A partire dal 1° agosto 2026, chi ha un contratto a termine e non ha mai avuto un indeterminato potrà ottenere la trasformazione a tempo indeterminato grazie a un esonero contributivo totale per le aziende. La circolare INPS n. 72 del 3 luglio 2026 ha chiarito i requisiti che riguardano direttamente i lavoratori, le tutele che scattano dopo la firma e gli errori da non commettere per non perdere l’occasione. Per migliaia di giovani under 35 la finestra è stretta – si chiude il 31 dicembre 2026 – ma può essere la svolta verso un impiego stabile.
Chi può ottenere la stabilizzazione: i tre paletti che contano per il lavoratore
Per rientrare nella misura, il lavoratore deve soddisfare tutti i requisiti anagrafici e professionali. Il primo è l’età: non bisogna aver compiuto 35 anni alla data in cui il contratto a termine viene trasformato in indeterminato. Significa che chi ha 34 anni e 364 giorni rientra, chi ne ha 35 compiuti no.
Il secondo requisito è non aver mai avuto un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato nell’intera vita lavorativa. La circolare specifica però due eccezioni: un precedente apprendistato non blocca il beneficio, e nemmeno un vecchio contratto di lavoro domestico a tempo indeterminato. Al contrario, basta un solo rapporto a tempo indeterminato in passato – anche cessato durante il periodo di prova o per dimissioni volontarie – per perdere definitivamente il diritto, senza possibilità di recupero.
Il terzo vincolo riguarda la qualifica: possono essere stabilizzati solo operai, impiegati e quadri. I dirigenti restano esclusi.
- Età: meno di 35 anni (non compiuti) al momento della trasformazione
- Pregressi: nessun contratto subordinato a tempo indeterminato in tutta la carriera (salvo apprendistato e lavoro domestico)
- Qualifica: operaio, impiegato o quadro (no dirigenti)
Il contratto a termine che può essere trasformato: finestra e durata
Non tutti i contratti a termine sono agevolabili. La legge impone condizioni stringenti, e conoscerle aiuta il lavoratore a capire se la propria posizione è spendibile con il datore di lavoro.
Il contratto a tempo determinato deve essere stato instaurato entro il 30 aprile 2026 e avere una durata complessiva non superiore a 12 mesi. La trasformazione va fatta senza alcuna interruzione del rapporto – quindi senza giorni di stop tra un contratto e l’altro – e deve avvenire nella finestra che va dal 1° agosto al 31 dicembre 2026. Sono escluse le nuove assunzioni dirette a tempo indeterminato, i contratti a termine partiti dal 1° maggio 2026 in poi, il lavoro intermittente, il lavoro domestico e l’apprendistato.
Chi ha un contratto a termine in scadenza nei prossimi mesi e rispetta i requisiti ha tutto l’interesse a verificare con l’azienda la possibilità di una trasformazione agevolata entro fine anno.

Dopo la firma: salario giusto, divieto di licenziamento e cosa controllare
La stabilizzazione non è soltanto un cambio di contratto. La normativa introduce alcune tutele per il lavoratore che è bene conoscere.
Innanzitutto, l’azienda deve applicare il trattamento economico complessivo previsto dai contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni più rappresentative – il cosiddetto “salario giusto”. Se la retribuzione non raggiunge quel livello, l’impresa non può accedere allo sgravio. Dal punto di vista del lavoratore, significa che la trasformazione deve garantire condizioni economiche allineate al contratto collettivo di riferimento, senza scorciatoie al ribasso.
In secondo luogo, scatta un divieto di licenziamento per giustificato motivo oggettivo che dura sei mesi dalla data della trasformazione. Il vincolo protegge non solo il lavoratore appena stabilizzato, ma anche qualsiasi altro dipendente con la stessa qualifica impiegato nella medesima unità produttiva. Se l’azienda viola il divieto, l’esonero viene revocato e le somme già fruite sono recuperate dall’INPS. Fanno eccezione i licenziamenti dovuti a sopravvenuta inidoneità assoluta al lavoro o al superamento del periodo di comporto, che la circolare considera fattispecie particolari.
Un elemento indiretto ma rilevante: il datore di lavoro deve garantire un incremento occupazionale netto rispetto alla media dei dodici mesi precedenti, e mantenerlo mese per mese. Questo requisito riduce il rischio che la stabilizzazione nasconda semplicemente la sostituzione di altri lavoratori.
Come verificare la propria posizione e cosa chiedere all’azienda
Per il lavoratore la priorità è accertare due cose: la propria storia contributiva e la data di inizio del contratto a termine in essere. L’assenza di precedenti rapporti a tempo indeterminato è facilmente verificabile richiedendo un estratto conto contributivo all’INPS (disponibile online tramite il portale “MyINPS”). Se per errore risulta un vecchio rapporto a tempo indeterminato, anche cessato subito dopo l’assunzione, l’accesso al beneficio è precluso in modo irrevocabile; conviene quindi controllare prima che l’azienda presenti la domanda.
Se i requisiti sono soddisfatti, il lavoratore può segnalare al proprio datore di lavoro l’esistenza dell’incentivo e chiedere se ci sono le condizioni per la trasformazione. Le richieste vanno presentate dalle aziende esclusivamente in via telematica sul Portale delle Agevolazioni INPS e le risorse sono limitate: l’Istituto ha precisato che monitorerà costantemente la spesa e potrà sospendere l’accoglimento di nuove domande se il fondo si esaurisce.
Considerando il massimale di 500 euro al mese per 24 mesi, lo sgravio può valere fino a 12.000 euro nell’arco del biennio. Un incentivo che rende la stabilizzazione molto conveniente per le imprese, ma che va attivato entro la fine del 2026. Per un giovane che oggi ha un contratto a termine, la differenza tra precarietà e stabilità può dipendere dalla capacità di muoversi in questa finestra.
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