Arretrati 2024-2025 pagati nel 20265%≤ 33.000 €nessuno
Magg. notturno, festivo, domenicale, turni15%≤ 40.000 €1.500 €
Indennità di reperibilità15%≤ 40.000 €nel plafond 1.500 €

Gli importi "una tantum" non devono comparire tassati al 5%: se questo accade, il datore di lavoro ha applicato il beneficio su una voce esclusa. Un consulente del lavoro può chiedere la correzione già sul cedolino successivo.

Un lavoratore con reddito entro i 33.000 euro che svolge anche turni notturni o festivi può beneficiare di entrambe le misure in parallelo, su voci retributive diverse: sono agevolazioni distinte, regolate da commi separati della stessa legge. Le FAQ operative pubblicate con la circolare n. 3/E del 24 giugno 2026 forniscono un quadro utile per verificare i casi pratici più frequenti.

Il plafond di 1.500 euro è il parametro da monitorare con attenzione soprattutto nella seconda metà dell'anno: i lavoratori con molte ore notturne o festive possono esaurirlo prima del previsto, con le maggiorazioni eccedenti che tornano alle aliquote ordinarie. Verificare a luglio o agosto quanto imponibile è già stato conteggiato aiuta a non avere sorprese nel cedolino di dicembre.

Fonti

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